18 febbraio 2017

I Celti: triade, triskell e struttura tribale tripartita

I numeri, secondo la cabala hanno precisi significati esoterici (dal greco esoterikos e cioè interiore) che i Celti non disdegnavano affatto. Essi infatti amavano affidarsi ai numeri e spesso i druidi li usavano per tenere a mente le lunazioni ,molto propizie per i rituali.

Oggi a noi ne interessano due in particolare : l'1 ed il 3 che rispettivamente significano creazione, origine di tutte le cose, energia mentale, pensiero (e quindi azione) che genera la realtà, e perfezione perché vede l'unione dell'1 ( il principio attivo) e del 2 (il grembo che accoglie la creazione).
Il 3 ,inoltre,  è anche simbolo della pianta spirituale che allunga i suoi rami dando la spinta necessaria ad uscire da se stessi per evolvere, in sostanza la volontà di crescere.

Per questi motivi, molto probabilmente, presso i Celti erano considerati sacri e spesso ricorrono insieme nella tradizione e nel concetto di triade, quella magica rappresentazione che vede un trittico riunito in un solo elemento. Però, siccome questo non è un post sulla numerologia lascio a voi di approfondire le ricerche in merito e vi propongo invece di scoprire di più riguardo al famoso concetto "del tre nell'uno".

Buona lettura :)

Con la Ruota dell'Anno ad Imbolc abbiamo parlato del cerchio, importante per i Celti per via della sua valenza simbolica legata ai cicli, perciò oggi vi racconto della triade, forse conosciuta da molti tramite la sua raffigurazione grafica più famosa: 
il simbolo del Triskell, che racchiude appunto cerchio e triade.












Il nome viene dal greco "triskelés" ,che significa letteralmente "tre gambe" ,e il simbolo è costituito proprio da tre spirali unite che rappresentano il continuo ciclo della vita. 
Al tempo stesso, però, e secondo il concetto di triplicità nell'unità tanto caro ai Celti, il Triskell si può leggere in molti altri modi come ad esempio :

-le tre principali divinità celtiche Lugh (il Dio degli Dei, colui che possiede tutte le arti/conoscenze) , Daghda (Dio druido del Cielo) e Ogma (Dio della Guerra sul campo bellico)
-i tre aspetti della Dea ,la Terra, rappresentata come figlia, madre e sposa
-i tre momenti della Vita quali passato, presente e futuro
-i tre stadi dell'uomo e cioè crescita personale, sviluppo umano ed espansione spirituale
-i tre concetti di creazione, conservazione e costruzione
-i tre Elementi dinamici dell' Acqua, Terra e Fuoco che ,collegati nel centro ( la Terra ), rappresentano appunto l'eterno ciclo della Vita, raffigurata dalle curve di ogni spirale.

Altra versione del Triskell è la Triquetra ,che varia solo nella forma ma non nel contenuto.
In essa infatti si ritrova una differente rappresentazione delle tre parti ,a volte anche collegate da un cerchio, ma tutto indica sempre il medesimo concetto: la triplice presenza unita in un punto.


E' curioso notare come entrambi i simboli siano stati poi "assorbiti" ed utilizzati anche in seguito, con l'avvento del Cristianesimo, poiché potevano facilmente rappresentare la Trinità ( Padre, Figlio e Spirito Santo ) anche a chi non sapeva leggere.
Insomma, non è stato inventato nulla :)

Inoltre, essi potrebbero anche valere come raffigurazione solare e ,al giorno d'oggi presso i bretoni, sono considerati come portatori di felicità, spesso donati con valenza positiva.

Del Triskell e della magia ad esso collegata c'è infine da ricordare anche il "moto" poiché ,se il senso orario da sinistra a destra ne rappresenta l'influsso benefico, quello antiorario, e perciò contrario, ne simboleggia invece quello negativo e questo è da tenere a mente perché ci capiterà ancora di parlare di mano destra e mano sinistra quando affronteremo meglio i druidi e l'aspetto magico/spirituale.













Da ciò diventa chiaro a quante interpretazioni si possa ampliare il significato della triade ,e state certi che ritroveremo ancora l'argomento nei prossimi post ,ma oggi qui lo vediamo collegato alla Tribù ossia la grande famiglia celtica che presentava proprio una struttura tripartita, suddivisa a sua volta in tre funzioni.

Tre infatti erano i gruppi che la componevano e le davano vita: sacerdoti, guerrieri ed agricoltori, e se ci si pensa un momento appare anche abbastanza semplice trovare le funzioni a loro corrispondenti e cioè: sovranità/guida, difesa/protezione e sostentamento/fertilità.

Vediamole insieme e un po' nel dettaglio.

Ai sacerdoti, i famosi druidi, spettava il compito di guidare spiritualmente la tribù oltre a quello di conservare e tramandare la conoscenza dei collegamenti con l'Altromondo, ovvero il regno della Dea dove venivano accolti gli antenati e nelle cui profondità acquose covava la vita della Terra.














Essendo in contatto con il Mondo di Sotto, i druidi godevano del più alto prestigio presso la Tribù ed a volte diventavano anche giudici e potenti consiglieri in caso di guerra.
La loro formazione durava quasi 20 anni e molto probabilmente ricoprivano anche la funzione di medici.

guerrieri, invece, valorosi e forti soldati, dovevano proteggere la tribù e salvaguardarne la caratteristica familiare.














Per i Celti ,infatti, il concetto di famiglia era "allargato", in quanto si considerava che nella Tribù tutti avessero un discendente comune (la Terra) e ,solitamente, i bambini venivano cresciuti da famiglie non imparentate proprio con lo scopo di creare legami nuovi e non basati sul sangue.
Anche chi restava senza parenti e non apparteneva alla Tribù poteva essere adottato, a patto che non fosse un criminale. Inoltre, se dimostrava particolare talento per l'artigianato e la musica, poteva anche essere riconosciuto meritevole di promozioni.

Ai guerrieri spettava poi anche il compito di proteggere ad ogni costo i drudi e, come anche gli stessi capi dei villaggi, dovevano rimettersi ad ogni loro decisione.
Ricordate quante volte Asterix ed Obelix si mettono in viaggio per andare a salvare e riportare a casa il vecchio Panoramix, anche a costo di finire prigionieri dei Romani ?
Ecco, quella è la versione a fumetti ma direi che rispecchia bene il senso della realtà :)

Quanto alla carriera militare, i guerrieri cercavano di farsi valere in duello al fine di diventare famosi, essere ricordati nei canti dei bardi ed accaparrarsi il miglior pezzo di carne durante i banchetti.
Sul serio, a quanto riportano le cronache dei popoli che hanno avuto a che fare con i Celti, essi non si battevano per conquistare luoghi ma piuttosto per raggiungere la fama e portarsi via il bestiame ,l'oro o il vino dei vicini.
Questo ,ovviamente, oltre che per difendersi. Chiaro.

Infine c'erano gli agricoltori, che con il loro lavoro nei campi sfamavano il villaggio assicurando sostentamento e vita . Per questo motivo ad essi era collegata anche la funzione della fertilità, perché dove c'è cibo c'è anche possibilità di sostenere nuove nascite e quindi nuovi cicli di vita.












A questa struttura tripartita si aggiungeva poi una quarta categoria a parte che comprendeva altre figure utili a portare avanti la vita nel villaggio.














Si trattava di artigiani ed artisti, tra cui bardi e fabbri, che possedevano talenti particolari  ricevuti in dono ,secondo la leggenda, direttamente dall'Altromondo. In questa categoria rientravano anche i pescatori o gli allevatori di bestiame, insomma un po' tutte le altre persone che contribuivano alla vita di gruppo.

