11 agosto 2018

Arborea#07 La Mirra e la Palma da Datteri

Anche se siamo in Estate e della Mirra si sente parlare solo a Natale, molto spesso chiedendosi di cosa si tratti poiché a pochi è realmente nota, oggi vi racconto di lei, perché in realtà è legata al Sole ed alla stagione estiva più di quanto si pensi e perché la magia ciclica della vita le è strettamente correlata. Inoltre la pongo accanto ad un altro gigante verde che accompagna la sua storia e che, come lei, parla del Sole estivo e del ciclo morte-rinascita.

Questo è un post piccolino e leggero, fatto apposta per tenervi compagnia senza però riempirvi troppo la mente ;)
Buona lettura e godetevi le vacanze :)

La Mirra è un'essenza che stilla dal legno di un albero, più precisamente un arbusto, che sul finire della stagione calda produce una resina del colore dell'oro.

















Nell'antichità veniva usata come profumo e come ingrediente fondamentale per l'imbalsamazione, principalmente in Egitto e in Oriente, luoghi nei quali cresceva la pianta, ed era considerata preziosa per le sue proprietà antisettiche ed antibatteriche e come rimedio, fra gli altri, per i problemi legati alle vie respiratorie.

Nella tradizione cristiana, se l'Oro e l'Incenso nei doni dei Magi rappresentavano rispettivamente la Nobiltà e la Natura Divina, la Mirra si dice simboleggiasse il sacrificio che Gesù avrebbe poi dovuto compiere, rimandandoci così nuovamente al suo primevo legame con il regno dell'oltretomba e con il passaggio da una vita all'altra.

Il suo nome, con tutta probabilità di origine semitica, è giunto a noi tramite una derivazione greca poiché, anche se i greci stessi non ne avevano mai visto l'albero, ne conoscevano però il prodotto che, come l'incenso, grazie al suo profumo richiamava alle menti luoghi fantastici e pericolosi, nascosti nelle leggendarie terre di Saba.












Secondo il poeta greco Paniassi di Alicarnasso e la sua versione del mito, Mirra era la figlia di Teia, re di Assiria (o secondo altri autori Cinira, re di Cipro) con il quale essa giacque per volere della dispettosa Afrodite e che, scoperto l'inganno, tentò di uccidere la sua stessa figlia.
Nel tentativo di sfuggire al padre, Mirra supplicò gli Dèi ed essi, mossi a compassione, la salvarono trasformandola in albero e permettendole, nove mesi dopo, di dare alla luce attraverso la sua corteccia un bellissimo giovane di nome Adone.
Il ragazzo era talmente bello che Afrodite, per nasconderlo agli Dèi, lo affidò a Persefone la quale, trovandolo a sua volta splendido, rifiutò di restituirlo alla Dea, causando così un conflitto cui solo Zeus in persona poteva porre rimedio.

Zeus giunse infatti ad arbitrare la questione e sentenziò che Adone passasse un terzo della propria vita con la prima ed un altro terzo con la seconda, proponendo al giovane di serbare infine un ultimo terzo per sè.
Il ragazzo però, vista la bellezza irresistibile di Afrodite, concesse a lei anche il suo terzo, dividendosi quindi fra le due Dee e riallacciando così il proprio mito a quello del più antico siriano Tammuz (e del sumero Dumuzi) in cui tutti e tre simboleggiano lo Spirito del Grano che trascorre metà del suo tempo al buio e metà alla luce del Sole.

Ma la storia di Mirra e della sua magica resina, il cui profumo dona fascino e bellezza, non finisce qui e torna invece ad intrecciarsi con la città di Biblo, che nell'antichità era la città fenicia in cui si svolgevano grandi festeggiamenti in onore del padre della donna, e con un altro albero prezioso.
Secondo altre versioni del mito, infatti, l'uomo era il re della città indicato con il nome di Phoenix, che in greco significava appunto "fenicio", ma anche "porpora reale" e "Fenice", e che indicava anche la "Palma da Datteri", ovvero l'Albero ( o Sorgente ) della Vita nella tradizione sumera o ancora l'Albero Benedetto secondo gli abitanti del deserto.

Il filo che lega il tutto già si può intravedere ma dato che la rubrica si chiama arborea ed il blog IncantaMenti, beh, proseguiamo ancora un po' grazie ai toni verdeggianti estivi e lasciamoci incantare ;)
















La Palma da Datteri (Phoenix Dactilifera), un albero antichissimo presente sulla Terra già 50 milioni d'anni or sono, veniva coltivata in Mesopotamia già 5 o 6 mila anni fa come attestano anche i ritrovamenti del suo legno nella costruzione del Tempio della Luna ad Ur (dedicato a Nanna, il dio dell'astro).

Si dice sia stato il primo albero piantato e curato dall'uomo per la particolarità dei suoi frutti, i datteri, dai quali si ricavano un succo dolcissimo come il miele, un vino e persino un pane, il "pane del deserto" consumato dai beduini e fatto appunto con l'amido dei frutti stessi.
Inoltre, i datteri sono molto nutrienti, contengono un alto valore energetico e, potendosi conservare essiccati fino a due /tre anni dalla raccolta, assicurano cibo prezioso per un lungo periodo di tempo.













Pensate poi che, se ben curato, questo albero può dare frutti per 80 anni ed essendo in grado di rinascere da solo (per talea) rappresenta a tutti gli effetti la potenza della vita stessa, un po' come la Fenice di cui porta il nome.

La Fenice, infatti, per chi non lo sapesse, è quel leggendario e meraviglioso uccello di fuoco capace di rinascere dalle proprie ceneri e, pensate un po', questo avviene dal bruciare sul rogo che esso stesso ha innalzato per sé usando Mirra ed Incenso :)




















In più, secondo la tradizione egizia, la Fenice ( trasposta nella realtà tramite l'Airone Purpureo) è simbolo del ritorno del Grande Anno, ovvero la rinascita del Cosmo, e si dice che rinasca da se stessa per compiere un ciclo di 1461 anni, equivalente alla concomitanza fra la levata eliaca di Sirio da un lato e l'apparire del Sole e l'inizio della Piena del Nilo dall'altro.

Infine, questo binomio Fuoco e Acqua ci riporta ancora una volta alla Palma da Datteri che nella tradizione araba è il vegetale nato dall'unione fra il fuoco celeste, in cui l'albero ha "la testa", e le acque sotterranee, dove invece esso tiene "i piedi".

Insomma, ancora una volta la magia verde degli alberi porta con sé una mescolanza di leggenda e realtà capace di far sognare gli animi :)

Io spero che anche questo post, seppure più breve, vi sia piaciuto.

Buon resto dell'Estate :)



PS: Sì, lo so, alcune definizioni forse sono sconosciute e fa troppo caldo per andare a cercarle, così ve le lascio qui. Poi ditemi che non sono una buona Strega ;)

-Eliaco: solare, del sole

-Levata eliaca di una stella : il sorgere di questa prima dei raggi solari dell'alba.
Nel caso di Sirio, Sothis in greco, essa appariva in Cielo prima dell'alba, più o meno al Solstizio estivo, dopo essere rimasta invisibile per 70 giorni e, così facendo, indicava agli antichi il giungere della fertile piena estiva del Nilo.

-Parlando di Buio e Luce in quanto Morte e Rinascita e parallelamente alle varie tradizioni sopra citate, sappiate che esistono anche:

la levata eliaca della Luna, che corrisponde alla Luna Nuova, Ecate Infera scura e invisibile (guarda caso proprio oggi) e che precede di poco la Luna Crescente, momento luminoso e propizio per nuovi inizi, accrescimenti ed il prendere forma delle belle novità.

la levata eliaca di Venere, importante presso gli Assiri ed i Babilonesi poiché associata a Ishtar, la Dea benefica e terrificante, Signora della Luce Risplendente, Argentea e Dispensatrice di Semi, ancora una volta simbolo di vita che nasce dall'oscurità.

nota: Se volete leggere i precedenti post di Arborea, li trovate QUI-

1 agosto 2018

Felice Lughnasadh, buon mese di Agosto ed ottimo Raccolto !













