25 aprile 2018

Arborea#05 Duir-Oak, la Quercia - seconda parte

Nel precedente post arboreo (questo) abbiamo accennato a forza, sovranità, lenta ma costante crescita, longevità e supporto collegati fra loro ed associati al gigante verde di cui parlavamo: la Quercia.














Oggi, seppure a distanza di tempo perché a me piace fare con calma quel che amo, riprendiamo da lì e proviamo a vedere ogni punto nel dettaglio, tentando anche di capire come ciascuno di essi possa risultarci utile nella quotidianità, poiché gli alberi sanno sempre essere una grande fonte d'ispirazione se ci si prende il tempo di rifletterci su.

Il primo che vediamo è il concetto di Forza, che poi in realtà racchiude in sé tutti gli altri.

La forza della Quercia risiede nella sua crescita lenta ma costante e, in questo, nel sapersi anche adattare ai cambiamenti ed alle sfide della vita mantenendo intatto il suo cuore autentico, il quale viene nutrito dall'accettazione delle evoluzioni e dal riconoscimento dei propri, inevitabili, fallimenti dati dal percorso.
Potremmo quindi dire che tutto ciò, come per magia, concorre a sviluppare in lei vitalità, stabilità e tenacia, che rientrano appunto nel concetto di Forza.

Certamente anche la Quercia alla nascita è solo una piccola ghianda che necessita di tempo per crescere ma già nasconde in sé il grande potenziale della trasformazione che, nel tempo, la farà evolvere in un albero secolare e maestoso.
Ed è proprio per via di questa sua maestosità data da forma, altezza e sviluppo che le è sempre stato impossibile nascondersi o mimetizzarsi nel bosco, alimentando perciò, involontariamente, la propria Forza di essere fieramente, apertamente ed autenticamente ciò che è senza nasconderlo mai, riportando così noi al concetto dell'accettazione di poco sopra.

Quando si parla di Forza, inoltre, questa può certamente evocare in noi anche aspetti negativi, come l'aggressività o il potere di soverchiare, ma la realtà è che la vera Forza non si fonda su tattiche negative.
Fare come questo albero e sviluppare un cuore forte significa diventare emotivamente maturi, autentici, fedeli a sé, capaci di una buona autostima e di riconoscere cosa è giusto per noi nel mondo che ci circonda senza con ciò sminuire nessun altro.
Rafforzare un salutare e realistico senso di sé, di chi veramente siamo e della strada che vogliamo percorrere per diventare chi desideriamo essere, è il primo insegnamento di Forza che viene dalla Quercia e che aiuta a conservare la nostra autenticità mentre interagiamo equilibratamente con gli altri nel dare e nel prendere della vita.
Diversi sono i suggerimenti che possono venire da questo albero per far crescere in noi la Forza ma sostanzialmente potremmo riassumerli in una sola parola che accompagna spesso questo albero: 
la semplicità.
La Quercia è difatti un albero maestoso, enorme, eppure è semplice, di quelli che non si mettono in mostra con particolari giochi di spine, foglie o fiori perché non ne hanno bisogno. Lei non deve impressionare nessuno poiché sa già di attirare l'attenzione con la sua mole e questo le basta, anche a dispetto di chi la considera un albero ingombrante.
Perciò, essere fedeli alla propria natura in semplicità, senza per questo offendere o denigrare altri, è forse il miglior consiglio che possiamo ricevere dalla Quercia in questo senso, per sviluppare la nostra forza interiore.

Ancora, parlando di Forza, potremmo dire che quella della Quercia risiede anche nella sua grande longevità, riassunta del detto per cui le servono "500 anni per crescere, 500 anni per maturare e 500 anni per invecchiare" e che dovrebbe far comprendere l'importanza del tempo dedicato all'evoluzione.