A ben pensarci ,parlando di talenti particolari avuti in dono, allora gli illustratori sono benedetti dal dono della Dea !
Quasi quasi … potrei inserirlo nella bio :)
Ma ok dai, torniamo a noi.

Si dice che i fabbri celtici fossero molto abili nel lavorare il bronzo da solo ,prima, ed il ferro e il metallo insieme, poi, creando armi di ottima fattura ed invidiate dalle altre popolazioni.
















Difatti ,pare che le armi dei Romani e dei Germani ,quali il gladio e la spada, abbiano avuto origine proprio dallo scambio avuto con i Celti in quel periodo e che da lì sarebbe nato anche l'archetipo della futura lunga spada dei cavalieri medievali.
Sembra che le prime armi celtiche in bronzo fossero lunghe e non molto larghe perché ,tra il IX ed il VI secolo A.C., i Celti combattevano a cavallo e fu solo dal VI secolo in avanti che le spade si accorciarono ,divenendo in ferro e simili a corte daghe, perché si passò allo stile di combattimento di fanteria e quindi ad un corpo a corpo che richiedeva un'arma più massiccia.
Anche i carri da guerra dei Celti furono molto apprezzati ed invidiati dai vicini, che li comprarono avidamente scambiandoli con il vino ,amatissimo dalle tribù celtiche.

Pensate che alcuni racconti narrano che i Celti facessero paura in battaglia ancor prima dello scontro vero e proprio perché spesso arrivavano sul campo molto inebriati dal vino e ciò li rendeva sprezzanti di ogni pericolo e decisamente molto agguerriti.


Forse ,in parte, è per questo che Cesare li definì "barbari o selvaggi".
Oppure fu per quell'evento reale ,e rappresentato buffamente nel cartone animato di Asterix quando egli stesso tira un Romano per la barba ripetendogli ,più volte e con scherno, la frase "ti ho per la barbetta" ?
A questo proposito gli scritti romani riportano la scena raccontando che i Galli entrarono d'improvviso in Senato prendendo tutti alla sprovvista e che alla vista dei senatori che fingevano impassibilità iniziarono a tirar loro le barbe prendendoli in giro come se fossero delle statue.
Eh, peccato che non ci sia molta documentazione scritta su cui fare affidamento poiché ,possibilmente, le cronache romane sono di parte e non bastano a dipingere chiari scenari.


Ad ogni modo, ciascun gruppo era molto importante perché sulla collaborazione fra questi si reggeva la vita stessa della tribù, come in una grande famiglia, e proprio come in una famiglia si viveva tutti collegati. Per la tribù però, la questione principale stava nel rispetto delle necessità legate alla Terra poiché senza la sua collaborazione sarebbe venuta a mancare la forza principale a sostegno della vita ed ogni essere vivente sarebbe quindi morto.
In fin dei conti è un discorso semplice e che non fa una piega, no ?

In ogni caso, era appunto per il mantenimento di questo equilibrio che esisteva la casta sacerdotale con la sua funzione educativa ,poiché proprio attraverso questa trasmetteva agli altri il valore della Terra come entità vivente ed attiva nei confronti dell'essere umano.
Inoltre ricordiamoci che i druidi erano gli unici a "saper parlare con la Dea"ed anche per questo motivo erano tenuti in grande considerazione.













Essi infatti erano colti e curiosi, osservavano il mondo naturale e ne studiavano le erbe nella loro doppia funzione, medica e sciamanica, potendo perciò al contempo curare e mettersi in contatto con le energie sottili dell'Altromondo.
Aiutati dai bardi, depositari dell'arte poetica e quindi validi alleati cui affidare le memorie orali, i druidi potevano tramandare tutto il loro sapere, raggiunto dopo un lungo periodo di formazione affiancato da molto studio e dedizione.
Essi erano in sostanza il tramite spirituale che collegava la Terra e l'uomo e dalla Terra stessa ricevevano le regole da trasmettere alla Tribù e secondo le quali l'uomo avrebbe dovuto vivere.


L'aspetto tripartito appena visto si ritrova poi in un'altra figura, anch'essa importante per la vita della Tribù. Si tratta del Dio, il Sacro Re ,consorte della Dea che incarna le preoccupazioni e gli ideali umani collegando così la Tribù alla Dea stessa.














Il concetto di triade legato alla figura del Dio sta nel fatto che egli ,accompagnando la Dea, non poteva certo essere una persona qualunque ma doveva invece incarnare le 3 virtù: pietà, coraggio e generosità, strettamente collegate alle 3 funzioni tribali appena viste .

Ora, avendo dato un compagno alla Dea ed avendo quindi creato una coppia, i Celti vollero rimanere fedeli alla triade e perciò inserirono un terzo elemento ,che serviva a bilanciare il rapporto fra i due affinché l'Uomo non prevalesse sulla Terra e viceversa.
Tale elemento consisteva nella creazione di specifici punti nel tempo in cui le due realtà fossero così vicine da toccarsi, seppure per brevi momenti, e fu così che nacque la suddivisione dell'anno in quattro quarti e con le sue quattro feste principali: Samhain, Imbolc, Beltane, Lughnasadh.
Ricordo che ,come già detto in precedenza ,solstizi ed equinozi furono inseriti nel calendario celtico in un secondo tempo poiché considerati feste secondarie e quindi non rientranti a pieno titolo nella vecchia tradizione.


Sempre parlando di calendario, feste e triade c'è poi da tenere a mente un'ultima cosa interessante e cioè che i Celti commemoravano il tempo sacro considerando l'anno come composto da tre cicli:

-ciclo della terra e del sole
-ciclo della luna
-ciclo della tribù

Mentre il primo riflette i cambiamenti stagionali, quelli che hanno il maggior impatto sulla Terra, il secondo ha invece un significato più intimo, collegato alla vita del gruppo e allo sviluppo psichico e spirituale di ciascuna persona.
Il terzo, infine, è un ciclo composto da cerimonie che celebrano gli eventi storici passati che hanno consolidato la Tribù. Queste ,data la loro natura "casuale" sono sparse altrettanto "casualmente" nell'anno e variano da Tribù a Tribù.

Sì, lo so ,forse vi starete chiedendo il perché del Dio e della Dea, come mai il ciclo della luna oltre a quello del sole e perché tutte queste feste così specificatamente suddivise o ancora chissà che altro.
Beh, sappiate che nei prossimi post affronteremo l'argomento sempre più nel dettaglio e che quindi ,mi auguro, troverete le vostre risposte.
In ogni caso, se ne avete di particolari, potete sempre lasciarle nei commenti.
Così potrò arricchire ancor più i futuri post :)

Per concludere quello di oggi, invece, vi racconto ancora che ,per amplificare "il contatto visto poco sopra", la leggenda narra che i Celti costruirono dei monumenti sacri in specifici luoghi di venerazione e che lo fecero più precisamente dove convergevano le maggiori linee d'energia sulla Terra.
Il più famoso è certamente Stonehenge ,in Inghilterra, seguito subito dopo da Carnac in Bretagna ,ma in realtà esistono moltissimi altri siti di megaliti.












Oggi le ipotesi li definiscono "osservatori del cielo" poiché in determinati periodi dell'anno quali solstizi ed equinozi il sole cade perfettamente in dati punti o illuminando specifici percorsi.
Ovviamente non avendo documenti scritti di alcun tipo è difficile stabilire l'esatta funzione di tali luoghi ma quel che è certo è che gli antichi conoscevano il Cielo molto bene (anche meglio di noi se pensiamo alla loro mancanza di strumentazione) e che presso molti popoli è stato ritrovato il detto "così sopra e così sotto", forse proprio a ricordare la volontà di ricalcare sulla Terra ciò che proveniva dal Cielo e che per tale motivo era considerato sacro.
A me ricorda un po' anche  il "come in cielo così in terra" ,a voi no ?
Son sempre curiose queste "somiglianze/eredità".