Agosto è qui :)

E con lui oggi giunge anche la celebrazione celtica di Lughnasadh, in onore del Dio Lugh e del Raccolto.

Siccome il post esplicativo, dettagliato e dedicato a questa festa, è già stato scritto lo scorso anno ( qui ), io oggi passo solo a lasciarvi i miei auguri più felici sperando che, un po' come detto in precedenza a proposito del plenilunio di fine Luglio, abbiate seminato bene nei mesi scorsi e che il Raccolto d'Agosto sia per voi il più ricco possibile :)


Se ne avete modo e tempo, preparate da soli il vostro pane per oggi, in maniera tale da celebrare il Grano e ringraziare d'avere sempre del cibo a disposizione.
Tempo fa avevo scritto una ricetta che uso a volte qui a casa e con l'occasione ve la riporto qui :)












Inoltre accendete una bella candelina gialla e ponete sul tavolo una ciotola con dei fiori secchi, da donare alla Terra stasera in segno di ringraziamento per i doni che avete ricevuto fin qua lungo il vostro Cammino.

Infine, se vi attendono le vacanze (spero di sì! ^^ ), cercate di prepararvi ad accoglierle e a goderne al meglio, con animo positivo.













Fa caldo e forse si sopporta poco ma ,insomma, questa è comunque la stagione in cui i pensieri dovrebbero essere il più possibile gioiosi e felici, nonostante tutto.
Perciò ecco, cercate d'essere zen ed adeguatevi un pochino poiché in battito di ciglia l'autunno sarà nuovamente qui, con le sue coperte e le sue tazze di tea profumato :)


A presto, buona giornata e se come me non avrete le ferie, fate del vostro meglio per rendere confortevole la casa, il terrazzo o il giardino e gustatevi lì almeno il fresco della sera.
Per quel che mi riguarda ho già qualche idea "luminosa" e mi sto attrezzando.
Speriamo che l'Ikea mi supporti ;)

Un abbraccio grande !

27 luglio 2018

Amairgen e la Luna #11

Il tempo è letteralmente volato, più di altre volte, ed anche se non ho avuto molto respiro ho ritagliato  qualche serata per scrivere, così da non saltare questo piccolo, ma per me prezioso, appuntamento con la Luna Piena, che stasera allieterà il mese di Luglio.

"Benvenuta, Luna della Lancia!
Il potere del Sole, abbattuto, inizia a diminuire e i giorni ad accorciarsi, ma la verde e tiepida Terra continua a gioire della propria fertilità.
Ci rammenta che la nostra gioia deve dare i suoi frutti prima che l'anno finisca".


D'essere ormai nella stagione del Fuoco l'abbiamo detto in precedenza, ma se prima il Sole si mostrava amico della Terra accompagnandone la crescita ecco che in questo periodo, parlando in termini prettamente naturali e legati all'avvicinarsi del raccolto e della mietitura, tende a minacciarla con il suo calore, ora più forte che mai.

Il Sole, infatti, pur avendo superato il suo punto più alto durante il Solstizio, splende adesso in maniera quasi opprimente e, come l'Occhio Malvagio di Balor citato nella leggendaria "Guerra fra gli Dei", punta sulla Tribù, nel tentativo di bruciarla e distruggerla.

Ma cosa c'entrano la Lancia e la Guerra in tutto ciò e perché Amairgen ci parla del Sole abbattuto se abbiamo appena detto che invece si trova nel suo punto più intenso?
E la Luna?

Una cosa alla volta e rimettiamo in ordine le idee, come sempre. O almeno ci proviamo.


Che faccia caldo è fuor di dubbio ed Agosto dietro l'angolo darà ancora filo da torcere a chi non potrà fuggire al mare o in montagna almeno per un po'. 
Però, fortunatamente, ciò che accompagna il calore estivo dando ogni tanto ristoro è il temporale, che squassa la notte portando finalmente l'aria ed il fresco, e se ancora non avete collegato il temporale con la Lancia vi faccio l'occhiolino suggerendovi di pensare ai fulmini.

Bene, ora che avete legato le due cose posso parlarvi ancora un po' di questa famosa arma, tanto cara alla tradizione celtica e già vista in questo post.

La Lancia, uno dei Quattro Tesori portati dai Tuatha Dé Dannan dalle quattro città dell'Altromondo,  si dice fosse custodita dalla saggio Esrus nel "Forte Che Brucia" e, secondo la leggenda, finì poi nelle mani di Lugh, Padrone dei Talenti e Signore del Raccolto, principalmente come simbolo della luce che eleva la potenza mentale (ricordiamo infatti che Lugh è anche il patrono degli studiosi).

Quel che però la lega alla Luna Piena di Luglio è l'ambiguità che tale arma porta con sé poiché se è vero che, originariamente, nelle mani di Balor sopprimeva la fertilità della Terra, una volta passata a Lugh si trasforma nella soluzione per "combattere il fuoco con il fuoco", poiché diventa il famoso fulmine capace di squarciare le nuvole e dare così origine al temporale estivo.

Inoltre, la Lancia di cui canta Amairgen in questo plenilunio parla all'interiorità di ciascuno di noi e lo fa suggerendoci di utilizzare al meglio l'energia accumulata nei mesi precedenti.
Questo è il momento in cui comportarsi come Lugh ,ovvero concentrare il fuoco ispirato in precedenza da Brigid e plasmarlo, dando sfogo alla creatività e realizzando qualcosa di bello da condividere con gli altri.

E' il periodo perfetto per approfittare della collaborazione fra il Dio della Tribù e la Dea, accettando anche il cambiamento che l'impatto luminoso della Lancia avrà ,come una guida lucente e rinfrescante, sulle nostre vite che si avviano alla stagione del Raccolto.

Quel che abbiamo seminato nei mesi scorsi sta dando ora i suoi frutti e presto sarà tempo di raccoglierlo. 
Avete seminato bene ? Spero di sì :)

Tradizionalmente questa Luna Piena è detta anche Full Thunder Moon, ovvero la luna del Tuono, tanto per ricollegarsi a ciò che abbiamo appena visto.

In Cina viene detta The Moon of the Hungry Ghosts, ossia la luna dei Fantasmi Affamati, perchè coincide con il festival in cui i vivi onorano i morti lasciando cibi e bevande a chi ha già passato la Soglia ma, ancora, questa è anche la Luna Madre, o Luna del Fieno, simbolo materno del culmine dell'abbondanza, di quell'energia che amorevolmente ci sostiene e che ora è qui con noi, più forte che mai.

E' la Luna che ci spinge a maturare come il raccolto e a prenderci responsabilmente cura di noi, della nostra vita personale e della Terra che ci accoglie.

Questa Luna, come "l'Acqua femminile" che porta in sé, invita ad usare il periodo estivo per farsi attraversare ancor più da questo Elemento, trattenendo solo ciò che veramente ci è utile e lasciando andare quel che ha ampiamente fatto il suo corso.
E' tempo di gioire e di farsi accompagnare dalle erbe solari quali Camomilla, Limone o Calendula, capaci di gestire il fuoco con il fuoco, esattamente come visto a proposito di Lugh.

Infine, se mai possiamo dire così per non dilungarci troppo, possiede anche un doppio nome derivante dalla tradizione medievale inglese legata al raccolto.
Mead Moon e Beer Moon sono infatti i due appellativi che rimandano questo plenilunio ai festeggiamenti celebrati dai contadini fra i campi bevendo un mix fermentato a base di miele, malto, acqua e lievito.


Per chiudere vi ricordo ancora che questa Luna Piena sarà stavolta super speciale perché avremo l'Eclissi, secondo gli esperti la più lunga fra tutte le eclissi lunari di questo secolo, e sarà possibile scrutare il cielo vedendo ad occhio nudo ben 4 pianeti : Venere, Giove, Saturno e Marte.

Pare che questo doppio appuntamento Plenilunio + Eclissi Lunare avrà un impatto emotivo ancor più profondo, perché riporterà a galla le emozioni vissute negli ultimi sei mesi, ma nel contempo tutto ciò si dimostrerà un bene poiché quel che abbiamo "sentito" verrà esaminato e chiarito una volta per tutte. 
O almeno questo è quel che si dovrebbe coscientemente fare per permettersi finalmente di andare avanti, anche più leggeri.

