5 novembre 2026
Salve a te, Novembre !
3 novembre 2026
Cinque anni di Giardino Druidico - Cap 2: mattine gelide, sogni e magici vialetti
All’inizio di Marzo 2026, quando gli operai hanno finalmente svuotato il deposito intorno al Giardino Druidico, si sono portati via tantissimo materiale edile, ma altrettanto ne hanno lasciato poiché ormai, dopo 15 anni, era interamente coperto di terra.
Nell’andarsene sono venuti a salutarci e, mentre mio papà ed io portavamo avanti i pesanti lavori di ampliamento, mi hanno detto: “Se ti serve, puoi prendere tutto quel che resta, noi lo lasciamo qui”. Così ho posato pala e piccone e sono andata a perlustrare la zona.
Era un mattino gelido, livido, e a tratti piovigginava pure.
L’umido mi si infilava fin sotto la pelliccia dell’orsetto e ricordo che tenevo stretti i guanti da lavoro solo per avere le mani un po' al caldo. Il ciclo era appena arrivato, la colazione fatta alle 6 era ormai un vago ricordo ed il mio umore tendeva così tanto al tetro che, nel guardare quel terreno semideserto e gli alberi ancora spogli, mi tornava alla mente Casa Usher con tutte le sue stramberie.
Camminavo piano, per non inciampare nei ferri vecchi affioranti dalla terra come scheletri, quando un pensiero luminoso e caldo si è fatto avanti attraversandomi la mente e d’improvviso mi sono ricordata della mia vecchia idea: creare una piccola stradina di mattoncini, tipo Mago di Oz.
Fu un lampo fulmineo, durato forse due secondi ma incredibilmente vivido, e mentre facevo a mente il calcolo del costo – esorbitante – del materiale che mi sarebbe servito, ecco un tralcio di rovo agguantarmi la caviglia.
Dapprima strattonai, infastidita più dal freddo che da altro, ma poi ricordo d'esser stata costretta a fermarmi per non strappare i jeans e fu cosi che, mettendo una mano a terra per liberare il piede, li vidi: un mucchio di mattoncini di varie dimensioni se ne stava lì, sonnecchiante sotto la gabbia dei rovi, proprio come nelle favole.
Ed era tutto mio. Il mio tesoro luminoso in quel giorno di pioggia.
Inutile spiegare la corsa che ho fatto per tornare a prendere gli attrezzi, raccontando rapidamente a mio papà tutto il cerchio dei miei pensieri; io che nella mente vedevo già la stradina bella e fatta e lui che, guardandomi gesticolare e parlare a raffica, non ci capiva assolutamente nulla.
È stata la scenetta buffa che ha riscaldato quella giornata uggiosa.
Fatto sta che da quel giorno ho passato ore e ore a recuperare mattoncini dal terreno e a portarli fino al Giardino, il luogo in cui finalmente, nei successivi giorni di sole, ho potuto dare forma concreta alle mie idee e pavimentare qui e là, praticamente a costo zero.
Un altro pezzettino di magico lavoro si aggiunge alla nascita di questo Giardino Druidico, ormai ribattezzato 2.0.
E se credete che abbia esagerato con il clima per romanzare un po' il racconto, vi lascio un’istantanea di quel giorno all’ora di pranzo, scattata da casa dei miei e da me subito intitolata “il fortino abbandonato”.
Faceva un umido tale che ancora adesso sento nelle narici l’odore di terra smossa e muschio. Una nota a tratti decadente e lugubre, ma pure assurdamente gioiosa. Chissà, forse una certa linea di sangue Addams mi scorre dentro insieme a quella dei Sinclair. Non lo sapremo mai. A dire il vero, non conosco neanche il mio gruppo sanguigno. Ma tant'è, ora ho la mia stradina “ed altri pavimenti”, e posso dirmi felice.
Se ti va di leggere gli altri capitoli dedicati al giardino o di ritrovare questo in
futuro, ti basta guardare la colonna di sinistra dello schermo e cliccare il widget dedicato: Giardino Druidico.
Un piccolo clic sulle due parole e tutte le storie si
disporranno davanti a te, una in fila all'altra, pronte per essere sfogliate
in tutta tranquillità.
A presto!
30 ottobre 2026
Cosa nasconde il mio Artigianato Alchemico?
Conoscete il manoscritto Voynich?
Al primo sguardo sembra un erbario medievale ricco d’illustrazioni
botaniche accompagnate da testo ma più lo si sfoglia e più si scopre che
i disegni riguardano anche la figura umana, macchinari, pianeti ed altro di non ben decifrabile.
Quando si chiude il libro, dopo averlo sfogliato con la naturale curiosità che solleva, si rimane sbalorditi, incerti e dubbiosi perché non si sa cosa sia passato davvero fra le mani.