Tale longevità, infatti, insegna all'uomo il valore della pazienza che, legata alla lentezza, concorre a formare radici profonde ed una sorta di resistenza positiva nel tempo, la quale si sviluppa anche grazie al non dimenticare e al non vivere dormendo o ripetendo vecchi gesti e patterns senza consapevolezza o senza presenza mentale.
Prendendoci il tempo di diventare ogni giorno e consapevolmente ciò che siamo destinati ad essere diventiamo grandi ed accresciamo la nostra Forza, poiché i progressi lenti e piccoli, ma quotidiani, ci conferiscono reale stabilità nel divenire e, soprattuto, affinano la nostra resilienza.

Infine, dovremmo ricordare che tutto ciò somiglia molto ad un cammino spirituale e che quindi, come tale, non può svilupparsi basandosi sul "tutto e subito" quanto piuttosto sulla pazienza e sui ritmi, diversi per ciascuno di noi.

E a proposito di resistenza e resilienza, sapevate che l'Oak è presente fra i rimedi dei Fiori di Bach e che la sua funzione è quella di lavorare sul coraggio dato dall'ottimismo quando ci si trova a fronteggiare una battaglia interiore?
Già, perché la Quercia è uno dei soccorsi utilizzati quando la vita "chiede troppo" a seguito delle aspettative, spesso troppo alte per via della pressione sociale che ci sta intorno.
In questi casi, allora, sarebbe bene ricordarsi di un altro insegnamento della Quercia, relativo stavolta al concetto di atemporalità che l'accompagna e che, sostanzialmente, ci ricorda il nostro "essere solo di passaggio" e la relativa necessità di ridimensionare aspettative e stress in quanto inutili se confrontate alla nostra breve presenza sulla Terra.

La Quercia ci ricorda quindi di quanto il tempo sia relativo e di quanto diventi importante essere testimone degli eventi che viviamo, soprattutto quando il tempo stesso pare scorrerci fra le dita e poiché nulla si ripeterà allo stesso modo una seconda volta.
Alla stessa maniera, poi, essere testimone degli eventi concorre a notare le scalfitture sulla propria corteccia e ad amarle in quanto prova della nostra sopravvivenza, e quindi della capacità di resistere... con Forza :)
Perciò, così come la Quercia ammette di essere vulnerabile agli Elementi, all'Uomo, agli Animali ed alle Stagioni senza per questo sminuire la sua magnifica natura, allo stesso modo dovremmo imparare a fare noi, considerando la vita come un continuo arricchimento reciproco a dispetto delle scalfitture che riceviamo lungo la via.














Oltre al concetto di Forza vorrei spendere due parole anche in merito al legame che la Quercia ha con la Sovranità e con il Supporto/Nutrimento, giusto per fornire qualche altro spunto riflessivo.

L'appena vista "Forza della Quercia" è sempre stata simbolo di Sovranità e le sue foglie sono state usate nel tempo per creare o decorare corone, insegne militari, scudi o spille con cui collegare la persona che li portava con la robusta, onorabile e longeva natura di questo bellissimo albero.
Però, nel ricordare questo collegamento fra sovranità e forza, non bisogna dimenticare le responsabilità che la prima comporta ed i concetti di Nobiltà e Regalità d'Animo che l'accompagnano.
Queste ultime due, infatti, conferiscono alla Forza un senso nuovo, più grande, che nuovamente non risiede nell'uso brutale della stessa ma piuttosto nel tenere giustamente le redini, di una vita o di un regno, danzando fra le responsabilità che ciò comporta e senza per questo perdere il contatto con la propria spiritualità.
Essere forti sovrani, infatti, a volte significa anche provare empatia, riconoscere di non sapere tutto, capire quando è il momento di farsi da parte per un bene superiore o ancora essere consapevoli della propria vulnerabilità senza con ciò sentirsi inferiori ad altri.

Inoltre, si può associare alla Quercia il concetto di Sovranità intendendolo anche come presa di "controllo" sulla propria vita nel momento estivo, tipico dell'età adulta, in cui, come un vero sovrano nobile nell'animo, ci prendiamo la responsabilità delle nostre azioni: psicologicamente, mentalmente, emotivamente e spiritualmente.
