Marte, con il suo spirito "fumantino", potrebbe portare un po' di rabbia o di frustrazione in questo momento di revisione ma per fortuna ci sarà Saturno a metterci una mano sulla spalla aiutandoci a calmare più in fretta l'animo.
Se però parlare in termini planetari non vi garba, ricordate che una bella passeggiata all'aperto, una corsa con la musica nelle orecchie o una biciclettata saranno comunque d'aiuto nello scaricare certe sensazioni negative.
L'importante, come sempre, è essere presenti, non farsi trasportare ed incanalare l'energia in uno sfogo fisico positivo o in qualcosa di creativo.


Ultima cosa:
questo momento particolare potrà elevare la coscienza e spingervi a creare o rafforzare legami con i membri della vostra "tribù interiore", perciò tenete le antenne belle alte e prestate ancora più attenzione a ciò che vi accade intorno, potrebbero arrivare incontri molto importanti per il vostro personale Cammino.

Se volete leggere qualcosa in più c'è ovviamente tutto un web a disposizione :)
Personalmente ho trovato interessante questo articolo e così ve lo lascio :




Io, da brava Strega di questo secolo, torno alle mie illustrazioni e mi preparo a sorridere al Plenilunio più ricco che potessi mai chiedere.

Abbraccio e felice Luna Piena!


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29 giugno 2018

Un po' di musica

Da un po' non condivido musica ma oggi, dopo una mattinata piuttosto pesante, ho sentito il desiderio di aprire YouTube e cercare una canzone che amo moltissimo.

Così ve la lascio qui, perché se anche voi come me necessitate d'Aria, di Respiri e di Voli, son certa che potrete trovarli dentro questo pezzo.


La canzone è questa :


ed il fatto curioso di stamane è stato per me il notare quanti diversi "segni" collegati io abbia ricevuto.
A partire da questo, dal bellissimo blog di Mel -I Colori del Vento- ,




















per poi giungere a questi due splendidi video, pieni di pace, armonia e colore spuntati dal nulla mentre cercavo qualcosa per rilassare la mente:




ed infine ritrovarmi a ripartire dal disegno tramite questo semplicissimo rough, uscito dalle mie mani come per magia dopo mesi di blocco fra me e le matite:














Insomma, sarà pure la stagione del Fuoco, creativa e viva, non lo metto in dubbio :) ,però sento in me tanto anche l'Aria dell'appena chiusa Primavera, comunque piena di energia e di spunti tramite i quali spiccare un nuovo volo.

La mia gratitudine ora è immensa e pur sapendo di non riuscire a descriverla a dovere voglio lasciarne una piccola traccia, così, su queste pagine.

Buon ascolto, buoni respiri e buona creatività!

28 giugno 2018

Amairgen e la Luna #10

Il Solstizio d'Estate è arrivato e a breve distanza eccoci al plenilunio di Giugno, stasera.
In ambito celtico, la Luna Piena di questo mese è dedicata all'elemento stagionale estivo di cui vi racconterò un po' più avanti, ovvero il Fuoco.

"Benvenuta, Luna del Dio Ardente!
Il Sole nel pieno della sua forza bagna nel calore i lunghi giorni e le brevi notti. 
Prendiamo dentro di noi la pienezza della Luce".



Un po' come si diceva a proposito del Solstizio (qui), il canto di stavolta riassume il senso di questo periodo invitandoci a fare scorta di luce solare e calore propri della stagione, così da avere energia in abbondanza per quando tornerà l'autunno.

Il Fuoco del Sole adesso è il padrone incontrastato e se con la sua spinta creativa e propulsiva ci porta fuori e al godere dell'aria aperta, interiormente ci impegna a comprendere come far fruttare al meglio il suo influsso che ora è a nostra disposizione in grande quantità. 
L'energia solare è sinonimo di vita e crescita e diventa importante trovare dei modi per conservarla dentro di sé, così da poterla richiamare in futuro quando sarà per sua natura minore ma a noi servirà ugualmente.

Nuovamente, come accade nel resto dell'anno e come i Celti tendevano sempre a sottolineare, anche se si tratta della stagione estiva essa deve essere considerata nel suo duplice aspetto, di crescita ma anche di declino, e perciò il discorso vede comunque in gioco l'esterno e l'interno.
Difatti, se per conservare il Sole della salute fisica ora si raccolgono le erbe e più avanti le messi, sul piano mentale si "lavora" già in termini di Giamos, ovvero del portare dentro di sé tutto il bello ed il godimento possibile affinché diventi memoria capace di scaldare il cuore e l'animo quando in futuro farà freddo, in tanti sensi diversi.

Perciò Amairgen canta di sé ( e di questa Luna ) come di un dio intento ad accendere il Fuoco nella nostra testa, quasi a voler ricordare Cernunnos, padrone dell'Elemento e che adesso si mostra in tutta la sua forza tramite l'esplosione verde della Terra ed il brillare delle sue corna, mentre in realtà vive il suo periodo Giamos ed attende di ricongiungersi con lei in autunno.

Complicato? Forse perché non avete letto i post celtici precedenti e dovreste farlo, almeno qui ;)
Comunque cercherò di spiegarmi meglio, anche per l'affetto istintivo che provo nei confronti di Cernunnos.

Cernunnos è una divinità celtica alla quale vengono dati tanti nomi diversi come Dio Cornuto, l'Uomo Verde, Herne cacciatore d'anime (= colui che le raccoglie e che ha cura del loro "passaggio") o ancora Signore dei Boschi

In realtà sembra che la sua raffigurazione cornuta sia preceltica, di origine sciamanica, e che venisse venerato in tutto il continente indoeuropeo. Anche in India infatti pare esserci una divinità precedente a Shiva che ricorda nei tratti e nella posizione lo stesso Cernunnos, (ma di questo non mi stupisco poiché nei miei studi ho trovato spesso correlazioni fra il mondo celtico e quello indiano), ed altre sue raffigurazioni rupestri si trovano in Val Camonica.
Forse però la sua immagine più "famosa" è quella che si vede sul Calderone di Gundestrup nel quale tiene in mano un ornamento tipico celtico, il torquis, ed un serpente dalla testa d'ariete, simbolo della fertilità.

Cernunnos rappresenta l'abbondanza della vita, è il dio degli animali e delle selve nonché patrono della magia e simbolo del lato maschile della Natura, quello che accompagna la dea Terra nei suoi due cicli Inverno ed Estate. 
Però, se è vero che Cernunnos è sempre presente accanto alla dea, è vero anche che nel periodo estivo si mostra a lei ( e a noi ) sotto forma di Maponos, l'Uomo Verde, il giovane che accompagna la Fanciulla Fiorita, mentre invece d'Inverno riprende le sue sembianze più mature tornando alla Terra appunto come Cernunnos.

Quel che c'è da notare ora, in concomitanza con questo plenilunio, e con ciò che scrivevo poco sopra, è che il Cernunnos presente ora è colui che durante tutto l'Inverno è riuscito a conservare il Fuoco estivo dentro di sé e ad incanalarlo in maniera così potente da accendere, uno dopo l'altro, tutti i nodi di potere fino a far brillare con forza l'ultimo, quello della corona (le corna di cervo), dando origine così all'illuminazione della Vita che adesso fiorisce in ogni dove.

In sostanza, Cernunnos è l'esempio di quel che significa essere padroni di sé, capaci di raccogliere le energie solari estive, incanalarle a dovere nella stagione buia e poi farle esplodere adeguatamente quando necessario, e ciò sembra ben rappresentato dal famoso serpente, il Fuoco della Vita, che il dio stesso è in grado di tenere in mano con disinvolta sicurezza nelle sue varie raffigurazioni.

In tal modo, quindi, andrebbe considerato l'invito di Amairgen in merito a questa Luna Piena, prendendo Cernunnos ed il figurativo "accendere il fuoco nella testa" come suggerimento ad accumulare ed usare la forza estiva anche quando farà freddo e si sarà impossibilitati ad agire diversamente.