Oltretutto, il Voynich presenta sì del testo vergato a mano come si
faceva nel Medioevo ma questo resulta spesso faticoso da leggere, così
tanto che si è persino pensato ad una sorta di codice - cosa che molti
hanno tentato di tradurre.
Ecco, il mio artigianato é un po’ come questo strano e curioso libro perché nei miei punti di cucito e ricamo si celano tante cose invisibili ad una prima occhiata e perchè anch'esse nascono da un'illustrazione.
Talvolta vi sono le classiche erbe officinali, facili da cogliere con la vista, ma a ben guardarle queste sono ogni tanto accompagnate da simboli, più o meno conosciuti, che ne raccontano la Spagiria, proprio come farebbe un messaggio cifrato.
Anche la scelta dei tessuti, dei materiali e del loro abbinamento non è mai casuale ma porta con sé una certa magia in più.
C’è la teoria del colore, certo, poiché da molti anni lavoro come illustratrice, ma colori, fantasie e materiali scelti si portano dentro anche le sagge parole con cui Plinio parlava degli alberi o quelle d’Ildegarda che raccontano le molte nature dell’Uomo ed i suoi umori.
Oppure ancora contengono stralci dei trattati filosofici di Platone, i sapori delle leggende nordiche o persino le note alchemiche dell’Ermetismo.
È cosi: il mio artigianato porta in sé i tanti frammenti del Cosmo che vive in me e che riscopro ogni volta che mi permetto di fare esperienza di qualcosa. In ogni punto di cucitura c’è un punto di vita, e con ciascun punto rimetto insieme i pezzi di qualcosa che esiste da sempre ma che è stato dimenticato.
Cucire e ricamare sono per me modi grazie ai quali rendere visibile l’Anima del Mondo, cosa che nella mia naturale limitatezza umana posso fare solo in piccole parti alla volta, e quelle parti sono appunto i miei manufatti lasciati poi liberi di raggiungere la persona destinata.
Così ogni tassello va al suo posto da solo e la memoria personale del
destinatario torna a risvegliarsi naturalmente.
Pian piano.
Un punto alla volta.
Nel più potente dei silenzi.
22 ottobre 2026
Elevazione, Frequenza, Risonanza: la scienza vibrazionale delle Cattedrali Gotiche
21 ottobre 2026
Cinque anni di Giardino Druidico - Capitolo 1: la linfa nelle radici
Da alcuni anni ho un piccolo spazio verde che ho deciso di chiamare
Giardino Druidico. È curato da me, che sono sempre stata un “Druido in
progress” senza saperlo e che ora, a cinquant'anni – e dopo venticinque
di approfondimenti legati alla crescita personale, alla spiritualità del
mondo antico e alle leggende nordiche a me tanto care – so di essere
diventata davvero.
Un Druido femmina, sì, che ora mette in
pratica gli insegnamenti che ha ricevuto ed appreso. La società celtica
teneva in grandissima considerazione la figura femminile e le storie di
donne che svolgevano ruoli analoghi a quelli dei Druidi ricorrono sia nei
testi irlandesi più antichi, sia negli scritti storici di Pomponio Mela o di
Tacito.
Il giardino è stato, ed ancora oggi è, per me un laboratorio
alchemico a cielo aperto: lo spazio sacro che mi ha distillata, purificata e
riportata alla vita dopo le diverse, pesanti fatiche di questi ultimi anni.
In questo lungo periodo l’ho sempre condiviso sul mio profilo Instagram,
perché la natura di quel canale me lo rendeva più facile e leggero. Ora però
desidero dare a questo racconto un posto degno anche qui, affinché resti a
memoria in questo blog che, da sempre, è il custode del mio viaggio di
vita.
Percio iniziamo e buona lettura!
🌱Maggio 2026 - Primavera 🌱
Il Giardino ha compiuto 5 anni.
L’area
verde che lo ospita era stata concessa in uso gratuito a mio papà nel
lontano 1994. Lui ne aveva fatto una legnaia che poi, nel 2021, insieme,
abbiamo trasformato in ciò che è appunto adesso.
A Febbraio di quest’anno, mio papà é stato contattato dalla Fondazione
proprietaria del terreno su cui sorge - e di cui il giardino rappresenta
davvero una briciola poiché ci sta dentro almeno 100 volte - ed é rientrato
a casa con una notizia importante:
“tutto il terreno è stato venduto in blocco”.
