3 novembre 2026

Cinque anni di Giardino Druidico - Cap 2: mattine gelide, sogni e magici vialetti

 All’inizio di Marzo 2026, quando gli operai hanno finalmente svuotato il deposito intorno al Giardino Druidico, si sono portati via tantissimo materiale edile, ma altrettanto ne hanno lasciato poiché ormai, dopo 15 anni, era interamente coperto di terra.
Nell’andarsene sono venuti a salutarci e, mentre mio papà ed io portavamo avanti i pesanti lavori di ampliamento, mi hanno detto: “Se ti serve, puoi prendere tutto quel che resta, noi lo lasciamo qui”. Così ho posato pala e piccone e sono andata a perlustrare la zona.









 

Era un mattino gelido, livido, e a tratti piovigginava pure. 

L’umido mi si infilava fin sotto la pelliccia dell’orsetto e ricordo che tenevo stretti i guanti da lavoro solo per avere le mani un po' al caldo. Il ciclo era appena arrivato, la colazione fatta alle 6 era ormai un vago ricordo ed il mio umore tendeva così tanto al tetro che, nel guardare quel terreno semideserto e gli alberi ancora spogli, mi tornava alla mente Casa Usher con tutte le sue stramberie.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Camminavo piano, per non inciampare nei ferri vecchi affioranti dalla terra come scheletri, quando un pensiero luminoso e caldo si è fatto avanti attraversandomi la mente e d’improvviso mi sono ricordata della mia vecchia idea: creare una piccola stradina di mattoncini, tipo Mago di Oz. 

Fu un lampo fulmineo, durato forse due secondi ma incredibilmente vivido, e mentre facevo a mente il calcolo del costo – esorbitante – del materiale che mi sarebbe servito, ecco un tralcio di rovo agguantarmi la caviglia.
Dapprima strattonai, infastidita più dal freddo che da altro, ma poi ricordo d'esser stata costretta a fermarmi per non strappare i jeans e fu cosi che, mettendo una mano a terra per liberare il piede, li vidi: un mucchio di mattoncini di varie dimensioni se ne stava lì, sonnecchiante sotto la gabbia dei rovi, proprio come nelle favole. 

Ed era tutto mio. Il mio tesoro luminoso in quel giorno di pioggia.

Inutile spiegare la corsa che ho fatto per tornare a prendere gli attrezzi, raccontando rapidamente a mio papà tutto il cerchio dei miei pensieri; io che nella mente vedevo già la stradina bella e fatta e lui che, guardandomi gesticolare e parlare a raffica, non ci capiva assolutamente nulla. 

È stata la scenetta buffa che ha riscaldato quella giornata uggiosa.

Fatto sta che da quel giorno ho passato ore e ore a recuperare mattoncini dal terreno e a portarli fino al Giardino, il luogo in cui finalmente, nei successivi giorni di sole, ho potuto dare forma concreta alle mie idee e pavimentare qui e là, praticamente a costo zero.


 

 

 

 

 

 

 


 


































 

 

Un altro pezzettino di magico lavoro si aggiunge alla nascita di questo Giardino Druidico, ormai ribattezzato 2.0.
E se credete che abbia esagerato con il clima per romanzare un po' il racconto, vi lascio un’istantanea di quel giorno all’ora di pranzo, scattata da casa dei miei e da me subito intitolata “il fortino abbandonato”. 


 












 

 

Faceva un umido tale che ancora adesso sento nelle narici l’odore di terra smossa e muschio. Una nota a tratti decadente e lugubre, ma pure assurdamente gioiosa. Chissà, forse una certa linea di sangue Addams mi scorre dentro insieme a quella dei Sinclair. Non lo sapremo mai. A dire il vero, non conosco neanche il mio gruppo sanguigno. Ma tant'è, ora ho la mia stradina “ed altri pavimenti”, e posso dirmi felice.