A giudicare dalle mie varie letture non solo a me è risuonato in mente il collegamento fra nodi di potere e chakra ma dato il precedente accenno ad una versione indiana di Cernunnos non c'è nuovamente di che meravigliarsi.  Io vi lascio l'appunto perchè magari anche voi potreste aver visto il nesso e vi invito a fare qualche ricerca più approfondita.

Mi piacerebbe però spendere ancora qualche parola in merito al Serpente testa d'Ariete, o serpente cornuto, e l'Ariete stesso, poiché entrambi collegati a questo periodo solstiziale e quindi anche a questo plenilunio.
Il Serpente Cornuto è una creatura davvero molto antica e di cui si trova traccia nelle pitture rupestri di diverse zone del mondo.

La sua pelle ricorda una lucertola e spesso è stato collegato alla figura del drago ed al Fuoco, elemento stagionale come dicevamo. 
Però, secondo gli indiani d'America, si tratterebbe di un serpente acquatico, che porta quindi in sé anche l'altro elemento fondamentale per la nascita della vita e che, nuovamente, ci parla di Sole e Luna al contempo.
Inoltre, sempre secondo tradizione, questo animale sarebbe associato al Tuono, al Fulmine ed all'Arcobaleno, tutti elementi che, ancora una volta, ci parlano del binomio Acqua e Fuoco.

Nei racconti degli indigeni, questo serpente, grande quanto un albero, porterebbe tra le sue corna (reali) un grande cristallo, assimilabile al cristallo che si troverebbe nella testa dei draghi, raffigurante  la "settima macchia", ovvero il solo punto in cui si possono ferire il suo cuore e la sua vita.
(settima macchia, settimo chakra, settimo nodo del potere illuminato fra le corna del cervo... :) ) 
Insomma, non si tratta di solo Fuoco, che pur distruggendo origina nuova vita dalle ceneri, ma si parla sempre di maschile e femminile che si bilanciano collaborando.

Quanto all'Ariete, poi, visto come animale in sé ma qui collegato anche alla testa del serpente, ricordiamo che è un ulteriore simbolo di rinnovo, di Fuoco, di energia creatrice e potenza, nonché raffigurazione solare che si ritrova, ad esempio, nel famoso Vello d'Oro di Giasone.

Seppure associato in primis alla Primavera, è comunque sempre simbolo di slancio vitale, dell'eterno ricominciare che si avvolge a spirale come le sue corna, e come tale ricorda il "respiro vitale" racchiuso nell'Ammone  greco (o nel solare Amon egizio) in cui, nuovamente, convivono il tuono ed il fulmine,  ancora scintille di Vita.



Tornando alla Luna Piena di stasera, forse sarebbe bene utilizzare la sua bella luce per pensare all'astro compagno, il Sole, riflettendo su quanto sia utile la sua energia e su quanto quella più "dolce", ma non per questo meno potente, della Luna ci venga in aiuto illuminando ancora una volta alcune nostre parti che chiedono attenzione ma che forse non stiamo considerando adeguatamente.














Se ricordate, infatti, il Solstizio appena giunto era accompagnato dal segno del Cancro, il quale suggerisce di prendersi cura dei propri aspetti emotivi che hanno bisogno adesso di essere consolati, trasformati, guariti, e questa Luna è forse il momento migliore per farlo, anche esternando i blocchi che ci portiamo dentro, al fine d'essere aiutati a superarli, portando così alla luce del Sole i veri talenti di ciascuno.

Secondo le varie tradizioni nel mondo, questo plenilunio è detto Full Strawberry Moon, perchè questo nell'Emisfero Nord è il momento migliore per gustare le fragole, ma ancora una volta vorrei porre l'accento sull'aspetto interiore che, anche lontano dall'ambito celtico, ha una sua valenza che ritengo importante ed utile ai fini della condivisione.

La Luna Piena di questo mese parla di un qualcosa che richiede energia che viene da dentro.
Suggerisce di fare pulizia e spazio ma ancora più dice di avere fiducia e pazienza, perchè si è a metà strada, a metà dei 12 mesi che siamo soliti considerare ma magari anche a metà di un percorso personale, nel suo punto più alto e per alcuni forse anche molto impegnativo.

E' come se con il suo brillare rosato, unito al giallo del Sole, la Luna tendesse ora a rafforzare in noi la fede personale, quella voce interiore o della pancia che fino ad ora ci ha guidati fin qui e che continuerà ad indicarci la giusta via se ancora saremo in grado di ascoltare con coraggio.

Mi rendo conto che non sia un discorso semplice da prendere per buono e che possa sembrare assurdo per alcuni ma so anche che invece avrà senso per chi, anche solo negli ultimi anni, ha seguito un percorso d'ascolto personale profondo e di connessione con sé e con il mondo.
Perciò lascio queste righe, affinché siano di supporto a chi è già in viaggio consapevole ma anche  nella speranza che possano far risuonare qualcosa in chi si appresta a partire e, magari, teme il buio che ha davanti.

Questa è una transizione, come molte ce ne sono, ma fa parte di quel viaggio che si chiama Vita e che è importante affrontare con forza e coraggio se si vuole tenere viva la propria luce :)



Vi auguro che il cielo stasera sia sgombro e che possiate fare scorta di Luna,
un abbraccio grande.



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20 giugno 2018

Solstizio d'Estate: la celtica Litha, la Magia delle Erbe ed il Trionfo del Sole












Del Solstizio d'Estate si dice che cada tra il 20 ed il 23 Giugno, che sia il giorno più lungo dell'anno (quello in cui inizia l'estate astronomica) o che si tratti del momento in cui si riceve la massima potenza dal Sole. Ancora poi si racconta di lui come dell'istante in cui Cielo e Terra sono più legati che mai da un'invisibile forza mistica e se ne parla, come già successo per altre feste d'origine antica, come di un momento in cui le streghe passeggiano nude al chiaro di luna.

E' tutto vero, e se non siete curiosi di addentrarvi di più nella sua particolarità potete ora dedicarvi ad altro :)

Oh! siete ancora qui?
Perfetto allora! Sedetevi comodi perché ci sono un tante cose da scoprire e lo faremo insieme, dato che lo scorso anno non ho avuto modo di raccontarvi nulla in proposito e che mi piacerebbe concludere il giro delle feste per poi vedere anche qualche altra curiosità.
Vi ricordo infatti che con Litha tutte le feste della Ruota dell'Anno sono presenti nel blog e potete trovarle al link a fondo post o sotto l'etichetta Celtica a sinistra.

Ed ora iniziamo.
Buona lettura!
















Dai Neo Druidi questa festa è detta Alban Heruin (o Hefin) e significa Luce della Riva perché, come l'opposta Yule si trova nuovamente al limitare fra i Regni indicando perciò ancora una volta un passaggio, più precisamente quel magico momento in cui il Sole è al suo culmine ma, al contempo, si prepara a ridiscendere.
La questione della Riva, legata all'antica tradizione astronomica che vedeva la Terra sopra all'Equatore celeste, l'Acqua al di sotto ed il Sole proprio nel punto di contatto fra i due, diventa quindi simbolo di quella zona che nella cultura celtica non appartiene a nessun mondo pur facendo parte al tempo stesso di entrambi, quello Terreno e quello Invisibile.
Il Solstizio si potrebbe perciò dire un sorta di interregno, un confine fra crescita e declino, e per tale motivo presso i greci veniva detto "Porta" ( "degli Uomini" in Estate e "degli Dèi" in Inverno ) ad indicare rispettivamente le entrate nei due mondi, Terreno e Divino.












Come tutte le feste di passaggio, anche il Solstizio d'Estate è un "momento senza tempo" nel quale dedicarsi alla magia ed alla divinazione, poiché appunto si assottiglia il confine e diventa più facile comunicare, e per tale motivo Shakespeare ce l'ha raccontato nel suo "Sogno di una Notte di Mezza Estate" in cui realtà e finzione si fondono.
A dire il vero il buon William si è rifatto della tradizione anche nel titolo perché il Solstizio estivo in lingua inglese si dice Midsummer, per l'appunto Mezza Estate.