Per un momento ho trattenuto il fiato, ignara del futuro del mio piccolo
spazio verde e ben consapevole della possibilità di perderlo poiché
concessoci solo in prestito, ma poi é arrivata la seconda news:
“nel vendere, la Fondazione ha previsto una clausola specifica: poiché
abbiamo ricevuto la possibilità di usare quel pezzetto di terra
direttamente dal proprietario originale, il Giardino viene lasciato
liberamente a te finché avrai vita e tutto ciò verrà inserito
ufficialmente nell’atto notarile"
Credetemi se dico che, per un momento, mi son dovuta reggere al tavolo
perché mi girava la testa; ed anche se aggiungo che i giramenti non erano
finiti lì poiché altre news stavano per arrivare una in fila all’altra.
La
Fondazione stabiliva infatti che al Giardino sarebbero spettati alcuni metri
in più, per sistemare meglio l’area adiacente che avevo sempre curato e
tenuto pulita, anche se non era compito mio.
Il risultato finale: ci
attendeva un vero e proprio ampliamento, con tanto di recinzione nuova a
stabilirne il confine.
A cascata arrivava poi un'altra bellissima
notizia: il terreno tutto intorno, che fino ad allora era stato un cantiere
e un deposito di materiale edilizio, sarebbe stato interamente ripulito e
trasformato in un’area verde privata, destinata ad alberi da frutto o
simili. Il nuovo proprietario, infatti, era un giardiniere ed io, a quel
punto del tutto seduta, ben appoggiata tra il tavolo e il muro, perché il
processare tutte quelle informazioni nuove mi toglieva il fiato.
Come un fiume che ha ormai rotto gli argini, mio papà andava snocciolando i lavori pesanti da fare. Quelli per cui c’era da scavare, preparare cemento, spostare pali e recinzioni in metallo, tirare reti a copertura, smuovere cisterne d’acqua e dissodare la terra lavorando di pala e piccone, prevedendo modifiche alla struttura esistente.
E mentre una parte della mia mente tentava di assorbire e organizzare
le idee – considerando una grande scorta di Brufen e diversi ottimi guanti
da carpentiere in misura S – l’altra si perdeva già in sogni di piante nuove
da posizionare in posti che, fino a quel momento, non erano stati
accessibili.
Fatto sta che da allora ad oggi ci siamo tirati su le maniche come mai prima ed io mi sono ritrovata a lavorare sodo e a pensare molto.
Pensare a quanto potenziale giaccia nascosto nell’essere umano, anche nel più minuto e delicato come quello di una donna, e a quanto la volontà ed il mindset possano fare, in negativo ma anche e soprattutto in positivo, quando ci si concentra su qualcosa.
Quella dell’Amore e della Dedizione è una forza propulsiva infinita e molto
potente, esattamente quanto quella dell’odio, ma con la grande differenza
che se la seconda distrugge ecco invece che la prima costruisce, edifica e
crea.
Entrambe producono energia, che oltretutto si propaga e penetra,
ma la prima ha il beneficio di risanare i dintorni umani quasi senza muovere
un dito. Accade e basta.
Noi di dita e muscoli ne abbiamo mossi
in termini pratici, è ovvio, ma intendo dire che quel lavoro fisico ha
prodotto un parallelo lavoro energetico che non è costato alcuna fatica
ulteriore e che ha avuto un impatto rigenerante anche su ciò che ci circonda
e che non si può toccare con mano.
Discorsi filosofici a parte, la “magia” di questo fare si é mostrata nuovamente a me e tra un lavoro e l’altro molte mie idee che avrebbero richiesto gran dispendio economico si sono risolte con grande facilità poiché abbiamo ricevuto in dono diverso materiale. Certo ci sono voluti giri, tempo e fatica fisica per andare a recuperarlo ed una parte ho dovuto anche dissodarlo a mano perché nascosto sotto terra depositata da anni, ma vedere la facile manifestazione concreta di certe cose pensate solo poco prima mi ha lasciata più volte a bocca aperta e piena di gratitudine e gioia.
Dopo un mese e mezzo circa di lavori non avevamo certo finito ma direi che
eravamo a buon punto e stava per arrivare la parte più bella: quella delle
finiture e soprattutto della messa a dimora di nuove piantine.
A quel
momento ne ho comprate alcune, mentre altre sono venute con Aprile e
Maggio.
Nel frattempo, necessitando di molto meno Brufen ed avendo
perso qualche altro chilo grazie all’allenamento, ho ripreso fiato alzando
il naso da terra e scoprendo i primi alberi in fiore.
Che Primavera
potente, quest’anno.
Senza più paura di perderla -perché in realtà ho capito averla da sempre
nascosta dentro - oso dire che mi ha restituito tutto in una volta quel che
gli ultimi anni si erano presi di me.
La vita che nel 2022 sembrava
aver lasciato le mie mani e la mia mente é tornata a me stessa come la linfa
nelle radici di un albero.
Non mentirò.
