11 giugno 2018

Arborea#06 Asvattha e Sefirot - le radici nel Cielo

Il Solstizio estivo giungerà velocemente e sarà presto ora di cambiare stagione, lasciando così l'Aria per parlare del Fuoco. Perciò, prima che accada, vorrei raccontarvi di un albero del quale si parla nella mitologia indiana e che idealmente tendo a collegare all'Aria per via della sua particolarità.

L'albero di cui dico è l'Asvattha, ovvero il Pipal, il Fico Sacro del Risveglio sotto il quale si sedette Siddartha sacrificandosi, un po' come Odino con il Frassino, allo scopo di ottenere la conoscenza suprema, l'illuminazione.

Il Pipal, Ficus Religiosa detto anche Bo, è un albero a tutti gli effetti, semi-sempre verde, altro circa 30 mt, con rami che si allargano in ogni direzione e dai quali pendono radici aeree che, toccando terra, originano nuovi tronchi, i quali crescono intorno al tronco principale.




























Per via di questa sua caratteristica si dice che sia capace di creare da solo un intero boschetto, diventando così per la dottrina buddista un sinonimo di continua rigenerazione, e sempre per tale particolarità ci riporta alla sua raffigurazione mitologica che lo vede rappresentato sottosopra, con le radici nel cielo.

Secondo le leggende legate a Buddha, in India esistono diversi tipi di Ficus ed alberi sacri ma il Pipal, con le sue foglie a cuore, verdi con nervature rosa, rimane al primo posto e viene chiamato appunto Asvattha.














Asvattha fa parte degli alberi cosmici ed in India si venera da sempre come albero ascensionale, fin da prima della venuta di Buddha quando si diceva che "il sacrificio ha un solo punto d'appoggio solido, il Mondo Celeste" (Sylvain Lévi).




















Durante il rito d'iniziazione indiano, simile ad altri collegati agli alberi cosmici, il sacerdote utilizzava un palo consacrato e tramite una scala vi faceva salire la persona affinché raggiungesse simbolicamente il cielo, il divino, e quindi la conoscenza non disponibile all'uomo comune.
Il concetto di ascesa è quindi molto chiaro ma perché, come espresso nel Rigveda ( antica raccolta in lingua sanscrita della conoscenza, dottrina, credenza indiana ), raffigurare l'albero con i rami verso il basso e le radici nel cielo?
La risposta è semplice e si basa sul concetto della meditazione, la quale sarebbe in grado di riportare l'uomo alle proprie radici celesti e quindi alla vera fonte della sua vita perché, secondo la tradizione indiana (ma non solo), soltanto meditando l'uomo può ascendere e sfuggire quindi al continuo ciclo di nascite e morti.

Asvattha è pura energia cosmica che scorre nell'albero dall'alto verso il basso per passare da Spirito a Materia e che, risalendo poi al contrario tramite la meditazione, conduce l'uomo dalla sua nascita terrena alla sua forma divina.

L'albero rovesciato è quindi simbolo di un ciclo reciproco fra creazione (in discesa) e liberazione (in ascesa) ed è sempre dalle sue radici che nasce la linfa vitale divina capace di dare la vita, un po' come nell'albero cosmico di un'altra tradizione, stavolta quella della cabala ebraica, nella quale tale concetto viene espresso grazie ad una sorta di schema detto Albero dei Sefirot.





















Anche qui, infatti, la creazione discende nel nostro mondo, quello terreno, ma lo fa attraverso i Sefirot (ovvero 10 punti detti anche entità e rappresentate dalle lettere dell'alfabeto ebraico) collegati fra loro da un fulmine di luce.
Tale fulmine, o scintilla divina partita dalle radici aeree, non farebbe quindi altro che portare con sé un seme luminoso sul "terreno" al fine di tramutarlo in materia e vita, esprimendo nuovamente la somiglianza della discesa indiana di Shiva che, da pura conoscenza aerea e maschile, scende in noi verso il basso per incontrare Shakty, la corrente energetica femminile e densa, per fondersi con essa e diventare così concretezza.
Qui ci sarebbe ancora da ricordare il percorso inverso di Shakty, che tramite il risveglio e la "risalita" del serpente Kundalini torna (nuovamente) al divino del settimo chakra, ma per non dilungarmi troppo lascio a voi qualche ricerca in merito se siete interessati.