Anche lasciando per un momento i Celti e volgendo lo sguardo ad altri popoli in altre zone del mondo ci si accorge di quanto il Cielo fosse importante ed "imitato" sulla Terra ,come ad esempio nel caso della Piana di Giza. Ma questa è storia per altro genere di post ;)


Spero che l'articolo di oggi vi sia piaciuto e vi aspetto al prossimo post, quando parleremo di Polarità Universale degli Opposti ,di Samos il Bianco e Giamos il Nero ed ancora della Bussola Celtica.
Preparatevi a prendere appunti perché la questione inizia a farsi ricca :)

A presto!

10 febbraio 2017

I Celti: amore per la Vita, la Natura ed il Sé

- Desiderate una vita migliore? 
Molto bene, allora apprestatevi a fare come i Celti -

Questo mi verrebbe da dire in maniera molto sbrigativa ma comprendo bene che così la cosa suoni troppo semplicistica e forse anche per nulla chiara .
Quindi utilizzerò questo terzo appuntamento celtico per spiegarmi meglio e ricollegarmi al precedente "perchè recuperare la cultura celtica".

Rasserenatevi però ,poichè confinerò l'argomento a questo unico post per poi dedicare gli altri al racconto delle vicessitudini storiche legate ai Celti ,alla loro vita quotidiana ed anche al più intrigante lato religioso e spirituale in cui l'Altromondo giocava un ruolo di primo piano.
So bene infatti quanto quest'ultimo attragga la curiosità e diciamo pure che ciò è pienamente comprensibile perché è impossibile non cedere al fascino d'intricati simboli o disegni presenti nell'arte decorativa celtica ,che rimandano appunto a questo aspetto.

Inoltre, sapevate che l'arte celtica viene spesso paragonata all'astrattismo e all'impressionismo?
Questo perché ,mentre i Greci amavano il realismo e rappresentavano gli Dei come esseri umani, i Celti invece s'ispiravano alla Natura e preferivano utilizzarne le forme elaborandole a loro piacimento.
Per loro infatti ,l'arte simboleggiava la libertà dello spirito che ,invece di rimanere confinato in una copia della realtà, poteva librarsi leggero nell'aria grazie alle linee curve ,sinuose ed aperte, le quali "aprivano" piuttosto che "costringere o delimitare" la figura.












Scusate ma da amante del disegno ,prima, e da illustratrice, poi, trovavo quasi necessario soffermarmi su questo punto perché l'astrazione delle forme mi ha sempre intrigata più della classicità della copia dal vero.
Eh, la natura celtica che si rivela pian piano :)


Ad ogni modo, per quanto sia bello sognare ed addentrarsi nel mondo spirituale celtico ricco di magia, bisogna prima di tutto capire ciò che i Celti erano nella loro totalità e cioè delle persone dall'animo semplice ,che apprezzavano la vita rurale e tranquilla ,talvolta arricchita dai canti dei bardi, e che partecipavano a banchetti e cerimonie volti a comunicare con gli Dei o a festeggiarne la loro presenza.

Così oggi vi racconto i fondamenti della filosofia di vita celtica e lo faccio tramite un parallelo fra questi e ciò che definirei un sano e positivo sviluppo di sé.
Diciamo quasi un varcare la soglia tra passato e presente per ritrovare se stessi perché questo post, come gli altri racchiusi sotto l'etichetta La Maison Zen ( nella colonna di sinistra ), ha un'unica ed importante finalità:
aiutarvi a riflettere per permettervi di ritrovare la vostra "centratura" affinchè possiate vivere meglio.














Perciò, buona lettura.


Quando ero ragazzina, il mio amore andava a quella figura dei fumetti francesi con la lunga barba bianca che si chiamava Panoramix.
Me ne piaceva da matti il sorriso affettuoso ,così come ne amavo lo sguardo vispo e furbo che l'accompagnava poiché ,seppure anziano, quell'omino era ricco di consapevolezze nascoste e la diceva lunga sul fatto di sapersi godere la vita.
Guardavo incuriosita le vignette in cui ,con il suo falcetto dorato, saliva sugli alberi a raccogliere il vischio per poi preparare la potente pozione magica ,la quale permetteva ai Galli della sua tribù di suonarle ,sempre e allegramente, all'esercito romano.
















Era divertente ,certo :)
Ma anche così affascinante!
A quel momento non sapevo quasi nulla sui druidi e sul fatto che il vischio fosse per loro una pianta sacra perché crescendo in alto, ospite sui rami di altri alberi ,era vicinissima al Cielo, regno degli Dei ,che guai a farli arrabbiare o altrimenti avrebbero scagliato quel soffitto blu direttamente sulla testa di tutta la tribù.

Allora conoscevo anche poco di quel popolo ed ignoravo quanto le storie di Goscinny e Uderzo fossero veritiere e piene di citazioni storiche reali.
Ero una fanciullina molto giovane, maggiormente attratta dalla musica celtica e dall'aura magica che risiedeva negli incantesimi o nelle invocazioni dei draghi ,come forse la maggior parte delle persone che di celtico possiedono l'anima ma non ancora la consapevolezza.















Ad ogni modo, da Panoramix alla scoperta delle leggende norrene ed irlandesi, come anche a quella del ciclo arturiano e delle storie sulle sacerdotesse di Avalon ,il salto è stato breve e più gironzolavo per la Bretagna più scoprivo che l'Armorica di quel buffo vecchietto era una terra solida ,antica e realmente esistita ,e che quel druido altri non era che l'incarnazione dei depositari spirituali di un'intera cultura, esistita anche e ben oltre i confini bretoni.

Così, tornando sempre più spesso a Broceliande e meditando lungo le rive scure del lago di Comper, ho tirato i fili dei miei studi e con il progredire del mio percorso di crescita personale mi sono resa conto di quanto le mie tappe interiori potevano dirsi connesse alla sostanza della cultura celtica.
Perciò son giunta alla scelta di condividere qualcosa qui ,per la piacevolezza del raccontare di un popolo che amo ma anche per spiegare meglio il senso di quel famoso "perché" accennato nel post precedente.
















Per amore di sintesi riassumerò ma mi auguro che vi prenderete del tempo per approfondire i concetti da soli, così da creare il vostro percorso e personale punto di vista.
Ricordate infatti che i miei post sono di pura condivisione e senza alcun secondo fine.
Siam qui solo per riflettere insieme in serenità :)














I Celti, essendo "genti di Terra, conducevano vite di Natura ed il loro approccio alla vita ,che ovviamente seguiva questo mood, si può idealmente sintetizzare in 5 punti.
Ve li elenco qui, aggiungendo qualche piccola nota esplicativa :

1-legame con la Terra e rispetto di essa 














Tale legame riconduce le mie riflessioni al Primo Chakra e vede l'importanza di un buon collegamento/radicamento con la Terra (che in realtà rappresenta il proprio sé) anche grazie alla riscoperta del passato ,il quale ci ha portato ad essere ciò che siamo.
Radicarsi significa mettere radici ,nell'adesso ,certamente, vivendo con una "mente presente",ma anche in ciò che siamo stati, al fine di trarre da ciò nuova forza e consapevolezza per apprezzare con più amore ogni nostro aspetto, anche quello che ci piace meno.