Se ti va di leggere gli alti capitoli dedicati al giardino o di ritrovare questo in futuro, ti basta guardare la colonna di sinistra dello schermo e cliccare il widget dedicato: Giardino Druidico.

Un piccolo clic sulle due parole e tutte le storie si disporranno davanti a te, una in fila all'altra, pronte per essere sfogliate in tutta tranquillità.


A presto!

30 ottobre 2026

Cosa nasconde il mio Artigianato Alchemico?

Conoscete il manoscritto Voynich? 

Al primo sguardo sembra un erbario medievale ricco d’illustrazioni botaniche accompagnate da testo ma più lo si sfoglia e più si scopre che i disegni riguardano anche la figura umana, macchinari, pianeti ed altro di non ben decifrabile.

Quando si chiude il libro, dopo averlo sfogliato con la naturale curiosità che solleva, si rimane sbalorditi, incerti e dubbiosi perché non si sa cosa sia passato davvero fra le mani. 


 


 

 

 

 

 

 

Oltretutto, il Voynich presenta sì del testo vergato a mano come si faceva nel Medioevo ma questo resulta spesso faticoso da leggere, così tanto che si è persino pensato ad una sorta di codice - cosa che molti hanno tentato di tradurre.

Ecco, il mio artigianato é un po’ come questo strano e curioso libro perché nei miei punti di cucito e ricamo si celano tante cose invisibili ad una prima occhiata e perchè anch'esse nascono da un'illustrazione.



 

 

 

 

 

 

 



 

Talvolta vi sono le classiche erbe officinali, facili da cogliere con la vista, ma a ben guardarle queste sono ogni tanto accompagnate da simboli, più o meno conosciuti, che ne raccontano la Spagiria, proprio come farebbe un messaggio cifrato.

Anche la scelta dei tessuti, dei materiali e del loro abbinamento non è mai casuale ma porta con sé una certa magia in più.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C’è la teoria del colore, certo, poiché da molti anni lavoro come illustratrice, ma colori, fantasie e materiali scelti si portano dentro anche le sagge parole con cui Plinio parlava degli alberi o quelle d’Ildegarda che raccontano le molte nature dell’Uomo ed i suoi umori.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oppure ancora contengono stralci dei trattati filosofici di Platone, i sapori delle leggende nordiche o persino le note alchemiche dell’Ermetismo.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È cosi: il mio artigianato porta in sé i tanti frammenti del Cosmo che vive in me e che riscopro ogni volta che mi permetto di fare esperienza di qualcosa. In ogni punto di cucitura c’è un punto di vita, e con ciascun punto rimetto insieme i pezzi di qualcosa che esiste da sempre ma che è stato dimenticato.


 

 









 

Cucire e ricamare sono per me modi grazie ai quali rendere visibile l’Anima del Mondo, cosa che nella mia naturale limitatezza umana posso fare solo in piccole parti alla volta, e quelle parti sono appunto i miei manufatti lasciati poi liberi di raggiungere la persona destinata.

Così ogni tassello va al suo posto da solo e la memoria personale del destinatario torna a risvegliarsi naturalmente.

Pian piano. 

Un punto alla volta. 

Nel più potente dei silenzi.

 

22 ottobre 2026

Elevazione, Frequenza, Risonanza: la scienza vibrazionale delle Cattedrali Gotiche

 















Hai mai visto una cattedrale gotica? 
È magnifica. 
Si staglia con eleganza verso il cielo come se non avesse peso, eppure è fatta di tonnellate di pietra e vetro. La Francia ne è piena, ma se ne trovano moltissime in tutta Europa, e non a caso. 
La sua struttura s’innalza con una leggerezza architettonica che la fa sembrare l’opera di un illusionista e maestranze di carpentieri e scalpellini dotati di antica conoscenza le hanno volute così, tutte nella stessa epoca ed in luoghi sparpagliati, per un motivo più che valido: la necessità di spingere l’Uomo alla sua Evoluzione Verticale. 
Verso l’alto, appunto; ma da dentro.