In tutta Europa, anche dopo la cristianizzazione e la sua trasformazione in festa di San Giovanni (il 24 Giugno), la Mezza Estate ha conservato il suo aspetto magico ed è stata vista dalle fanciulle come momento nel quale tratte presagi sui futuri sposi.
Questo perché tale festa è legata al massimo splendore della natura ed è perciò più che naturale associarla all'amore, così come alle erbe che, proprio a San Giovanni, ancora oggi si raccolgono per essere bruciate nei falò solstiziali o conservate sotto ai cuscini per favorire sogni divinatori.














Timo, Ruta o Maggiorana sono sempre andate per la maggiore, forse perché più facilmente reperibili, ma  nell'antichità e specialmente nei paesi nordici, il Vischio ed il Sambuco erano le più considerate.
Il primo si faceva dorato in estate, diventando il ramo d'oro della mitologia, mentre il secondo, stando alle leggende britanniche, se tagliato alla vigilia del solstizio finiva persino per sanguinare.
La Verbena sembrava portare prosperità, l'Artemisia si dice proteggesse dal malocchio, i semi di felce pare acuissero la seconda vista (utile in questo momento di passaggio per guardare nell'altromondo) ma in realtà le piante più amate erano quelle ricche d'energia solare come la Calendula (lenitiva, antinfiammatoria e sedativa), la Camomilla (rilassante e capace di proteggere dalle negatività), il Girasole (commestibile ed efficace contro le febbri) e la famosa erba di San Giovanni: l'Iperico.











Come le altre piante solari, anche l'Iperico tratteneva l'energia del Sole, che al Solstizio d'Estate brilla nel suo massimo splendore, ed oltre ad essere bruciato nei falò veniva appeso alle porte per benedire case e stalle o per proteggere dagli spiriti maligni, caratteristica attribuita anche alla malva.

L'Iperico è un fiore di Fuoco e d'Aria, simbolo di pace e prosperità, così come di salute ed abbondanza, ed è una pianta capace di calmare le paure, la depressione, l'ansia e la frustrazione.
Allevia perciò le tensioni, permettendo lo scorrere dell'energia nella persona sollevando il suo spirito.
A livello medicinale si tratta di un'erba sedativa ed antiemorragica usata per curare ulcere, contusioni e punture mentre, a livello simbolico, ricorda di restare calmi ed aperti a nuove idee.

Dalla grande presenza di erbe e leggende che vedevano le donne coglierle al buio nascono le storie di streghe legate al Solstizio estivo in cui ,oltre al Fuoco del Sole, si celebrava l'Acqua raccogliendo la rugiada miracolosa o bagnandosi direttamente in essa, di notte, nei prati.
Anche nei testi d'alchimia la rugiada viene riportata come liquido prezioso e nell'astrologia babilonese l'acqua solstiziale era quella sparsa sul mondo dal Sole e dalla Luna che si univano in matrimonio in quella notte.
Il maschile e femminile, quindi, si fondono ancora per dare vita al caos casuale che rigenera il cosmo e ricordano lo Yin-Yang orientale che sembra unire le due metà dell'anno in questo incontro solstiziale, un po' come il glifo duale del Cancro, segno in cui il Sole entrerà proprio al Solstizio.



















La Mezza Estate dell'antica Roma, festeggiata sempre al 24 Giugno, era il momento in cui si venerava la Dea Fortuna, anch'essa simbolo di casualità e caos che può portare improvvisa e grande gioia e che ricorda i saturnali invernali nei quali il capodanno rimescola e rinnova le sorti.

Quanto invece al Fuoco ed ai Falò, simboli solari volti al rafforzamento dell'energia dell'astro che ora declina, forse servivano anche come rito di purificazione con cui scacciare malattie e spiriti maligni, adesso capaci di vagare a piacimento per via del "passaggio".
Inoltre, dato che il Solstizio d'Estate è la controparte di quello d'Inverno (di cui si parlava qui) e che spesso il legno usato proveniva dalla Quercia, si pensa che i falò rappresentassero anche la morte dello spirito di tale albero, ovvero il Re che simboleggia la fine della fase crescente del Sole mentre passa il testimone all'altro, il Re Agrifoglio.














Il solstizio estivo, oltre ad essere la festa solare al cambio di stagione, rappresenta anche l'inizio del ciclo agricolo legato ai cereali, che vedrà il suo culmine ad agosto nella celtica Lughnasadh, (la Festa del Raccolto raccontata qui ), e perciò ci avvicina a miti come quello di Tammuz ed Ishtar in cui la Dea scende negli inferi a salvare il Dio, ovvero il Sole che nel suo massimo splendore muore per poi rinascere, e che ricorda le storie delle isole britanniche in cui già al Solstizio d'Estate si parla dello Spirito dell'Orzo, il quale una volta falciato e raccolto rinascerà dai suoi stessi semi.














A grandi linee anche in ambito celtico il Solstizio d'Estate, detto Litha nella Ruota dell'Anno, ha le stesse valenze e caratteristiche viste fino ad ora ed il suo antico nome, Medio-Saminos, ha il medesimo significato di Mezza Estate già visto prima.
Perciò vedrò di aggiungere qualche dettaglio particolare e di raccontarvi una bella leggenda che ho scoperto in proposito.

In Irlanda si dice Meithheamh, in Galles Mehefin, in lingua cornica Metheven ed in bretone Mezheven ma il senso della celebrazione è sempre il medesimo: festeggiare la Mezza Estate, l'apice della luce solare che nel contempo inizia a declinare.
In termini interiori quindi la psiche si prepara a vivere l'intensità dell'Estate con gioia e grande festa ma, al contempo, percepisce la presenza di quelli che potremmo definire i semi dell'oscurità invernale.
Quindi, anche se scatta in noi una consapevolezza forse meno facile da accettare rispetto a quella invernale in cui il Solstizio è simbolo di Sole Crescente, sarebbe meglio concentrarsi sulla conservazione delle energie , un po' come a voler fare "scorta di Sole e Luce" per dopo.
E con ciò torniamo ad uno dei punti centrali della festa e cioè la raccolta delle erbe, che in ambito celtico ha una valenza ancor più forte poiché si tratta di erbe medicinali, curative e quindi fondamentali per la vita stessa.














Se a Beltane (qui) il Dio Belenos faceva la sua comparsa come guaritore, ora diventa il Patrono delle Erbe della Salute nelle quali i Celti vedevano il suo corpo e la sua energia solare, gialla e splendente.
Per i drudi questo momento di raccolto era speciale, perché rappresentava una svolta nel ciclo di vita e morte, e proprio per questo motivo mi soffermerò sul racconto di un mito che spiega la grande importanza delle erbe curative nella tradizione celtica.

Si racconta che un tempo esistessero due divinità, divenute in seguito simbolo degli erboristi celtici.
Erano fratello e sorella, Miach e Airmid, figli del medico dei Tuatha Dé Danann chiamato Dian Cécht.

Come il padre, anch'essi possedevano il dono della guarigione e durante lo scontro tra Tuatha Dé Danann e Fomori prestarono mirabili servigi a Nuada, il re del popolo Danann, restituendogli l'uso di un braccio perso in battaglia.
Secondo tradizione infatti Nuada sarebbe stato ancora considerato un vero re solo se in possesso di tutte le sue parti e perciò la sua magica guarigione ebbe un'importanza molto elevata.

La preziosa cura avvenne per opera di Miach e così suo padre, geloso del figlio e furioso per la sua bravura, lo colpì in testa con la spada per ben tre volte, tutte curate da Miach stesso, finchè con una quarta lo uccise distruggendogli il cervello.
Miach venne perciò sepolto nella Terra e si dice che da quella spuntarono 365 erbe (ciascuna utile a curare ogni organo e nervo del corpo), le quali furono raccolte da Airmid ed appuntate sul suo mantello in ordine tale da corrispondere ad ogni organo, così da poter curare ogni singola malattia o disturbo.