Questo diventa anche un buon momento per guardarsi dentro e fare pulizia, chiedendosi cosa conservare e cosa invece lasciar andare per diventare la nostra versione migliore, ciò che siamo destinati ad essere ogni giorno.
Sviluppare e recuperare il legame con la Terra, sempre intesa come Sé e come le nostre origini, può tutto questo ed è ,secondo me, la perfetta base di partenza di ogni cammino, il terreno umano ed interiore da seminare.

2-rispetto dei cicli naturali
















Diventare consapevoli e rispettosi dei ritmi naturali ,che appartengono tanto alla Terra quanto all'Uomo, può aiutare ad avere più cura di sé come individuo vivente e con determinate necessità fisiologiche cicliche quali dormire, mangiare, passare del tempo all'aperto o condividere emozioni e pensieri.
Comprendere ed accettare l'esistenza di cicli stagionali, come anche delle più brevi e ripetute fasi lunari che tanto influsso hanno sui mari quanto sulle profondità umane, aiuterebbe l'uomo a vivere, produrre e riposare nel modo migliore, esattamente come si faceva un tempo con i campi destinati alla semina.

3-coltivazione e mantenimento di un equilibrio fra Uomo e Natura











I Celti si prendevano del tempo per imparare a comprendere il pianeta e trovare il modo di conviverci in armonia ,come in un gigantesco ecosistema.
E se lo facessimo anche noi, ciascuno a partire dalla propria piccola realtà ?
Io penso che sarebbe realmente utile aumentare la consapevolezza del nostro impatto su questa Terra, con azioni ma anche con parole, e che ciò porterebbe allo sviluppo di un miglior equilibrio personale.
Il "fare qualcosa" è disponibile a tutti ma ha anche una sua ripercussione generale che andrebbe valutata ,poiché diversa a seconda del "fare" ,e quindi
non sarebbe meglio sempre "fare ( o almeno tentare di ) del positivo",anche solo con un piccolo ma buon gesto quotidiano ?

4-salvaguardia delle proprie tradizioni e dell'identità personale














Per i Celti era importante restare fedeli a se stessi e conservare la proprie tradizioni affinché vi fosse una sopravvivenza culturale .
Credo che a noi persone moderne, lo sviluppo di tale punto ,anche preso nel piccolo della singolarità, potrebbe aiutare su due fronti:
-a volersi maggiormente bene per ciò che si è ,tramite il rafforzamento della propria identità e del proprio valore personale e, beninteso, sempre nel rispetto degli altri ,con umiltà e senza prevaricazione.
In sostanza valorizzare se stessi creando la propria fiducia in sé grazie al riconoscimento ed apprezzamento di quel che si è e delle proprie capacità.
-a contrastare l'appiattimento culturale che oggi ci vuole tutti uguali secondo le mode.
Anche qui il concetto è lo stesso ed è volto ad una sana valorizzazione della propria unicità poiché, seppure è vero che siamo tutti esseri umani e quindi tutti uguali, ciascuno di noi è comunque unico ed irripetibile e perciò sarebbe bene esserlo in libertà e non secondo i dettami della moda del momento.

Tutto ciò potrebbe nuovamente aiutare a ritrovare se stessi, con i propri sogni e desideri, e a non cadere quindi nella massificazione della nostra era, a volte triste e vuota.

5-tolleranza e rispetto di tutti i cicli della vita











I Celti erano semplici ma non stupidi, avevano capito che la vita è fatta anche di accadimenti o momenti poco piacevoli ma avevano compreso che imparare ad accettarne la presenza faceva parte della vita stessa ed aiutava a vedere positivamente un nuovo inizio in ogni fine.

Ecco, ho tenuto questo come ultimo punto perché forse è il più difficile da digerire ma anche perché lo trovo molto vero e probabilmente ,oggi, anche il più volutamente dimenticato per comodità.
E' difatti faticoso e scomodo ammettere ed accettare l'esistenza di ciò che non ci piace ma invece andrebbe fatto ,perché spesso s'impara di più dai percorsi lontani dalla zona di confort o negativi che dai sentieri già battuti.

Ecco, questa è la mia personale visione e credo che ,per quanto oggi possa risultarne complicata l'attuazione ,l'applicazione di ciascun punto alla vita moderna potrebbe giovare alla crescita interiore e allo sviluppo di una sana autostima.
Quindi, forse, sarebbe meglio provarci.
Certo richiederà impegno e fatica ma son certa della sua riuscita perché ,come diceva un amico, "ciascuno è fabbro della fortuna sua" :)

Non ho parlato di quanto sarebbe utile recuperare la storia celtica per comprendere che molte feste o celebrazioni moderne derivano da lì e così spendo ora due parole veloci in chiusura.
















Molto di ciò che si festeggia oggi o molti dei detti dei nostri nonni sono antichissimi e derivano appunto dalla tradizione celtica, la quale ha fatto da sfondo a tutte le successive culture del centro Europa, e che perciò siamo più legati ad esse di quanto possiamo credere.
Dico questo solo perché oggi si tende a mettere nel grande calderone del termine "pagano" tutto ciò che suona "spiritualmente diverso" etichettandolo poi come negativo o buio, e secondo me questo non è corretto.
Gentilmente quindi, datevi tempo per scoprire prima di giudicare e vedrete che non sempre le cose sconosciute sono per forza "maligne" perché ,a ben pensarci, in tutti convivono il bene ed il male e spetta solo a noi scegliere da che parte stare.
In fondo abitiamo tutti questa Terra e l'importante sarebbe farlo con rispetto, gentilezza ed animo positivo indipendentemente dal credo, perciò impariamo a mantenere un atteggiamento di rispetto verso chi, pur credendo diversamente da noi, vive in modo amorevole.

Certamente i Celti avevano anche usanze oggi ritenute oscure ,come celebrare riti o banchetti in cui sacrificare animali o persone agli Dei, ma dobbiamo ricordare che ciò è appartenuto alla storia dell'intera umanità e che quindi non definisce tanto la brutalità di un popolo quanto quella di un'epoca in cui stare al mondo era sicuramente più difficile di adesso, sotto certi aspetti.

Per farsi un'idea infatti basta pensare a leggende greche come quella del Labirinto di Cnosso o ancora ai rituali appartenuti alla storia azteca. Erano certamente periodi in cui ,per quanto si conoscessero la Vita ed il Cielo,  gli "accadimenti/mutamenti" che li riguardavano risultavano magici. 
Pensate che gli Egizi credevano che ogni sera, al tramonto, il sole morisse e temevano che non sarebbe rinato.

Ora, questi concetti a noi oggi appaiono chiari perché ci sono stati spiegati scientificamente ma non si può nascondere che siano a loro modo una forma di magica continuità che avvolge il pianeta ,non vi pare ? 
Questo solo per dire che ,come sempre, è bene valutare tutti gli aspetti per poter comprendere più a fondo e che, inoltre, bisogna fare buon uso della propria testa perché , per quanto la Natura rappresenti una sorta di divinità, essa non ha certamente bisogno di sacrifici animali o umani.
Già cercando di vivere correttamente ogni giorno se ne fanno molti sotto forma di fatiche ed impegni ,fisici, emotivi e mentali, e sono dell'idea che ciò basti ampiamente, perciò insomma ... ragionate :)

In fin dei conti, i Celti erano un popolo dalle molte contraddizioni, capaci di comportamenti selvaggi ma anche dotati di grande sensibilità con cui creare splendide opere artistiche e ringraziare la Terra per la Vita, ma non è forse semplicemente questa la simbolica dualità di tutto genere umano?