Il filosofo e mistico Gurdjieff ha ripreso spesso questo tema nei suoi scritti, parlando dell’Uomo e del profondo lavoro su se stesso che questi deve compiere per ritornare alla sacralità della vita invece di continuare a dormire nel freddo consumismo moderno. Ebbene, le cattedrali cercavano di comunicare la medesima cosa, ma in un modo più adatto ai tempi storici. 
In una chiesa si va per pregare, per mandare un messaggio "verso l’Alto" e allora, quale miglior invito se non farlo in un luogo che aiuti questa comunicazione in termini puramente strutturali? 
Quando una massa di persone si ritrova e concentra il proprio pensiero verso un punto comune, quel punto diventa un focus preciso; e se la struttura architettonica lo porta a convergere meglio, ecco che il processo diventa più facile. Ai tempi del Medioevo gran parte della gente era semplice e non sapeva leggere, perciò si doveva parlare loro con altrettanta immediatezza visiva.
Oggi noi possiamo comprendere meglio spiegazioni più complesse e così eccone una: le cattedrali gotiche, come ampiamente dimostrato e approfondito negli scritti di Louis Charpentier, furono costruite a quel modo per fungere da cassa armonica della frequenza emessa dall’Uomo, per elevarne la qualità, affinché lo spirito umano trovasse più facile il tornare alla sua fonte, e per risollevarlo dal periodo buio in cui era caduto.
È stata un’opera su larga scala, compiuta con la giusta semplicità di fruizione da chi sapeva esattamente cosa fare e come farlo, e nessuno ha potuto sottrarvisi - neanche il Clero stesso.
Oltre ad averci donato dei capolavori immortali, questo sapere ha permesso loro di sopravvivere nel tempo ed arrivare fino a noi, ed anche se talvolta le guerre ne hanno distrutto o rovinato alcune ci si è subito premurati di ricostruirle o restaurarle con devozione. Perché questi non sono semplici monumenti godibili, ma veri e propri luoghi pregni di quella magia che in realtà è alta scienza: quella legata alla vibrazione. 
E quando la vibrazione è giustamente alta, ben allineata con quella più profonda, vera e sincera della Terra, si può comunicare bene e molto lontano - ma c’è prima da creare un’adatta risonanza.
Cosa che, nel mio piccolo e con tutta l'umiltà del mio cammino, cerco di fare anche qui.
Se ami il fascino di queste storie ti invito a seguire il blog.
Più avanti infatti racconterò di una delle cattedrali più preziose e ricche di mistero: Chartres.

Un abbraccio e buon cammino verticale.

21 ottobre 2026

Cinque anni di Giardino Druidico - Capitolo 1: la linfa nelle radici














 

Da alcuni anni ho un piccolo spazio verde che ho deciso di chiamare Giardino Druidico. È curato da me, che sono sempre stata un “Druido in progress” senza saperlo e che ora, a cinquant'anni – e dopo venticinque di approfondimenti legati alla crescita personale, alla spiritualità del mondo antico e alle leggende nordiche a me tanto care – so di essere diventata davvero.


Un Druido femmina, sì, che ora mette in pratica gli insegnamenti che ha ricevuto ed appreso. La società celtica teneva in grandissima considerazione la figura femminile e le storie di donne che svolgevano ruoli analoghi a quelli dei Druidi ricorrono sia nei testi irlandesi più antichi, sia negli scritti storici di Pomponio Mela o di Tacito. 


Il giardino è stato, ed ancora oggi è, per me un laboratorio alchemico a cielo aperto: lo spazio sacro che mi ha distillata, purificata e riportata alla vita dopo le diverse, pesanti fatiche di questi ultimi anni. In questo lungo periodo l’ho sempre condiviso sul mio profilo Instagram, perché la natura di quel canale me lo rendeva più facile e leggero. Ora però desidero dare a questo racconto un posto degno anche qui, affinché resti a memoria in questo blog che, da sempre, è il custode del mio viaggio di vita.