Ed ancora, parlando di Forza e Sovranità verso la propria vita, sarebbe utile ricordare la Leggenda dello Scricciolo  (legato alla Quercia ed accennato qui ) che dimostra ancora una volta quanto l'impatto fisico della forza stessa non sia necessario per avere successo nella vita.
Lo Scricciolo infatti è un uccello molto piccolo ma dallo spirito acuto ed attento che nella leggenda vince grazie all'intelligenza, proprio per farci capire che anche l'individuo apparentemente meno "imponente", più piccolo e tranquillo può nascondere dentro di sé una tale completezza e regalità da giungere comunque ai propri traguardi.
Mmm.. questa storia mi ricorda anche quella di un certo piccolo Hobbit e di un Drago, a voi no? :)

Fra le altre cose, poi, la Quercia è sempre stata vista anche come simbolo di Rifugio e Protezione da parte di animali e uomini, i quali vi si nascondono come Robin e Little John o vi nidificano come gli scoiattoli, ed ha rappresentato nei secoli il vibrante cuore del Sole, potente e dal potere rigenerativo.
Perciò è facile notare ancora oggi in lei questi simboli " vitali" se pensiamo al fatto che questo albero supporta più forme di vita di ogni altro gigante verde della foresta.
La Quercia infatti è fonte di vita per più di 350 varietà di licheni ed un altrettanto alto numero d'insetti o mammiferi, oltre a creare intorno a sé un ambiente ideale per topi, tassi e pipistrelli e a fornire cibo per uccelli ,cervi e cinghiali.
Ed ovviamente senza dimenticare che tutto ciò si ripercuote sull'ambiente e sulla catena della vita fino a giungere anche a noi in maniera indiretta.

Perciò, ad ora di Supporto e Nutrimento (fisico e spirituale), la Quercia ha di che insegnarci e sostanzialmente ci ricorda che questi due concetti vivono grazie al già accennato ciclo di scambio fra ciò che prendiamo e ciò che diamo, e che più questo viene tenuto vivo, più aumenterà anche la nostra Forza interiore.
Certamente il prendere e dare non è un concetto semplice per l'uomo moderno, poiché esistono aspettative ed etichette imposte dalla società che possono frenare il processo, ma se si impara ad avere la giusta e sana misura nell'attuarlo si può mettere in moto un ciclo vitale capace di arricchire entrambe le parti.
















Ma, essenzialmente, come può la Quercia sostenerci e nutrirci oggi ed insegnarci a fare altrettanto verso gli altri?
Quasi sicuramente ciò può avvenire solo sul piano interiore e pensando a lei come ad un antenato saggio che ci infonde rassicurazione, grazie alle sue risorse infinite e alla sua resistenza, e che ci permette di guardare con Amore a ciò che abbiamo fatto e vissuto poiché, ancora una volta, vero simbolo della nostra Forza, la quale, se ben nutrita, può diventare in seguito sostentamento per gli altri.
La Quercia è il Sole che splende alto a Lammas, in Agosto, e che ci mostra la vita trascorsa come la fonte della nostra stessa Forza.
E' un albero "progettato" per resistere e la prima cosa che si propaga dal suo seme nel primo anno di vita sono delle lunghe e forti radici interconnesse con gli alberi vicini, ricordando quindi l'importanza di un buon Radicamento sul quale sviluppare la Vita e l'importanza della comunicazione/collaborazione con gli altri.

In inglese viene solitamente definito come Migthy (potente) proprio per il motivo sopra descritto, ed anche perché, in seguito a "ferite" inferte dai fulmini, che alterano la forma del tronco ed il flusso della linfa lasciandolo quasi inaridito, riesce a sopravvivere per lunghissimo tempo.