Con questa riflessione vi saluto e vi aspetto al prossimo post, dedicato al simbolismo della triade celato nel Triskell e alla struttura tripartita della tribù, con le sue funzioni e rappresentanti.
Vedrete che pian piano storia e magia si fonderanno sempre più, promesso .


PS per i fan del fumetto di Asterix, che citerò ancora perché caro e diffuso esempio di tribù celtica, sappiate che esiste un parco a tema a lui dedicato .











Si trova a nord di Parigi, tra l'aeroporto CDGaulle e la cittadina di Senlis ,in Piccardia.
Eh sì, in Armorica non c'era più spazio e così l'hanno realizzato là. Pazienza :)
Se siete curiosi vi lascio il link al diario di viaggio della nostra visita nel famoso villaggio gallico.

Ciao e al prossimo sabato !

4 febbraio 2017

I Celti: chi, come ,quando ,dove ed anche un po' perché










Con il precedente post sulla festa di Imbolc vi ho "offerto il ramo di melo", come direbbero i druidi, e voi avete deciso di accettarlo e seguirmi in questo viaggio nel cuore della cultura celtica, perciò benvenuti !
Addentratevi in questo bosco verdeggiante, godetevi la luce e l'aria che filtrano tra le foglie e sedetevi comodi, magari proprio lì ,sulle rocce accanto al ruscello.















Accettando il ramo di melo avete accettato di dare uno sguardo oltre il velo di questo mondo ,di superficie ed anche moderno, alla riscoperta di credenze antiche e dimenticate ma che in realtà ci accompagnano da sempre e che da sempre sono il fondamento della vita quotidiana.
Difatti, per viaggiare nell'universo celtico, non bisogna fare grandi cose ma solo concedersi di tornare a guardare il mondo con occhi semplici e mente aperta.
Nulla di più e nulla di meno.

Da alcune persone mi è stato chiesto "perché condividere la cultura celtica e perché farlo oggi" ed a questo dedicherò un post particolare e specifico, così da far comprendere meglio la ricchezza interiore alla base di tale decisione, ma data la curiosità dirò brevemente che nella cultura celtica rivedo la sostanza della vita nella sua semplicità ed in essa il fondamento di una vita più serena.

Quindi, dato che IncantaMenti è un blog in cui crescere serenamente, sia sotto il profilo professionale che quello umano, ho pensato di condividere ciò che sto studiando e riscoprendo più a fondo, affinché possano sorgere nelle persone delle riflessioni volte al ritorno verso una dimensione di vita migliore ,seppure più semplice, in questa epoca così confusa e sempre più dedita all'esteriorità invece che al contrario.

Siccome ho ritrovato questo stesso mio sentire leggendo il libro da cui è tratta la citazione d'apertura,ve ne lascio nuovamente il titolo così da poterlo leggere a vostra volta se vorrete.
Si tratta di "il tempo dei Celti" di A. Kondratiev.

In caso invece non ne abbiate il tempo o la possibilità o semplicemente siate affezionati lettori d'IncantaMenti, sappiate che molti dei miei post celtici, pur mantenendo uno stile sintetico per rendere la lettura semplice e scorrevole e pur contenendo riflessioni personali riguardo l'argomento, s'ispireranno spesso a questo testo poiché l'ho trovato davvero ricco e ben scritto.
Inoltre, e lo dico così a titolo puramente informativo per i curiosi, qualcosa verrà ,oltre che da altri testi d'ispirazione celtica forniti dalla biblioteca e dai miei precendenti studi di lettere affrontati prima di diventare illustratrice ( eh già, lo ammetto, son stata all'università prima di perdermi fra i colori sui banchi dello IED),  anche da alcuni numeri di una rivista bretone cui sono abbonata e che spesso ha dedicato i suoi articoli ai Celti: "Bretagne Magazine" ed. Milan



Ora, siccome per avvicinarsi ad una cultura è utile sapere qualcosa dei suoi "abitanti", dedicherò il post a qualche breve cenno storico e cercherò anche di sintetizzare la visione della vita secondo questo popolo che tanto amava la Terra.
Spero vi piaccia o almeno v'incuriosisca, spingendovi a tornare ancora .
A voi e buona lettura!














I Celti erano un grande popolo che ha abitato l'Europa centrale e che ha lasciato una segno profondo nelle nostre tradizioni e culture, anche se non ci sono documenti scritti direttamente da loro a testimonianza di ciò.
La tradizione orale, unica fonte infatti, racconta che verso la fine del terzo millennio A.C. un popolo, conosciuto per le sue asce e le sepolture a tumulo, scese in Europa dai Carpazi. Qui incontrò i mercanti legati alla cultura dei vasi campaniformi, che amavano la birra e lavoravano i metalli, e fu così che le due culture si fusero per dare origine a quella celtica.

Seppure non puntassero all'espansione pianificata, poiché il loro concetto di guerra era volto più alla carriera personale che alle conquiste territoriali, essi allargarono ben presto i loro confini e per questo vennero ricordati dalle società letterate del Mediterraneo orientale, fornendoci quindi finalmente qualcosa di scritto su di loro.
Sempre per restare in tema bellico, c'è da ricordare che Celti ,pur essendo guerrieri valorosi, non avevano un'organizzazione militare disciplinata e rigorosa ma erano più che altro "facili di mano" e tendenti a bruciare come grandi fuochi di paglia:
moltissimo ,magnificamente, con possibile conseguente ( e grande ) danno ma per poco tempo.
Questo fu il motivo per cui ,alla fine ,cedettero sotto gli eserciti di Cesare, invece strategicamente più organizzati e disciplinati.
Ad ogni modo, come dicevamo, furono ricordati dai greci come il popolo eroico e chiamati Keltoi o Galati ,dalla radice irlandese GAL che significa VALORE.
Pensate che le loro scorribande giunsero fino in Italia ,quando nel 390 A.C. saccheggiarono persino Roma.
Eh sì, una volta gli riuscì di farla in barba ai romani.
Anzi, più di una ,stando ai fumetti di Asterix !
(mini nota: la tribù di Asterix era gallica, anch'essa celtica, e stanziata in Armorica ovvero l'odierna Bretagna)


I Celti erano genti d'identità forte e nonostante gli scambi commerciali con altre culture rimasero sempre fedeli a se stessi, cosa che risuona ancora cristallina nei loro discendenti che abitano le "sei nazioni celtiche moderne"e cioè Irlanda, Scozia, Galles, Cornovaglia, Bretagna ed Isola di Man.
Come dite? Amate una di queste terre e qualcosina ora inizia a muoversi nella vostra testa facendovi percepire somiglianze e collegamenti?
Bene, sappiate che io vi capisco più che bene :)

A dirla con voi, infatti, questa particolarità dell'identità forte mi è saltata all'occhio fin dalla mia prima visita in quella meravigliosa regione francese che adoro e che è la Bretagna, con i suoi cartelli in doppia lingua (francese e bretone) e con quel piglio della gente che guai a farsi scappare che un bretone è un francese.
E no. Lui è bretone e basta.

Ad ogni modo, dev'essere stata in quell'occasione che il mio amore "sotterraneo" per i Celti ha trovato modo di mostrarsi ufficialmente, fra una passeggiata sull'acciottolato di Josselin ed una baguette armoricaine.
Giuro!
Appena passato il confine bretone e mangiato un biscottino al burro (con tanto, tantissimo burro e triskell impresso sulla pasta ),tutta la mia precedente conoscenza celtica legata ai druidi e alla "magia di Avalon" è risalita dal cuore alla testa per farmi riprendere da dove avevo lasciato.