Il padre però, nuovamente geloso, scombinò l'ordine delle erbe e fu così che il popolo iniziò ad aver bisogno degli erboristi (druidi) al fine d'avere qualcuno in grado di sperimentare e recuperare almeno una parte dello schema di Airmid.




















Questo racconto leggendario, che spiega al contempo l'importanza dei druidi e delle erbe, aiuta anche a comprendere perché esse siano così fondamentali da dar loro una classificazione nell'erboristeria celtica che le vede suddivise in funzioni.

Infatti esistono erbe di :
-prima funzione, appuntate sul mantello in corrispondenza della testa del Dio Belenos poiché psicotrope come il Giusquiamo o sedative come la Verbena, che in generale apportano una sorta di benessere o un effetto "spirituale",
-seconda funzione, che si trovano sugli arti di Belenos e sono principalmente cicatrizzanti/coagulanti utili sul campo di battaglia come Iperico e Millefoglie,
-terza funzione, poste infine sul corpo ed utili alla cura degli organi digerente e riproduttivo come Camomilla e Felce.

Queste tre funzioni potrebbero aver ricordato ai più attenti qualcosa di cui avevo già scritto in passato in merito ai Celti (qui), ossia l'aspetto trino e la suddivisione tribale correlata, ed infatti è così perché esse sono in qualche modo legate alle tre classi sociali in questa maniera:
-Druidi: erbe della prima
-Guerrieri: erbe della seconda
-Contadini ed Artigiani: erbe della terza

Ovviamente non vi elencherò qui tutte le 365 erbe del Mantello di Airmid ma sappiate che fra le altre venivano utilizzate molto spesso anche l'Aconito, la Cinquefoglie, la Barba di Giove ed il già citato Iperico.
In ambito esoterico lo si chiamava Erba d'Oro, in Irlanda veniva definito Rinnovatore di Vita, in Gallles Foglia Benedetta mentre in Bretagna era chiamata Centobuchi per via delle perforazioni sulle foglie che ricordavano le ferite cicatrizzate dalle proprietà dell'erba stessa.

Oltre alle erbe, anche in ambito celtico si usavano i falò con i significati già visti ma era d'uso anche far rotolare giù dalle colline delle ruote infuocate, ancora una volta a rappresentare il Sole che iniziava a calare.
La cenere dei falò veniva poi sparsa sui campi per fertilizzarli e la gente saltava attraverso i fuochi per affrontare simbolicamente i grandi cambiamenti della vita, come viaggi o matrimoni, al fine di conservare in sé l'energia solare necessaria a superare i momenti d'incertezza.














Oltre a tutto quanto visto fino ad ora possiamo ricordare infine che la festa di Litha omaggiava anche altre divinità, che cito brevemente affinché possiate cercare da soli ulteriori informazioni.

Data la "simbologia del passaggio" infatti troviamo:

-Giano Bifronte- ( mitologia romana )
divinità italica il cui nome significherebbe appunto passaggio e che presenziava a tutti i riti in cui fossero presenti soglie come matrimoni, nascite o altri momenti di "cambio" di vita, materiale o spirituale. Era il Dio protettore degli Inizi, colui che rappresenta contemporaneamente il passato ed il futuro.

-Hermes ed Iride- ( mitologia greca )
entrambi viaggiatori fra i mondi ed entrambi messaggeri degli Dèi.
Il primo capace di passare dal mondo terreno a quello degli inferi per accompagnarvici le anime dei defunti, la seconda in grado di fare lo stesso ma passando attraverso le acque, il mare, ( altra visione dell'Altromondo ), in quanto ninfa dell'Oceano.
Hermes, messaggero di Zeus, era portatore del Logos, della parola in quanto capacità di ragionamento con la quale giungere all'essenza delle cose, ed era considerato perciò il Dio dei commercianti, dei viaggiatori, dei poeti e degli oratori.
Iride, messaggera di Era, vestita dei sette colori, con le ali ai piedi come Hermes e dolce come l'arcobaleno dopo la tempesta, si associa alle piume delle sue ali ed al fiore che porta il suo altro nome, Iris, il quale si credeva alleviasse o calmasse la rabbia, curasse la collera e portasse generale benessere agli animi tormentati.

-Odino- ( mitologia norrena )
il sommo fra gli Dèi, colui che governa tutte le cose del mondo, anch'esso Dio psicopompo e del Logos, maestro della magia, della poesia e della medicina, nella festa di Litha viene ricordato per queste sue capacità  ma anche in quanto padre di Baldur, il giovane Dio che veniva sacrificato come Spirito della Vegetazione, probabilmente altro nome del già visto Re Quercia.


Anche se, come per le altre feste, è impossibile raccontare proprio tutto ciò che è collegato al Solstizio d'Estate ed è altrettanto impossibile farlo nel dettaglio senza diventare oltremodo noiosi o prolissi, spero che questo post vi sia piaciuto nel suo complesso e vi abbia fornito spunti di lettura interessanti.

Se volete festeggiare Litha al giorno d'oggi vi consiglio di farlo nel suo senso più ampio, godendo dell'aria aperta, del sole e delle passeggiate nel verde in cui magari riconoscere e raccogliere qualche erba profumata e qualche bel fiore.
Se ancora volete, potete considerare questo momento come punto d'equilibrio, come summa di tutto ciò che avete imparato fin qui, e fare scorta di energia solare per il tempo a venire tramite fiori, candele o simboli gialli che vi ricordino la gioia della solarità.
Anche una pietra di sole o un gingillo arcobaleno potrebbero farvi compagnia, così da ricordare che anche dopo le tempeste torna sempre il sereno e che questo è solo un nuovo attraversamento :)












Felice Solstizio d'Estate e a presto!


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16 giugno 2018

Mani e Sunna

Poco tempo fa mi sono ritrovata a parlare con mia madre del Sole e della Luna.

E' successo in maniera apparentemente casuale, mentre lei svolgeva gli esercizi dei suoi corsi di tedesco e di inglese e mi chiedeva un aiuto, ma a ben pensarci questo binomio è stato con me fin dall'inizio dell'anno.
A Gennaio, infatti, dopo aver risistemato gli appunti relativi al Wildwood, che mi parlava della Luna come carta guida dell'anno e del Sole come miglior augurio per il 2018, ho iniziato a considerare questi aspetti "luminosi" in maniera un po' più approfondita perché mi sembrava particolare il fatto di ritrovarmi in mano la dualità, il femminile ed il maschile, che tutti ci portiamo dentro ma che spesso tendiamo a dimenticare.




















Ad ogni modo, la chiacchierata con mamma è stata curiosa perché mi ha fatto notare come Sole e Luna cambino genere nella lingua tedesca, nella quale il Sole infatti è femminile mentre la Luna è maschile, e mi ha spinto a fare una piccola ricerca dalla quale ho capito essere così anche in altre lingue, come ad esempio quella araba.

Ovviamente parlare esaustivamente di Sole e Luna è praticamente impossibile ma nel tempo mi piacerebbe raccogliere miti, leggende e materiale vario così da arricchire ulteriormente il blog e me stessa e perciò, se avete bei suggerimenti, sappiate che mi trovate qui pronta a coglierli :)


Nel frattempo vi racconto una breve leggenda che ho trovato lavorando sui nomi Sonne e Mond, rispettivamente Sole e Luna in tedesco, e che viene direttamente dai miti cosmogonici norreni.

Si tratta della storia di Mani e Sunna (o anche Sol), figli del gigante Mundilfari che, trovando il proprio bambino e la propria bambina estremamente belli e splendenti, decise di chiamarli così, ovvero Luna e Sole, e di dare la seconda in sposa ad un uomo di nome Glenr.
Gli Dèi però, risentitisi di tale doppia arroganza, rapirono i figli di Mundilfari e li posero entrambi in cielo alla guida di due carri, uno di notte ed uno di giorno, costringendoli a correre senza sosta recando con sé gli astri.
Il carro di Mani, quello lunare, badava anche al crescere ed al calare della Luna, nonché a tutte le sue fasi, e siccome tale compito era troppo per lui poiché già doveva trainarlo, Mani rapì a sua volta due fanciulli, Bil e Hjuki, affinché l'aiutassero.
A Sunna invece spettava il compito di portare il carro del Sole cavalcando due cavalli, Arvakr (colui che si sveglia presto) e Alsvior (colui che tutto arde), che si dice avessero rune incise sulle orecchie e sugli zoccoli ed otri di vento posti sui fianchi al fine di rinfrescarli.
Gli Dèi, poi, non ancora contenti del loro operato, misero infine due creature a rincorrere entrambi i carri. Erano due Lupi, Hati e Skoll, che secondo la leggenda avrebbero rincorso gli astri ed i ragazzi fino a divorarli.