E' l'albero della Consapevolezza di Sè e dell'Equilibrio Interiore Stabile.
E', come si diceva inizialmente, la Porta, quella che conduce alla propria scoperta.





















Bach consiglia ancora la Quercia come rimedio a coloro che si battono energicamente per guarire sé e gli altri, poiché lei è anche fonte di speranza, ma se cercate in rete troverete moltissimi altri aiuti venire da questo gigante.




















Ebbene, penso che potrei scrivere ancora all'infinito riguardo alla Quercia ma mi fermo qui e vado a godermi le foglie di quelle che hanno piantato sotto casa mia.
Sono circa 100 nuovi giovani alberi, fra Querce, Olmi e Betulle e pare proprio che vedrò crescere un boschetto.
Grazie Universo, non potrei esserne più felice :)

E voi, che dite, pronti a coltivare il Mighty Oak che vi portate dentro ? :)

A presto per un altro appuntamento arboreo!
-intanto, se volete leggere i precedenti post di Arborea, li trovate QUI-

23 aprile 2018

Paris 2018

Qualcuno se n'è accorto, qualcuno no.
Qualcuno mi ha anche mandato un messaggio gentile e premuroso per chiedere dove fossi finita ed io lo ringrazio moltissimo per il bel pensiero.
Infine, chi mi segue su Instagram già lo sa, che sono stata un po' in giro :)

Volevo staccare senza pormi dei limiti, volevo del tempo solo per me, volevo seguire la pancia ed ascoltare quella voce interiore che ancora una volta vuole riportarmi al mio ikigai o alla mia anima selvaggia e così ho fatto.
Ho consegnato un lavoro e senza attendere i ma, i se, i questo o quello, ho deciso di andare via, che tanto il mondo avrebbe vissuto benissimo anche senza di me per un po' perché niente era più importante per il mio spirito se non partire, muovermi, respirare altra aria, ascoltare e parlare una lingua diversa.

Così ho fatto un bel respiro e mi son chiesta solo due cose:
quale lingua avrei preferito parlare e di cosa avrei desiderato maggiormente riempirmi gli occhi ed il cuore, senza ascoltare niente e nessuno e soprattutto senza farmi fermare dalle notizie del TG.

La risposta è venuta come niente.
Volevo il francese nelle orecchie, avevo una voglia tremenda di vedere qualche mostra e di rivedere le opere degli Impressionisti e quindi Parigi è stata la risposta successiva.




















Nell'aprire Booking ricordo di aver chiesto all'Universo un segno riguardo alla mia scelta, per avere una conferma in più, oltre a quella datami dalla mia pancia, che fosse giusta e trovando un hotel super comodo, confortevole e pulito con uno sconto decisamente interessante ho sorriso mentre cliccavo sulla prenotazione.
Con i soldi dello sconto ho fatto i biglietti del TGV ed infine, dando uno sguardo al meteo, dato che nei giorni precedenti le temperature erano state particolarmente basse, ho visto la settimana farsi luminosa, soleggiata e calda da lunedì in avanti, per tutto il tempo del mio soggiorno.
Così ho sorriso a me stessa per la terza volta ed ho messo qualcosa in valigia, vedendomi mentalmente già a zonzo con il naso all'insù.

In due giorni avevo messo in moto e dato vita ad un desiderio e l'Universo era con me :)
Avrei fatto caso a tutti i suoi segni, un po' come Santiago nel romanzo di Coelho, ed il primo mi ha trovata lungo la strada, mentre cercavo la via dell'hotel.
Non ho potuto fare a meno di fermarmi e scattare una foto chiedendomi "oh! chissà quale sarà? ".
In realtà credo di averne collezionate diverse ma ce n'è stata una particolarissima che ho vissuto proprio l'ultima sera e che, un pochino come accaduto a Santiago, mi ha riportata all'inizio del mio viaggio ma ovviamente più ricca.
Seriamente, c'è da conversare di più con l'Universo e c'è da mettersi in ascolto, con le orecchie, con gli occhi, con l'anima e con il cuore, perché le risposte arrivano. Giungono in maniera inaspettata, a volte bizzarra, e c'è sempre da fare un quadro completo, una sorta di schema, per raccoglierle tutte e coglierne il senso ma alla fine la ricchezza che si raccoglie è stupefacente.
Io adesso son qua a scrivere per gli amici curiosi ma anche per fare mentalmente un mio riassunto personale ed appuntare da parte su un quaderno i "momenti ed i segni", così da rivedere nei prossimi giorni la bellezza che ne verrà fuori.
Perché di ciò si tratta, ovviamente. 
Della bellezza di Vivere, di Ascoltare, di Sentire.