Trovo davvero curioso quanto il nostro inconscio ci parli da sempre e ci guidi anche quando ,sommersi dalla vita, non lo ascoltiamo più. Prima o dopo esso riesce a concretizzare la sua presenza riportandoci sotto al naso ciò che abbiamo sempre amato e a noi sta "solo" di prenderci la briga di ascoltarlo e di rimetterci a studiare quel che ci ha sempre affascinato. Nel mio caso la cultura celtica ,appunto.
Ma come si dice, questa è un'altra storia e la racconterò in futuro.
Meglio tornare ai Celti.

Dicevo che avevano un'identità forte e ciò si capisce dall'arte decorativa così particolareggiata e ricca di simboli ma anche dal fatto che ,pur conoscendo la scrittura greca ed usandola per registrare gli scambi commerciali, si rifiutarono sempre di servirsene per trasmettere la propria tradizione.
Su questo dettaglio tornerò ancora perché la tradizione orale celtica aveva una valenza molto profonda ma per ora possiamo ricordare che per questa loro scelta "cocciuta" (ma perfettamente in linea con l'atteggiamento celtico-bretone che ormai conosco abbastanza ) e pur rientrando nel continuum storico grazie ai documenti altrui, i Celti sono rimasti per sempre racchiusi nel "tempo del sogno", ossia in quella dimensione magica strettamente legata all'Altromondo e che forse, per via della sua fascinazione, ha fatto sì che molto si dicesse su tale popolo, a volte anche erroneamente e a sproposito.

In ogni caso, e nonostante tutte le fatiche affrontate da questa cultura per sopravvivere (senza materiale scritto e al pesante avvento del cristianesimo) qualcosa si è salvato ed è fortunatamente giunta fino a noi.
E secondo il mio parere ciò non è avvenuto a caso, ma anche questa è un'altra storia e se siete curiosi ve la racconterò più avanti.

Per ora termino qui la parte storica ,che ,state sereni, riprenderò ancora, e lascio spazio ad un'introduzione della "filosofia celtica nei confronti della vita" e lo faccio disegnando una sorta di cerchio immaginario, tanto caro ai Celti (e di cui parlerò nuovamente quando affronteremo la simbologia), tornando ancora una volta alla domanda che chiede :
"perché condividere la cultura celtica e perché farlo oggi? ".

Oltre alla spiegazione data ad inizio post devo dire che, più mi addentro nello studio e più mi rendo conto di quanto essa rappresenti il passato dell'uomo con le sue radici spirituali più profonde e vere e che oggi ,purtroppo, ci sfuggono un po'.
Alla base della cultura celtica c'è ,secondo il mio pensiero, un equilibrio creativo fra esseri umani e Terra e seppure esso si fondi su di una mitologia guida fatta di più divinità, e quindi discutibile per alcuni, racchiude gli atteggiamenti di fondo che io reputo fare la differenza fra il vivere la vita con presenza o meno.
Personalmente ritengo che fare nostri certi atteggiamenti, oggi ,avrebbe forti risvolti positivi in quanto lo sviluppo di un maggiore attaccamento al pianeta su cui viviamo potrebbe rappresentare una salda ancora ,fondamentale nell'epoca confusionaria che stiamo attraversando.

So che per alcuni può risultare difficile avvicinarsi a questo mondo e alla sua "realtà pagana" ma per farlo in maggiore serenità si potrerebbe considerare che la cultura celtica sta alla base del cristianesimo poiché i Celti sono cristiani da oltre 15 secoli .
E per dirlo citando Kondratiev, "per immergersi nella ricchezza della loro conoscenza è necessario accettare la natura duale della sua eredità pagana e cristiana" poiché ciò può aprire la mente a nuovi punti di vista riguardo quel che ci è stato insegnato e che ,forse, non abbiamo mai messo in discussione.

Va bene, tranquilli, respirate.














Non vi sto dicendo di abbandonare le vostre credenze personali e di mandare tutto alle ortiche, ci mancherebbe :)
Quel che voglio dire è solo che questo popolo, data la sua natura pagana ma a suo modo sacra al tempo stesso e proprio per questa sua doppia anima, è depositario di valori profondi che varrebbe la pena per un momento di permettersi di conoscere prima di giudicare.

Perfetto, se siete ancora qui con me e vi sentite meglio allora io proseguo e concludo :)

Come dicevo, i Celti erano un popolo profondamente legato alla Terra e se si osserva attentamente si può scoprire che l'amore per la Terra stessa, madre naturale di tutte le cose e fonte di sostentamento e vita, sta alla base di tutta la loro cultura e che questo concetto andrebbe recuperato ,per risollevare le sorti del pianeta e per convivere in maggiore armonia con esso e le altre persone.

Per i Celti ogni comportamento era volto al rispetto degli equilibri nei confronti del mondo vivente (umano, animale e vegetale) e per quanto ciò possa apparire semplicistico è proprio ciò da cui noi ci stiamo allontanando.
Essi convogliavano la loro attenzione verso la Terra ed i suoi cicli naturali proprio per evitare di concentrare potere in altro e quindi di creare finte dipendenze per l'uomo, cosa che accade invece oggi con l'attaccamento al denaro o ai beni materiali.

Lo so, è un discorso ampio ,non facile e magari pure scomodo ma ,sinceramente trovo che sia la realtà dei fatti.
I Celti badavano all'essenza mentre noi oggi ce ne stiamo allontanando ,finendo così per sentirci spesso tristi e vuoti seppure pieni di denaro ed oggetti.
Guardandola così credo si possa facilmente capire quanto un ritorno ai concetti celtici di basilare semplicità e valore interiore potrebbe solo far del bene, no ? :)

Ripeto ancora che con ciò non intendo mancare di rispetto a differenti tipi di credo ma solo spingere verso un ritorno ad una cultura umana più "rurale ed intima" ,perciò sentitevi sempre liberi di esprimere le vostre opinioni ma ,gentilmente e soprattutto per voi, cercate di farlo in maniera aperta, ricettiva e possibilmente anche educata.

Ora vi saluto e sperando che questo post vi abbia interessato vi lascio un'ultima citazione (sempre dal testo di Kondratiev) che trovo in qualche modo riassuntiva ,oltre che bella :

"Quella celtica è una forma di cristianesimo certa della bontà della creazione e del valore del libero arbitrio individuale, rispettosa della gerarchia ma senza prenderla troppo sul serio, sensibile alla bellezza della natura, con un interesse aperto e che non ha timore degli aspetti pre-cristiani.
Essa è una tradizione sacra e dotata del potere di trasformare e crescere (l'uomo)"














Un abbraccio e come dicono i miei cari Celti bretoni, Kenavo!
Ah, perdonate la saltuaria colloquialità ma ,altrimenti, tanto valeva aprire Wikipedia ;)

Photo Credits : Philippe Manguin ( che ormai da tempo mi ha gentilmente concesso di usare le sue splendide foto e che io vi suggerisco di guardare sul web per tuffarvi ancora più nella dimensione del sogno ).

27 gennaio 2017

Imbolc, la Primavera celtica

Come preannunciato ,inauguro la nuova etichetta riguardante il popolo dei Celti e lo faccio dedicando questo post ad Imbolc, la festa della Primavera che giungerà a breve.
















Prima di parlare di lei ,però, vorrei spendere due parole sulla concezione del tempo secondo la Ruota dell'Anno (di cui vedete una parte in foto) poiché forse non è conosciuta da tutti e la sua lettura differisce un po' dal nostro attuale concetto di calendario.