Tornando ai Sefirot, invece, e per darvi ancora qualche informazione pur restando sul semplice, potremmo ancora dire che essi sono collegati fra loro in un diagramma a tre colonne verticali, tre pilastri, che rappresentano da destra verso sinistra la Saggezza (Chokhma, il Padre Cosmico, maschile,  identificato con la lettera Sin = Fuoco) e la Comprensione (Binah, Grande Madre, femminile, identificata con la lettera Mem = Acqua), i quali si fondono nella Sintesi (Yesod) per trasformare il "seme", l'energia creatrice Keter,  in manifestazione, vita concreta, espressa come Malkuth, il regno terrestre.

In realtà il pilastro centrale, pur essendo collegato agli altri e terminando grazie all'unione del maschile e femminile, possiede anche una valenza tutta sua, quella della Compassione, che rappresenta l'unica via capace di unificare gli opposti poiché simbolo di mitezza.
Questo pilastro si origina da Keter e come l'energia creatrice stessa è la colonna dell'Aria e del Respiro, il soffio divino, l'Inizio del tutto, la radice nel cielo.














Se avete letto in precedenza il post sulla Betulla vi sarete accorti della similitudine tra il rito buddista d'iniziazione e quello sciamanico siberiano e perciò spendo ancora due parole in proposito.
Pur essendo infatti differenti le due figure, ad esempio perché i monaci buddisti tibetani (teoricamente) non possono fare uso di stupefacenti come gli sciamani, entrambe possiedono dei tratti in comune, come nella lingua parlata in una regione dell'Asia centrale per cui la parola "saman" (dalla pronuncia "shaman") indica i monaci buddisti o come il fatto che gli sciamani sentano come compito primario quello di difendere gli interessi dell'umanità, cosa che somiglia al concetto di compassione del monaco buddista.
Inoltre la vicinanza geografica ha sicuramente giocato a favore dello scambio fra il buddismo del Tibet e della Mongolia e quello della regione siberiana fin dal passato, amalgamando così i riti.
Per non parlare infine della somiglianza fra il sacerdote tibetano che nel Libro dei Morti recita formule per aiutare il viaggio del defunto e lo sciamano che accompagna la persona nell'aldilà.
Certamente monaci e sciamani non sono la stessa cosa, ed anzi diventa interessante coglierne le differenze poiché queste ci parlano della bellissima diversità culturale, ma non si può fare a meno di notare le correlazioni.


Ecco, il post arboreo di oggi, un po' a metà strada tra la Terra ed il Cielo proprio come un albero, termina qui e spero che vi sia piaciuto pur nella sua particolarità e brevità.

Di recente ho sentito la voglia di avvicinarmi agli alberi in maniera molto più fisica e, fortunatamente per me, mio padre conosce bellissimi sentieri boschivi non troppo distanti da dove abito, così abbiamo iniziato a percorrerli insieme.
La vita a volte è incredibile, poiché mi ha dato la doppia occasione di stare all'aperto scoprendo le piante da vicino e di riscoprire quella persona con cui ho sempre faticato a rapportarmi, forse perché in realtà siamo più simili di quanto crediamo ^^
Ad ogni modo è molto bello ed io non posso fare altro che ringraziare perché recupero qualche bella avventura non vissuta prima e continuo a salire, accompagnata dal Sole, verso il mio personalissimo Cielo.




















Mi chiedo quante cose belle abbia ancora in serbo la vita per me e sorrido in silenzio, ripensando alla gioia che mi regala il bosco mentre attraverso il suo cuore verde alla riscoperta del mio e mi avvicino ai giganti arborei per abbracciarli, conoscerli e raccontarveli con amore sempre più grande.




















A presto!

nota: Se volete leggere i precedenti post di Arborea, li trovate QUI-

2 commenti:

  1. Molto belli come sempre i tuoi post arborei. Il pipal è un albero magnifico.

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    1. Oh grazie! Questo ritrovarci qui e là sta portando qualcosa di nuovo anche a me ed è curioso riguardo alla Luna perchè mi sento un pochino come te. Ti penso. Grazie ancora per i vari links su IG ed il tuo affetto.

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Ciao :) Da qualche giorno il blog non mi notifica i commenti via email e devo recuperarli controllando qui a fine giornata. Perciò, mentre cerco di sistemare le cose, ti chiedo di avere pazienza. Grazie comunque per ogni pensiero gentile :)
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