Le parole Mani e Sunna, come già detto, significano Luna e Sole nell'antica lingua germanica, che vede per il Sole anche Sowilo (corrispondente anche ad una delle rune del Futhark antico).

In sanscrito si dicono rispettivamente Masa e Sura e se per il secondo troviamo principalmente il significato di Sole, per il primo esiste anche un collegamento con la parola Mese, naturalmente legata al ciclo lunare.
Infatti l'indoeuropeo Mehns, che origina il Masa sanscrito, il Men greco ed il Mensis latino (tutti equivalenti di Luna/Mese), contiene in sé la radice Meh, ovvero Misura.
Infine, l'inglese Month ed il tedesco Monat, che ricordano i termini Moon e Mond con cui si traduce la parola Luna nelle due lingue, derivano da un'altra forma indoeuropea, Menot, che ancora una volta riporta al medesimo concetto di Mese visto poco prima.


Ecco, per questo primo appuntamento di Sole e Luna è tutto.
Ci rivedremo più avanti con qualche altra scoperta. Piccola o grande che sia sarà sempre bello sognare un po' recuperando dal mondo le sue antiche bellezze.

Un abbraccio.



13 giugno 2018

Just Me - Giugno 2018

Giorni fa, dopo aver pubblicato il post conclusivo sul BIO, qualcuno mi ha scritto dicendo che ci sarebbero state bene un paio di foto con il mio nuovo look, che poi in realtà è sempre lo stesso super semplice ^^

Il fatto è che ci ho riflettuto su, ed effettivamente sarebbe stato carino chiudere il post così ,ma al momento non ci avevo nemmeno pensato, dato che io vedo tutti giorni nello specchio gli effetti delle mie BIO-scelte e del lavoro fatto su di me.
Però so che le sole parole a volte non bastano e allora, anche per tenere traccia di me come ho fatto in passato, eccomi qui, con i capelli castani, di bambina e di luna, e le macchie sul viso, che nel giro di dieci anni dalla fronte stanno scendendo sugli zigomi.

















A questo proposito, e per tornare a qualche domanda ricevuta via email, devo ahimè dirvi di non avere una soluzione e posso solo raccontarvi brevemente com'è andata e come l'ho vissuta io, sperando più che altro che possa essere d'aiuto a livello psicologico/interiore per poter lavorare sull'accettazione dei mutamenti.


Un giorno, dal nulla, sono comparse come piccole macchioline nel centro della fronte, appena sopra al naso, e da lì si sono allargate di diversi centimetri, disponendosi anche lungo le sopracciglia.
Al tempo feci visite ed esami ma niente, nessuno che sapesse darmi una soluzione.
L'unica cosa che mi venne detta allora fu che, forse, c'era un accumulo di melanina, naturale o dovuto a qualche cosmetico, e che volendo avrei potuto tentare un intervento al laser, con il rischio però poi d'ottenere l'effetto contrario e ritrovarmi con macchie di pelle più chiara.

Dell'intervento nemmeno a parlarne, perché mi pareva troppo estremo per una questione di quel tipo, e così in quel periodo ricordo d'aver cercato della crema solare meno velenosa del solito e d'aver provato qualche scrub o crema semi-naturale che, a detta della casa produttrice, "rimuoveva le macchie scure o le attenuava".
In realtà lo scrub non avrebbe mai lavorato così a fondo sul mio viso, poiché non era una carta vetrata ^^,  e la crema finiva solo per pasticciare tentando di coprire quasi fosse una sorta di fondotinta.
Ma tutto ciò l'ho digerito realmente solo dopo un mese o due di tentativi quando, stufa di tutto, ho optato per una semplice routine di pulizia mattino e sera (associata all'uso della crema idratante e solare -tutto "quasiBIO"- ) ed ho intensificato il lavoro interiore per rafforzare l'autostima, dicendomi che quel "problema" non era la fine del mondo e che forse andava curato da dentro.

Spesso, infatti, ciò che il corpo racconta tramite disturbi nervosi, cutanei o comunque fisici, è un riflesso di quel che ci attraversa interiormente e perciò, una volta fatti i debiti esami (importanti e necessari come prima tappa), forse è il caso di guardare anche alla meta medicina ed eventualmente chiedere un supporto psicologico che aiuti a tirar fuori le questioni irrisolte.

Ovviamente anche l'alimentazione e lo stile di vita incidono, perciò si dovrebbe dare un occhio anche a quello, e negli ultimi dieci anni posso dire d'aver fatto un po' tutti questi percorsi, a volte accompagnata ma molto spesso anche da sola, e nel caso specifico delle macchie le ho viste trasformarsi naturalmente, esattamente come me, nello scorrere del tempo.

Ricordo che un giorno, a distanza di qualche anno dall'inizio del "problema" e nel mezzo del "rovistamento interiore intenso", le ho viste iniziare ad aprirsi e schiarirsi leggermente, dal centro verso l'esterno, come se il guardare dentro di me e portarvi luce si riflettesse sul fisico in quella maniera.
Sembrava assurdo osservarle e vedere la pelle fare tutto da sola.
Più lavoravo dentro di me, più loro si aprivano spostandosi sulle tempie lasciando nuovamente la fronte chiara come un tempo.

Nel mezzo ci sono stati anni in cui la mia considerazione interiore mi ha presa per mano fino a farmi dimenticare della questione e a continuare a fare le foto come tutti e come sempre, come se non esistesse nessuna macchia.

A volte qualcuno mi diceva che si vedevano tantissimo e che avrei dovuto assolutamente fare qualcosa, perché era orribile e sembravo sempre sporca.
Altre invece ricordo che, al parlare con le persone più sensibili, dopo un po' sorridevo e chiedevo per favore d'essere guardata negli occhi piuttosto che in fronte, perché al mio terzo occhio in via d'apertura non andava d'essere fissato così :)

Insomma, con chi evidentemente non era abbastanza intelligente da comprendere o forse, chissà, magari non si dava il tempo di pensare e mettersi dall'altra parte, tagliavo corto, seppure gentilmente, per non disperdere energia. Con chi invece poteva "sentire", ci scherzavo su e trovavo sorrisi gentili o affettuosi che in un attimo mi facevano scordare di tutto.

E' stato strano perché alla fine so di averle dimenticate totalmente e realmente, concentrata com'ero a riordinare e rafforzare l'interno :)

In tutto ciò ci sono stati i BIO capelli, La Maison Zen, le millemila illustrazioni bibliche, l'handmade, la riscoperta del mio amore per il druidismo e l'antico, i cricetini e tanto altro ancora, fino ad arrivare al mese scorso in cui guardandomi allo specchio le ho viste lì, come lentiggini giganti sugli zigomi, ed ho ripercorso la strada all'indietro.
Dieci anni di vita ricchi d'esperienze. Dieci anni di vita nei quali, per ben due volte, ho stupidamente pensato che non ci sarebbe più stato niente di bello ad attendermi.
Che immensa sciocchezza :)

Ora chissà quali saranno i prossimi passi!
Ancora non mi sono ben chiari ma lascerò che sia la pancia a suggerirmeli perché lei non sbaglia mai.

Quel che so per certo è che voglio continuare a tenere viva quella luce azzurrina che mi pulsa dal di dentro più forte di prima e che nonostante le fatiche devo sorridere con il cuore, perché mi è stata donata la vita e la voglio ancora utilizzare al meglio.