Gli antichi usavano calendari di tipo circolare ad 8 raggi ,detti appunto Ruote dell'Anno, a significare l'andamento ciclico del tempo ,fatto di momenti specifici e delicati che coincidevano con la possibilità di aprire alcune porte sul mondo normalmente invisibile agli occhi umani.
In pratica, secondo le antiche credenze, durante i cambi di stagione era più facile entrare in contatto con le energie divine e perciò in quei momenti era maggiormente opportuno ringraziare ed omaggiare gli dei per il loro operato sulla Terra.

Sostanzialmente la Ruota era un ciclo continuo di nascita-vita-morte e rinascita al quale veniva dato il nome di annus (che significa appunto cerchio) e che veniva idealmente suddiviso ,oltre che nelle otto feste, in 2 cicli , strettamente interconnessi fra loro:

-il primo, dedicato al viaggio del Sole attraverso il cielo e rappresentato dalla sua nascita-giovinezza-maturità-vecchiaia tramite i solstizi e gli equinozi.
-il secondo, dedicato alle stagioni e rappresentato dalla semina-fioritura-maturazione-raccolto tramite la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno.

Secondo i puristi della cultura celtica pare addirittura che essi considerassero solamente il secondo ciclo poiché strettamente legato alla terra ed ai suoi cambiamenti nel corso dell'anno.
Con il passare del tempo però l'eredità celtica ha evidentemente subito delle piccole modifiche, aggiungendo alla tradizione anche le 4 feste legate ai solstizi ed agli equinozi.
E da qui ecco che abbiamo le 8 feste riportate sulla Ruota.

Avendo questa introduzione in mente possiamo ora dedicarci ad Imbolc, la prima festa che troviamo seguendo l'anno secondo la nostra concezione da Gennaio a Dicembre.
In realtà per i Celti l'anno cominciava prima, a fine Ottobre, quando si festeggiava Samhain e cioè il Capodanno, ma siccome ho voluto introdurre l'argomento celtico in questo 2017 ho pensato di seguire il calendario classico.

Ed ora, buona lettura :)



Con il Solstizio d'Inverno è rinata la luce e le giornate hanno ricominciato ad allungarsi pian piano.
Questo era molto importante per i popoli del passato ,i quali vivevano seguendo i ritmi naturali, poiché le riserve invernali iniziavano a scarseggiare e faceva ancora freddo e quindi ogni segno di ripresa di vita della Terra era davvero benedetto.














Così ,accogliendo tali segni postivi, i Celti festeggiavano Imbolc il 1° Febbraio.

Per quanto a noi possa suonare strano pensare così presto alla Primavera bisogna ricordare il generale concetto celtico per cui le cose che "iniziano" lo fanno "prima",nell'oscurità, nel ventre della Terra ,e quindi della Dea, madre di tutto, mentre sono ancora nascoste al mondo superiore ed esterno.

Difatti ,per questo popolo ,la maggior parte delle celebrazioni iniziava la sera della vigilia del giorno festivo per poi continuare nel giorno stesso ed è per questo motivo che ho pensato di pubblicare questo post con un breve anticipo, affinché si segua la tradizione e voi possiate avvicinarvi alla festa per tempo.

Inoltre ,essendo poco insolito anche per noi vedere la neve a Febbraio, sappiate che tale avvenimento era considerato di buon auspicio proprio nei confronti della Primavera poiché indicava l'ultimo scaricarsi del rigore invernale in favore del nuovo bel tempo .












Secondo la tradizione, Imbolc è strettamente legato all'arrivo del primo latte nelle mammelle delle pecore e proprio da ciò pare prendere il suo nome che, in una delle sue varie forme ,era OUI-MELKO e cioè "latte di pecora".
Altri significati sono collegati alle varie versioni del nome di questa festa ( Oimelc, Imbolg, Imbfolc, O-Mealg ) ma in generale fanno tutti riferimento al momento dell'anno in cui l'Inverno ha nel suo grembo la futura Estate che germoglia lentamente, e cioè la Primavera.
In irlandese, difatti, la parola Imbolg significa proprio "nella pancia", intesa come grembo materno.

Imbolc è però anche la festa della Luce, intesa come un nuovo inizio, e per celebrarla venivano accesi fuochi e falò rituali ma presso alcuni popoli pare che fosse anche la festa della Pioggia, intesa come acqua che lustra ,lava e purifica dalle impurità invernali.














Il giorno di Imbolc era dedicato a Brigid ( Brìde ), dea del triplice fuoco che governa i fabbri, i poeti ed i guaritori. Il fuoco ( Breo ) era inteso come la scintilla sacra della fucina che si univa a quella dell'ispirazione ed ,infine ,della guarigione.




















Le tre arti  (il forgiare metalli, lo scrivere poesie ed essere esperti di medicina ) erano considerate sacre presso i Celti perché avevano grande valenza di vita e di collegamento con sua la parte spirituale e la poesia ne è un esempio molto chiaro poiché recitare una brano diventava anche un atto magico o propiziatorio.

Brigid è una figura molto particolare perché è sopravvissuta nel tempo diventando Santa Brigida ma senza che ne venissero oscurati i tratti precristiani. Ella ricevette infatti ,in epoca cristiana, il titolo di "Seconda Madre del Signore"e nulla di lei o della sua festività venne mai modificato, cosa successa invece ad altre divinità celtiche.
Il suo nome viene dalla radice BRIG che significa "altura"ma che non è da intendersi solo in senso fisico. Pare infatti che il suo significato fosse più complesso e stesse ad  indicare un concetto di forza, potere ed essenza che dà vigore.
In sostanza, qualcosa che dà forza, un sorgere d'energia, proprio come il primo latte di pecora che sfamava i bambini ed i vecchi nel freddo periodo invernale in cui la loro debolezza avrebbe potuto portarli alla morte.

La celebrazione di Imbolc esprimeva sostanzialmente due temi:
-il risveglio della fertilità nella terra
-l'inizio di un nuovo ciclo d'attività agricola nella tribù
ed essendo le cose strettamente collegate, la dea veniva invitata a benedire entrambi i momenti, assicurando così protezione nel momento della nascita ed energia da dedicare all'agricoltura, fonte di sostentamento.

Presso alcune popolazioni Brigid veniva raffigurata con una bambola vestita di bianco ed un cristallo sul cuore, tutti simboli di luce, calore, purificazione e rinnovamento, ed era fatta con le spighe dell'ultimo covone del raccolto dell'anno precedente, proprio per riflettere la ciclicità della vita vegetale che muore per rinascere.

Come già visto, Brigid era anche simbolo di guarigione e per tale motivo i drudi le dedicavano molte sorgenti, ancora oggi identificabili grazie a piccole strisce di stoffa appese agli alberi che le circondano, proprio per chiedere allo spirito del luogo di curare una malattia.














A Brigid è consacrato anche il monastero irlandese di Kildare dove la leggenda vuole che un fuoco ardesse per lei per 20 giorni consecutivi.
Tenuto acceso da 19 monache, poiché solo alle donne era consentito d'entrare nel tempio, si racconta che la 20a notte fosse la dea stessa a tenerlo miracolosamente vivo.












Nel tempo, per combattere le usanze pagane dei fuochi, la Chiesa istituì per questa celebrazione delle processioni con candele e difatti ancora oggi in questo periodo si festeggia la Candelora ,momento in cui si benedicono le candele e si celebra la purificazione della Vergine.
Pensate che questa usanza delle candele sopravvisse persino nel Medioevo quando, in occasione di nuove nascite, era d'uso portare in chiesa le donne che avevano appena partorito accompagnandole proprio con delle candele accese.
