Percio iniziamo e buona lettura!











 

🌱Maggio 2026 - Primavera 🌱

Il Giardino ha compiuto 5 anni.

L’area verde che lo ospita era stata concessa in uso gratuito a mio papà nel lontano 1994. Lui ne aveva fatto una legnaia che poi, nel 2021, insieme, abbiamo trasformato in ciò che è appunto adesso.



 

 

 

 

 

 

 

 

A Febbraio di quest’anno, mio papà é stato contattato dalla Fondazione proprietaria del terreno su cui sorge - e di cui il giardino rappresenta davvero una briciola poiché ci sta dentro almeno 100 volte - ed é rientrato a casa con una notizia importante:
“tutto il terreno è stato venduto in blocco”.

Per un momento ho trattenuto il fiato, ignara del futuro del mio piccolo spazio verde e ben consapevole della possibilità di perderlo poiché concessoci solo in prestito, ma poi é arrivata la seconda news:
“nel vendere, la Fondazione ha previsto una clausola specifica: poiché abbiamo ricevuto la possibilità di usare quel pezzetto di terra direttamente dal proprietario originale, il Giardino viene lasciato liberamente a te finché avrai vita e tutto ciò verrà inserito ufficialmente nell’atto notarile"

Credetemi se dico che, per un momento, mi son dovuta reggere al tavolo perché mi girava la testa; ed anche se aggiungo che i giramenti non erano finiti lì poiché altre news stavano per arrivare una in fila all’altra.
La Fondazione stabiliva infatti che al Giardino sarebbero spettati alcuni metri in più, per sistemare meglio l’area adiacente che avevo sempre curato e tenuto pulita, anche se non era compito mio.
Il risultato finale: ci attendeva un vero e proprio ampliamento, con tanto di recinzione nuova a stabilirne il confine.
A cascata arrivava poi un'altra bellissima notizia: il terreno tutto intorno, che fino ad allora era stato un cantiere e un deposito di materiale edilizio, sarebbe stato interamente ripulito e trasformato in un’area verde privata, destinata ad alberi da frutto o simili. Il nuovo proprietario, infatti, era un giardiniere ed io, a quel punto del tutto seduta, ben appoggiata tra il tavolo e il muro, perché il processare tutte quelle informazioni nuove mi toglieva il fiato.

Come un fiume che ha ormai rotto gli argini, mio papà andava snocciolando i lavori pesanti da fare. Quelli per cui c’era da scavare, preparare cemento, spostare pali e recinzioni in metallo, tirare reti a copertura, smuovere cisterne d’acqua e dissodare la terra lavorando di pala e piccone, prevedendo modifiche alla struttura esistente.


E mentre una parte della mia mente tentava di assorbire e organizzare le idee – considerando una grande scorta di Brufen e diversi ottimi guanti da carpentiere in misura S – l’altra si perdeva già in sogni di piante nuove da posizionare in posti che, fino a quel momento, non erano stati accessibili.











 

 

 

Fatto sta che da allora ad oggi ci siamo tirati su le maniche come mai prima ed io mi sono ritrovata a lavorare sodo e a pensare molto. 

Pensare a quanto potenziale giaccia nascosto nell’essere umano, anche nel più minuto e delicato come quello di una donna, e a quanto la volontà ed il mindset possano fare, in negativo ma anche e soprattutto in positivo, quando ci si concentra su qualcosa.

Quella dell’Amore e della Dedizione è una forza propulsiva infinita e molto potente, esattamente quanto quella dell’odio, ma con la grande differenza che se la seconda distrugge ecco invece che la prima costruisce, edifica e crea.
Entrambe producono energia, che oltretutto si propaga e penetra, ma la prima ha il beneficio di risanare i dintorni umani quasi senza muovere un dito. Accade e basta.