Ammetto di aver visto qualche nuvola lunedì all'arrivo ma niente di realmente preoccupante.

Ero lì, il mio cervello parlava già francese anche se, come sempre, avevo bisogno di esercitare la pronuncia, tutto andava bene.
Tutto-Andava-Bene.
Andava così bene che ho fatto merenda con una crepe sotto a Notre Dame, mentre cercavo di ricordare in quale locale Jodorowsky leggesse i tarocchi e dicendomi poi che no, che me li sarei letti da sola come sempre e che avrei lasciato a Parigi il compito di portarmi eventi e persone senza mettere becco nelle sue decisioni.

La Sainte Chapelle era lì vicina e vedendo già un po' di coda ho pensato di vistarla prima di fare un giro fino a Saint-Germaine-des-Prés ed il suo piccolo giardinetto.















































































Così, tanto per raccontare quanto la città sia piena di controlli, vi dirò che in questi giorni ho fatto più radiografie che in tutta la mia vita e che più che entrare in chiese e musei mi sono sentita spesso all'aeroporto insieme ad una quantità infinita di gente. 
Gente, gente, gente. 
Tanta di quella gente, di giorno e di sera, e tanto di quel caldo da sembrarmi Luglio piuttosto che Aprile.
Eh sì, perché via via ho potuto sperimentare i 33/35 gradi cittadini che, ancora una volta, hanno richiesto un giro in cerca di magliette a manica corta ed il doppio risvoltino di jeans per avere un minimo di respiro.
Parigi cara, la prossima volta, anche se il meteo prevede neve, mi vedrai arrivare con i sandali nella valigia e con la mia bellissima gonna lunga di cotone da danzatrice del ventre. 
Altroché! Non mi freghi più :D  

Però ti perdono, perché i tramonti e le serate sono stati semplicemente meravigliosi, così belli da sembrare estivi e così magici da farmi guardare il cielo in cerca di stelle e della luna crescente.

























Che bellezza anche fare colazione seduta nel fresco di un giardino, con un bicchiere di latte e pane nocciole ed uvette mentre mille aerei sfrecciavano qui e là portandomi l'idea di mille pensieri lontani rivolti a me dagli amici :)
E' stato bellissimo.
























Ogni volta che alzavo il naso verso il cielo ne vedevo passare almeno uno e spesso ho visto formarsi nel blu la runa Gebo/Gifu, quella del Dono e che ha accompagnato questo mio viaggio proprio dandomi l'idea del Regalo del Tempo che ho fatto a me stessa e alla mia vita a dispetto di tutto.
Io che, detto senza vanto, dono per natura e con amore sempre tanto del mio tempo e della mia energia agli altri perché credo nella bellezza della condivisione e del supporto reciproco, anche quando mi ritrovo a pagare per questo poiché non tutti sanno prendere e dare equilibratamente, stavolta avevo deciso di donare quel tempo a me, perché ne sentivo il bisogno interiore molto forte e venivo ripagata dall'Universo con ore e giorni splendidi, ricchi di tutto e niente al tempo stesso.






