Ci sono voluti dolore, fatica, resilienza, tempo, pazienza, lavoro
personale concreto e quotidiano e qualcosa si è perso lungo la strada,
poiché così era giusto che fosse, ma quel viaggio nel buio é stata la via
per la rinascita più vera ed autentica che potessi sperimentare - anche
vissuta attraverso la cura di uno spazio verde.
Ora porto diverse
cicatrici, alcune pure invisibili all’occhio, ma la saggezza che mi è stata
offerta come ricompensa per la strada percorsa senza mai cedere mi ha
cambiato l’esistenza.
Adesso ho imparato a fare in modo diverso, a riposare quando occorre, a scegliere meglio le battaglie, a godermi la gioia senza sensi di colpa, a fluire con la vita, a vedere le tempeste prima che arrivino e ad accucciarmi con i piedi piantati per terra come un Ent per non esserne travolta e portata via.
Ho imparato ad accogliere gli attacchi di panico e l’ansia senza farmi
togliere da questi il sonno, letterale e figurato, ma soprattutto ho
imparato ad invecchiare restando bambina e a fare tutto questo potendo
ancora godere della compagnia e del supporto dei miei genitori.
E
per tutto ciò sono profondamente grata.
Questo racconto è solo il primo germoglio di un viaggio più lungo.
Ho deciso di raccogliere la storia, i ricordi e le trasformazioni di questo
spazio in una piccola rubrica permanente del blog: si chiama Giardino Druidico.
Se ti va di leggere i prossimi capitoli puoi farlo qui:
- Capitolo 2
A presto!
17 ottobre 2026
L’Anamcruth di Incantamenti - cap.1
il mio Intento e la mia Visione
Ci ho messo del tempo a condividere ciò che racconterò qui, perché temevo di essere fraintesa e risultare saccente quando invece sono in viaggio nella vita come tutti.
Poi ho pensato che fosse ora di aprirmi, per far tornare a scorrere il mio fiume interiore e dargli nuovo modo di bagnare la terra. Non per inondarla di semi ma per far sí che quelli già presenti possano bere e svilupparsi, dentro e fuori di me.
Il mio Intento più vero è di condividere ciò che apprendo tramite l’esperienza pratica e gli studi, al fine di essere utile agli altri oltre che a me stessa.
La mia Visione é quasi un sogno.
Io sogno un mondo in cui la serenità si trovi nella vita di ogni persona e che non corrisponda per forza ad un traguardo da raggiungere stravolgendo la propria vita.
Io sogno un mondo in cui le persone sono capaci di costruire una quotidianità più autentica e profonda partendo da piccoli gesti pratici e da atteggiamenti mentali consapevoli, un luogo dove il beneficio che il singolo trae da questo fare si riflette poi naturalmente sulla vita di tutti; come un cerchio che si allarga sullo specchio d’acqua di una fonte naturale.
Oh, ma guarda, l’ho detto tutto d’un fiato, mica pensavo di riuscirci!
Molti pensano che per ritrovare se stessi serva impacchettare la casa e partire, dimenticare il passato o partecipare ad un ritiro in Tibet. Io credo invece che la vera “alchimia della trasformazione” avvenga qui, nel confronto con il quotidiano, imparando di nuovo ad ascoltare se stessi, i ritmi della Terra e la voce del silenzio; imparando a sedersi a tavolino con ciò che pare metterci i bastoni fra le ruote poiché in realtà quello è il nostro miglior alleato, ma va prima conosciuto bene ed accolto.
È questa l'utopia concreta che muove le mie mani ed il mio cuore ogni volta che scrivo, disegno, ricamo o suggerisco un buon libro.
In ogni mio post, che sia di giardinaggio o d’altro, racconto sempre come mi metto in gioco per dare vita a questo sogno. Perciò prova a leggere due volte e a farlo con calma, cogliendo le metafore ed i significati nascosti, perché le buone chiavi non sono sempre facili da integrare e di fronte ad esse noi umani siamo come bambini, per nulla stupidi ma bisognosi di spiegazioni semplici per coglierle in profondità.
Se vuoi, raccontami qualcosa di te o com'è il mondo che sogni tu.
Oppure lascia una 🌿 come segno della tua presenza, mi farà lo stesso molto piacere. Sappi che ti leggo volentieri, come una betulla che ascolta i discorsi delle cinciallegre.
NOTA:Anamcruth è una parola che ho creato io unendo due termini gaelico-irlandesi: Anam (Anima) e Cruth (Forma Fisica). Anamcruth significa quindi sposare le due parti di me, Spirito e Corpo, e lasciare che si esprimano al meglio qui attraverso foto e parole.
Se ti va di percorrere questo viaggio t’invito a seguire il blog per non perderne i vari capitoli e per ritrovarli tutti racchiusi sotto l'etichetta cliccabile ANAMCRUTH che vedi in alto, nella colonna di sinistra.