Noi di dita e muscoli ne abbiamo mossi in termini pratici, è ovvio, ma intendo dire che quel lavoro fisico ha prodotto un parallelo lavoro energetico che non è costato alcuna fatica ulteriore e che ha avuto un impatto rigenerante anche su ciò che ci circonda e che non si può toccare con mano.

Discorsi filosofici a parte, la “magia” di questo fare si é mostrata nuovamente a me e tra un lavoro e l’altro molte mie idee che avrebbero richiesto gran dispendio economico si sono risolte con grande facilità poiché abbiamo ricevuto in dono diverso materiale. Certo ci sono voluti giri, tempo e fatica fisica per andare a recuperarlo ed una parte ho dovuto anche dissodarlo a mano perché nascosto sotto terra depositata da anni, ma vedere la facile manifestazione concreta di certe cose pensate solo poco prima mi ha lasciata più volte a bocca aperta e piena di gratitudine e gioia.

Dopo un mese e mezzo circa di lavori non avevamo certo finito ma direi che eravamo a buon punto e stava per arrivare la parte più bella: quella delle finiture e soprattutto della messa a dimora di nuove piantine.
A quel momento ne ho comprate alcune, mentre altre sono venute con Aprile e Maggio.
Nel frattempo, necessitando di molto meno Brufen ed avendo perso qualche altro chilo grazie all’allenamento, ho ripreso fiato alzando il naso da terra e scoprendo i primi alberi in fiore.
Che Primavera potente, quest’anno.











 

Senza più paura di perderla -perché in realtà ho capito averla da sempre nascosta dentro - oso dire che mi ha restituito tutto in una volta quel che gli ultimi anni si erano presi di me.
La vita che nel 2022 sembrava aver lasciato le mie mani e la mia mente é tornata a me stessa come la linfa nelle radici di un albero.













 

 

Non mentirò. 

Ci sono voluti dolore, fatica, resilienza, tempo, pazienza, lavoro personale concreto e quotidiano e qualcosa si è perso lungo la strada, poiché così era giusto che fosse, ma quel viaggio nel buio é stata la via per la rinascita più vera ed autentica che potessi sperimentare - anche vissuta attraverso la cura di uno spazio verde.

Ora porto diverse cicatrici, alcune pure invisibili all’occhio, ma la saggezza che mi è stata offerta come ricompensa per la strada percorsa senza mai cedere mi ha cambiato l’esistenza. 

Adesso ho imparato a fare in modo diverso, a riposare quando occorre, a scegliere meglio le battaglie, a godermi la gioia senza sensi di colpa, a fluire con la vita, a vedere le tempeste prima che arrivino e ad accucciarmi con i piedi piantati per terra come un Ent per non esserne travolta e portata via.

Ho imparato ad accogliere gli attacchi di panico e l’ansia senza farmi togliere da questi il sonno, letterale e figurato, ma soprattutto ho imparato ad invecchiare restando bambina e a fare tutto questo potendo ancora godere della compagnia e del supporto dei miei genitori.

E per tutto ciò sono profondamente grata.













 

 

Questo racconto è solo il primo germoglio di un viaggio più lungo. 

Ho deciso di raccogliere la storia, i ricordi e le trasformazioni di questo spazio in una piccola rubrica permanente del blog: si chiama Giardino Druidico.
Se ti va di leggere i prossimi capitoli, o di ritrovare questo in futuro, ti basterà guardare la colonna di sinistra dello schermo e lì troverai il widget dedicato. 

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A presto!

17 ottobre 2026

L’Anamcruth di Incantamenti - cap.1

il mio Intento e la mia Visione
















Ci ho messo del tempo a condividere ciò che racconterò qui, perché temevo di essere fraintesa e risultare saccente quando invece sono in viaggio nella vita come tutti.