Un abbraccio forte forte e, come sempre, ricordate di volervi bene!

ps: le foto non rendono ma i miei capelli di luna sulle tempie sono tantissimi. Prometto che se ci vedremo ve li lascerò osservare ad uno ad uno, perché sono come fili d'argento che raccontano storie ed io le amo immensamente  :D

11 giugno 2018

Arborea#06 Asvattha e Sefirot - le radici nel Cielo

Il Solstizio estivo giungerà velocemente e sarà presto ora di cambiare stagione, lasciando così l'Aria per parlare del Fuoco. Perciò, prima che accada, vorrei raccontarvi di un albero del quale si parla nella mitologia indiana e che idealmente tendo a collegare all'Aria per via della sua particolarità.

L'albero di cui dico è l'Asvattha, ovvero il Pipal, il Fico Sacro del Risveglio sotto il quale si sedette Siddartha sacrificandosi, un po' come Odino con il Frassino, allo scopo di ottenere la conoscenza suprema, l'illuminazione.

Il Pipal, Ficus Religiosa detto anche Bo, è un albero a tutti gli effetti, semi-sempre verde, altro circa 30 mt, con rami che si allargano in ogni direzione e dai quali pendono radici aeree che, toccando terra, originano nuovi tronchi, i quali crescono intorno al tronco principale.




























Per via di questa sua caratteristica si dice che sia capace di creare da solo un intero boschetto, diventando così per la dottrina buddista un sinonimo di continua rigenerazione, e sempre per tale particolarità ci riporta alla sua raffigurazione mitologica che lo vede rappresentato sottosopra, con le radici nel cielo.

Secondo le leggende legate a Buddha, in India esistono diversi tipi di Ficus ed alberi sacri ma il Pipal, con le sue foglie a cuore, verdi con nervature rosa, rimane al primo posto e viene chiamato appunto Asvattha.














Asvattha fa parte degli alberi cosmici ed in India si venera da sempre come albero ascensionale, fin da prima della venuta di Buddha quando si diceva che "il sacrificio ha un solo punto d'appoggio solido, il Mondo Celeste" (Sylvain Lévi).




















Durante il rito d'iniziazione indiano, simile ad altri collegati agli alberi cosmici, il sacerdote utilizzava un palo consacrato e tramite una scala vi faceva salire la persona affinché raggiungesse simbolicamente il cielo, il divino, e quindi la conoscenza non disponibile all'uomo comune.
Il concetto di ascesa è quindi molto chiaro ma perché, come espresso nel Rigveda ( antica raccolta in lingua sanscrita della conoscenza, dottrina, credenza indiana ), raffigurare l'albero con i rami verso il basso e le radici nel cielo?
La risposta è semplice e si basa sul concetto della meditazione, la quale sarebbe in grado di riportare l'uomo alle proprie radici celesti e quindi alla vera fonte della sua vita perché, secondo la tradizione indiana (ma non solo), soltanto meditando l'uomo può ascendere e sfuggire quindi al continuo ciclo di nascite e morti.

Asvattha è pura energia cosmica che scorre nell'albero dall'alto verso il basso per passare da Spirito a Materia e che, risalendo poi al contrario tramite la meditazione, conduce l'uomo dalla sua nascita terrena alla sua forma divina.

L'albero rovesciato è quindi simbolo di un ciclo reciproco fra creazione (in discesa) e liberazione (in ascesa) ed è sempre dalle sue radici che nasce la linfa vitale divina capace di dare la vita, un po' come nell'albero cosmico di un'altra tradizione, stavolta quella della cabala ebraica, nella quale tale concetto viene espresso grazie ad una sorta di schema detto Albero dei Sefirot.





















Anche qui, infatti, la creazione discende nel nostro mondo, quello terreno, ma lo fa attraverso i Sefirot (ovvero 10 punti detti anche entità e rappresentate dalle lettere dell'alfabeto ebraico) collegati fra loro da un fulmine di luce.
Tale fulmine, o scintilla divina partita dalle radici aeree, non farebbe quindi altro che portare con sé un seme luminoso sul "terreno" al fine di tramutarlo in materia e vita, esprimendo nuovamente la somiglianza della discesa indiana di Shiva che, da pura conoscenza aerea e maschile, scende in noi verso il basso per incontrare Shakty, la corrente energetica femminile e densa, per fondersi con essa e diventare così concretezza.
Qui ci sarebbe ancora da ricordare il percorso inverso di Shakty, che tramite il risveglio e la "risalita" del serpente Kundalini torna (nuovamente) al divino del settimo chakra, ma per non dilungarmi troppo lascio a voi qualche ricerca in merito se siete interessati.

Tornando ai Sefirot, invece, e per darvi ancora qualche informazione pur restando sul semplice, potremmo ancora dire che essi sono collegati fra loro in un diagramma a tre colonne verticali, tre pilastri, che rappresentano da destra verso sinistra la Saggezza (Chokhma, il Padre Cosmico, maschile,  identificato con la lettera Sin = Fuoco) e la Comprensione (Binah, Grande Madre, femminile, identificata con la lettera Mem = Acqua), i quali si fondono nella Sintesi (Yesod) per trasformare il "seme", l'energia creatrice Keter,  in manifestazione, vita concreta, espressa come Malkuth, il regno terrestre.

In realtà il pilastro centrale, pur essendo collegato agli altri e terminando grazie all'unione del maschile e femminile, possiede anche una valenza tutta sua, quella della Compassione, che rappresenta l'unica via capace di unificare gli opposti poiché simbolo di mitezza.
Questo pilastro si origina da Keter e come l'energia creatrice stessa è la colonna dell'Aria e del Respiro, il soffio divino, l'Inizio del tutto, la radice nel cielo.














Se avete letto in precedenza il post sulla Betulla vi sarete accorti della similitudine tra il rito buddista d'iniziazione e quello sciamanico siberiano e perciò spendo ancora due parole in proposito.
Pur essendo infatti differenti le due figure, ad esempio perché i monaci buddisti tibetani (teoricamente) non possono fare uso di stupefacenti come gli sciamani, entrambe possiedono dei tratti in comune, come nella lingua parlata in una regione dell'Asia centrale per cui la parola "saman" (dalla pronuncia "shaman") indica i monaci buddisti o come il fatto che gli sciamani sentano come compito primario quello di difendere gli interessi dell'umanità, cosa che somiglia al concetto di compassione del monaco buddista.
Inoltre la vicinanza geografica ha sicuramente giocato a favore dello scambio fra il buddismo del Tibet e della Mongolia e quello della regione siberiana fin dal passato, amalgamando così i riti.
Per non parlare infine della somiglianza fra il sacerdote tibetano che nel Libro dei Morti recita formule per aiutare il viaggio del defunto e lo sciamano che accompagna la persona nell'aldilà.
Certamente monaci e sciamani non sono la stessa cosa, ed anzi diventa interessante coglierne le differenze poiché queste ci parlano della bellissima diversità culturale, ma non si può fare a meno di notare le correlazioni.


Ecco, il post arboreo di oggi, un po' a metà strada tra la Terra ed il Cielo proprio come un albero, termina qui e spero che vi sia piaciuto pur nella sua particolarità e brevità.

Di recente ho sentito la voglia di avvicinarmi agli alberi in maniera molto più fisica e, fortunatamente per me, mio padre conosce bellissimi sentieri boschivi non troppo distanti da dove abito, così abbiamo iniziato a percorrerli insieme.
La vita a volte è incredibile, poiché mi ha dato la doppia occasione di stare all'aperto scoprendo le piante da vicino e di riscoprire quella persona con cui ho sempre faticato a rapportarmi, forse perché in realtà siamo più simili di quanto crediamo ^^
Ad ogni modo è molto bello ed io non posso fare altro che ringraziare perché recupero qualche bella avventura non vissuta prima e continuo a salire, accompagnata dal Sole, verso il mio personalissimo Cielo.




















Mi chiedo quante cose belle abbia ancora in serbo la vita per me e sorrido in silenzio, ripensando alla gioia che mi regala il bosco mentre attraverso il suo cuore verde alla riscoperta del mio e mi avvicino ai giganti arborei per abbracciarli, conoscerli e raccontarveli con amore sempre più grande.




















A presto!

nota: Se volete leggere i precedenti post di Arborea, li trovate QUI-