Ho fatto passeggiate qui e là senza mai prendere la Metro, proprio per gustarmi il cielo e i dettagli di questa città che vagamente ricorda alcune vie storiche del centro di Torino o il suo Lungo Po.
Per sfuggire al caldo, in certi momenti così intenso da farmi quasi svenire, mi sono rifugiata nelle chiese scoprendone alcune che ancora non conoscevo, come quella di Saint-Eustache, e ritrovandomi a pensare alle letture dei libri di L. Charpentier in cui l'autore descrive le cattedrali come strumenti musicali, come casse di risonanza progettate ad arte per fare in modo che l'energia dell'uomo entri nuovamente in sintonia con quella della Terra creando una vibrazione sincronica che, amplificata dall'edificio e dalla moltitudine delle persone in esso presenti, si espande verso il cielo tornando a sua volta alla Terra, positivamente e come fonte di cura per il pianeta e per l'uomo.

Ah, ovviamente non mi sono fatta mancare i gironzoli al mercato dei fiori o per le viette che salgono a Montmartre :)

































E proprio nella zona di Montmartre sono andata a vedere un angolo che aveva attratto la mia curiosità sulla piantina e che sembrava destinato a mostrarsi a me poiché suggeritomi anche da un caro amico amante di Parigi.
Si tratta del Mur des je T'Aime, un'opera che raccoglie i Ti Amo in tante lingue e dialetti provenienti da tutto il mondo e che con la fama di Parigi si sposa benissimo.
E' un altro di quei tutto e niente che ho raccolto in questo viaggio e che, a suo modo, ha parlato ad una parte di me che ultimamente chiede di essere ascoltata.




























Come dicevo ho fatto anche scorta d'arte e sono tornata a vedere il Museo D'Orsay, che stavolta ospitava una meravigliosa mostra sul simbolismo nei paesi baltici dalla fine del 1800 al 1930.
Personalmente non conoscevo nulla di quel periodo in quella zona e sono rimasta piacevolmente sorpresa. 
Anzi, devo ammettere che questa mostra mi è piaciuta immensamente poiché l'ho sentita estremamente vicina alla mia "anima cromatica" ed al mio modo di intendere e rappresentare le forme e le atmosfere.
A volte ho trovato le opere illustrative e molto moderne, piene di forza e delicatezza al contempo e di magia e spirito visionario capaci di parlare a ciò che ho dentro.
Un'emozione che non provavo da tempo.
Grazie Museo d'Orsay, sei sempre un gioiellino ma stavolta ti sei superato e credo anche che tu mi abbia parlato quando, dopo ore ed ore di giri, mi sono seduta a riprendere fiato inconsapevolmente davanti ad un quadro di Edgard Maxence che sapeva di Casa :)

Che magia sa essere la vita se ci si prende il tempo di guardarla ^^ 
































Un giorno l'ho dedicato anche al Louvre, o meglio ad un altro piano del Louvre poiché è praticamente impossibile vedere questo museo tutto in una volta.
Anni fa avevo visto la sezione della pittura, dividendomi fra il Primo e Secondo piano ma visitandone praticamente solo alcune parti di entrambi, mentre stavolta ho deciso di concentrarmi su un solo piano e sfruttarlo al meglio.

Anche così, però, dovrò tornare (eh, che doveri ^^) poiché ho saltato la sezione africana e le sale della scultura francese e mi sa che con la scusa recupererò anche parti non viste al primo giro.

So che sembra incredibile ma credetemi, dopo 6/7 ore di visita si inizia a percepire stanchezza, mentale e fisica, e si finisce per non apprezzare più quel che si vede. Perciò scegliete bene prima "cosa e dove" e, consiglio personale, fotografate le mappe che vedete fra le varie sale e fra le ali poiché la pianta classica (quella in foto) non è proprio dettagliatissima.
A volte si rischia di salire o scendere quando non è necessario e si può perdere di vista il percorso, girando così inutilmente e stancandosi nel non capire il giro.