Poi ho pensato che fosse ora di aprirmi, per far tornare a scorrere il mio fiume interiore e dargli nuovo modo di bagnare la terra. Non per inondarla di semi ma per far sí che quelli già presenti possano bere e svilupparsi, dentro e fuori di me.
















Il mio Intento più vero è di condividere ciò che apprendo tramite l’esperienza pratica e gli studi, al fine di essere utile agli altri oltre che a me stessa.

Quando scrivo, racconto e suggerisco, sono seduta accanto a te, senza giudizio, e con la memoria dei miei errori e della mia naturale ignoranza ancora intrecciata fra le dita.
So bene che nessuno può insegnare a un altro a vivere — e sarebbe, secondo me, limitante e non corretto farlo — ma ho capito che l’esperienza altrui è un valido tassello per imparare a percorrere meglio la strada mentre la si viaggia.

È per questo che sperimento, studio, sbaglio, riesco, traggo riflessioni e le condivido insieme a parole che a volte stimolano domande.
Perché desidero che chiunque mi legga impari a riscoprire la propria forza interiore, la sua stella polare e il vero centro, e capisca come farne buon uso anche quando, un giorno, camminerà da solo.


























La mia Visione é quasi un sogno.


Io sogno un mondo in cui la serenità si trovi nella vita di ogni persona e che non corrisponda per forza ad un traguardo da raggiungere stravolgendo la propria vita.

Io sogno un mondo in cui le persone sono capaci di costruire una quotidianità più autentica e profonda partendo da piccoli gesti pratici e da atteggiamenti mentali consapevoli, un luogo dove il beneficio che il singolo trae da questo fare si riflette poi naturalmente sulla vita di tutti; come un cerchio che si allarga sullo specchio d’acqua di una fonte naturale.


Oh, ma guarda, l’ho detto tutto d’un fiato, mica pensavo di riuscirci!


























Molti pensano che per ritrovare se stessi serva impacchettare la casa e partire, dimenticare il passato o partecipare ad un ritiro in Tibet. Io credo invece che la vera “alchimia della trasformazione” avvenga qui, nel confronto con il quotidiano, imparando di nuovo ad ascoltare se stessi, i ritmi della Terra e la voce del silenzio; imparando a sedersi a tavolino con ciò che pare metterci i bastoni fra le ruote poiché in realtà quello è il nostro miglior alleato, ma va prima conosciuto bene ed accolto.


È questa l'utopia concreta che muove le mie mani ed il mio cuore ogni volta che scrivo, disegno, ricamo o suggerisco un buon libro.


In ogni mio post, che sia di giardinaggio o d’altro, racconto sempre come mi metto in gioco per dare vita a questo sogno. Perciò prova a leggere due volte e a farlo con calma, cogliendo le metafore ed i significati nascosti, perché le buone chiavi non sono sempre facili da integrare e di fronte ad esse noi umani siamo come bambini, per nulla stupidi ma bisognosi di spiegazioni semplici per coglierle in profondità.



Se vuoi, raccontami qualcosa di te o com'è il mondo che sogni tu.

Oppure lascia una 🌿 come segno della tua presenza, mi farà lo stesso molto piacere. Sappi che ti leggo volentieri, come una betulla che ascolta i discorsi delle cinciallegre.


A presto e Buon Cammino 🤗


NOTA:Anamcruth è una parola che ho creato io unendo due termini gaelico-irlandesi: Anam (Anima) e Cruth (Forma Fisica). Anamcruth significa quindi sposare le due parti di me, Spirito e Corpo, e lasciare che si esprimano al meglio qui attraverso foto e parole.

Se ti va di percorrere questo viaggio t’invito a seguire il blog per non perderne i vari capitoli e per ritrovarli tutti racchiusi sotto l'etichetta cliccabile ANAMCRUTH che vedi in alto, nella colonna di sinistra.