Imbolc è quindi una festa volta a celebrare un nuovo inizio ed i riti ad essa collegati venivano svolti per far sì che questo fosse il più promettente possibile.
Ci si lavava per lasciarsi simbolicamente il passato alle spalle e si accendevano fuochi e luci per guardare avanti con ottimismo e fiducia.
Era il periodo in cui lo spuntare dei bianchi bucaneve, sacri a questa festa, ricordava la purezze del nuovo e dell'infanzia ma anche il tempo di costruire con coraggio i progetti futuri affidandosi al potenziale postivi delle Primavera stessa .













Se oggi volete celebrare Imbolc in maniera semplice potete mettere delle candele bianche galleggianti dentro ad una ciotola piena d'acqua e poi lasciarle bruciare la sera della vigilia e la giornata del 1° Febbraio. Inoltre si può approfittare per pulire a fondo la casa immaginando di lasciarsi alle spalle l'inverno e le sue vecchie energie.
D'altronde è usanza ancora comune quella di fare le famose "pulizie di Primavera", no :)

Certamente ci sono molti altri rituali, più complessi e profondi, ma fondamentalmente basta tenere conto del significato di fondo della festa mantenendo uno spirito positivo e fiducioso verso il nuovo, quasi se si vedesse nel mondo che si risveglia una sorta di nuova possibilità di guardare avanti nella propria vita.

Per curiosità vi ricordo infine che Imbolc e la Primavera sono momenti dedicati all'Aria e quindi perfetti per avvicinarsi maggiormente alla conoscenza di questo Elemento.





















Personalmente trovo che questa festa ,come un po' tutte le celebrazioni celtiche, abbia un bel significato di fondo e penso che non sarebbe male se ne recuperassimo il vero senso.
Oggi siamo talmente presi dalla frenesia di questa epoca consumistica da allontanarci dalla natura, mentre invece ci farebbe così bene tornare un po' in pari con lei.

Augurandovi un felice Imbolc vi saluto e vi aspetto al prossimo appuntamento celtico ,in cui racconterò qualcosa in più riguardo a questa cultura e perché l'amo così profondamente.

Grazie a Philippe Manguin per le sue meravigliose foto di paesaggio ed a chi ha contribuito silenziosamente con le altre,

un abbraccio e buona Primavera a tutti :)

21 gennaio 2017

Letture e novità

L'anno nuovo mi ha portato diversi libri ma il tempo per leggerli non sarà molto e so già che dovrò andare con calma ed avere pazienza, perciò evito ogni fretta e mi godo le cose ,poco per volta e quando possibile .
E soprattutto nella tranquillità di casa :)












Espressamente ho evitato di chiedere manuali attinenti al lavoro perché sinceramente ,per ora, mi basta quello pratico che ho e che mi stanca parecchio la testa e ,difatti, ve ne è solo uno legato in qualche maniera alla creatività: la biografia di Jobs.
Penso che lo terrò per le vacanze estive mentre invece inizierò i due sottostanti quando verrà la primavera con le sue serate tranquille e quando la magia delle letture mi accompagnerà verso un nuovo "progetto di viaggio" in Bretagna :)













Siccome ultimamente il lavoro mi sta stancando parecchio approfitto del sabato mattina per leggere qualcosa di un po' più profondo e che mi prenda a livello interiore o di conoscenza, così da non perdermi nel vortice "della produzione professionale"e restare invece più vicina alla quotidianità umana.
Con questo non intendo dire che ciò che realizzo professionalmente con il disegno non abbia anima, anzi! Però ,quando si lavora per circa 10 ore al giorno entro paletti stabiliti dal cliente ( che ovviamente ha delle necessità editoriali da rispettare ), a fine settimana ci si sente piuttosto scarichi ed io, personalmente ,trovo recupero scendendo dentro di me e ricollegandomi alla semplicità della mia natura di essere umano, anche grazie alle letture.

Così stamattina ho dedicato un paio d'ore all'inizio del primo titolo in foto ,anche perché ero estremamente curiosa di capire come fosse impostato, e prima di riporlo ve ne lascio un accenno perché mi pare d'aver trovato nuovamente un libro "interiore" ma anche "con i piedi per terra".
Quando lo conoscerò meglio ,magari, ve ne parlerò di più.
Per ora approfittate e sbirciate un po' :
















A parte questi nuovi libri ho in lettura ,ormai prolungata e sempre presente data la profondità del testo ( veramente ben scritto ), ho questo titolo di Anodea Judith:













ma anche questo ,davvero interessante, di Kondratiev :
















Siccome raccontarvi "in maniera semplificata" il primo ( come qualcuno mi ha chiesto via email ), sarà una vera impresa ,penso che attenderò di arrivare alla fine e di raccogliere i miei appunti in merito. Perciò ho deciso che la precedenza, in termini di blog, andrà al secondo che ,pur prendendomi tempo perché lo sto studiando come un vero testo storico riguardante le tradizioni e gli accadimenti storici relativi alle popolazioni celtiche e alla loro spiritualità, mi permette di regalare al blog stesso una piccola novità.

Ho difatti pensato che sarebbe bello condividere qualcosa che viene da questa cultura, così da avvicinarla e chiarirla un po' anche a chi non la conosce ,e dar modo di comprendere quanto questo popolo fosse in stretto contatto con la semplicità della Natura, argomento tanto caro al mio cuore.

L'amore per la Bretagna e le sue tradizioni mi hanno riportata ai fondamenti di una cultura popolare che è stata la base di tutta la tradizione europea cristiana facendomi scoprire e riscoprire dettagli perduti e nascosti dietro alle festività moderne e credo che condividere tutto ciò potrebbe arricchire altri , esattamente come sta facendo con me.

Perciò da oggi troverete una nuova etichetta ,sulla sinistra, che raggrupperà i post dedicati all'argomento e che si chiamerà  CELTICA .
Penso che la inaugurerò con un post riguardante la prima festa celtica dell'anno ,ovvero Imbolc, che cadrà il primo giorno di Febbraio.








La vedete approssimarsi qui nella Ruota dell'Anno , il calendario che suddivide l'anno nelle otto feste sacre ai Celti , e le dedicherò qualche riga esplicativa come avevo fatto in precedenza con il Solstizio d'Inverno. Per ora però vi lascio al calendario nella sua totalità ,così che possiate rifletterci su da soli se ne avrete la voglia ed il tempo.

Questo è in legno intagliato e l'ho ricevuto in dono da mio fratello proprio in occasione del nuovo anno. Rappresenta l'andamento ciclico della vita ed essendo tondo è perciò perpetuo.

Nella cultura celtica il cerchio era un simbolo profondamente sacro e, a ben guardare, lo era anche per molti altri popoli ,dato che si ritrova anche nei calendari Maya e nei Chakra indiani.
Chissà poi quante volte lo avrete ritrovato riproposto in diverse vesti anche in libri o film d'ispirazione fantasy.
Uno su tutti il famoso Auryn de La Storia Infinita che ,pur rimandando all' Uroboro ( il serpente che si mangia la coda già presente nella tradizione egizia) rimane comunque il simbolo di qualcosa senza inizio e senza fine, esattamente come i cicli tanto cari ai Celti.

Spero che l'idea celtica vi piaccia e vi aspetto ai prossimi post !
Un abbraccio :)


Per i curiosi : ora siamo a cavallo fra le due festività , Yule e Imbolc ,ed io ho segnato il momento con una piccola fascina di legno e gemme bianche per rappresentare la stagione invernale, la quale viene riscaldata dal fuoco tramite la legna da ardere e che a breve offrirà simbolicamente anche la luce grazie al bianco dei primi bucaneve.