A me è andata bene ed ho potuto godermi tante sale davvero preziose e che tenevo molto a vedere scoprendo anche bellezze inaspettate.
Se al giro precedente mi batteva il cuore nel vedere dal vivo i dipinti e le sculture che avevo studiato solo sui libri di storia dell'arte, stavolta ho sentito l'anima aprirsi nel visitare le sale dedicate all'Egitto, all'Oriente e alla Mesopotamia.
Non so come dire, è come se dentro di me stavolta ci fosse qualcosa in più, una parte capace di comunicare ad un altro livello con ciò che vedevo esposto e che, in qualche modo, fosse in grado di collegarsi all'antico che amo.
A volte mi è parso anche di rivedere qualcosa di vagamente celtico la cui essenza mi attraeva da matti :)

Se lo shop li avesse venduti, credo mi sarei comprata uno di quei piccoli cervi oppure una piastrella acquamarina o una piccola anfora.
Hei Louvre, se mi leggi vedi di darti da fare che tanto io torno ancora a trovarti :D






































Nei miei giri non sono mancati i libri, che ho sfogliato di proposito o che, in un certo senso, hanno incrociato il mio cammino per farsi notare come questo qui sotto o come quello dei simboli.
Io ed i libri abbiamo da un po' deciso di fare quel gioco per cui io faccio loro una domanda e poi li apro per leggere cosa mi dicono e a Parigi è successo mille volte.
Sto ancora raccogliendo tutte le risposte ma questa delle Acque è quella che mi ha colpita di più.
Era un tomo bello ciccio e siccome avevo già altro peso non l'ho comprato, però so già che lo cercherò su Amazon ^^


























E insomma, è stato un giro bellissimo questo ed io ne ho apprezzato ogni istante nonostante la stanchezza e la spossatezza date dal caldo.

La piazza di fronte a Notre Dame mi ha regalato bei momenti di riposo e meraviglia grazie ai giochi di fuoco di Alex, un artista di strada molto simpatico oltre che bravo, e grazie ad un incontro un po' particolare avvenuto proprio l'ultima sera, venerdì, quando mi ha fermata una persona per chiacchierare un po'.
Quando sono in giro con il naso per aria mi succede diverse volte che qualcuno si fermi e voglia parlare con me, ormai l'ho notato anche non so bene a cosa sia dovuto, ma so che accade così.
Qualcuno si ferma e inizia a chiacchierare e non sono mai chiacchiere al vento.
Capita che la persona mi parli di sè o di qualcosa di profondo e finisce sempre che ci si ritrovi a raccontarsi le emozioni date dalla natura, dalla musica o da qualcosa di simile.

Stavolta è stato ancor più bizzarro poiché con questa persona so che avrei potuto parlare per ore ed ore per via dei particolari interessi comuni e nonostante non la conoscessi non percepivo timore o ansia di alcun tipo.
Ciò che mi ha detto lo ricordo in ogni parola e non penso sia un caso, anche perchè, come dicevo all'inizio, mi ha riportata al Cammino esatto che avevo (momentaneamente) lasciato partendo da casa (anche se in realtà quel Cammino non si lascia mai).

E' bizzarro, poiché nulla sembrava casuale, e finirà nel mio quaderno fra gli altri tasselli che compongono la mia Via e dei quali non vedo l'ora di scoprire il senso nel quadro più grande.




Ancora grazie a tutti coloro che hanno avuto un pensiero per me, a chi mi è stato vicino e mi ha suggerito cosa vedere. La vostra energia positiva si è unita alla mia e mi ha donato davvero delle giornate meravigliose e nuovi spunti riflessivi.
Spero che questo breve giro vi abbia trasmesso almeno la voglia di prendervi del tempo per voi e di mettere fuori il naso, in ogni senso.

Abbraccio grande e, come dice il gattino bianco qui sotto, 
Felice Giornata!
Che questo giorno sia allegro e gioioso.

Un bel giorno, possibilmente per ogni giorno e nonostante tutto :)