4 marzo 2017

I Celti: l'archetipo del Cambiamento, storia d'amore fra Cernunnos e la Dea

"L'essenza del tempo è ovviamente il cambiamento.
Ogni ciclo annuale è diverso ed al tempo stesso uguale"  














Nuovamente mi affido ad una citazione dal libro di Kondratiev perché la trovo calzante con l'argomento di oggi ,ovvero il cambiamento secondo i Celti .
Ma prima d'iniziare vorrei sapere come va e se avete digerito il post precedente :)

Se vi va lasciatemi un messaggio, qui o via email ,perché mi farebbe piacere sapere se e cosa questi post celtici vi stiano smuovendo nella mente, o anche solo se li trovate interessanti come spunti riflessivi.
Sapete, io amo molto la condivisione quando è educata e gentile, anche se esprime punti di vista diversi.
Perciò sentitevi liberi di dire la vostra.

Riguardo al cambiamento devo ammettere che in me provoca al contempo due reazioni differenti: gioia o adrenalina, per la novità che rompe la routine, e preoccupazione ed ansia ,per la rottura dell'equilibrio.

E' una questione che io attribuisco alla mia dualità di essere "artistico" ,sempre teso al rinnovo e alla crescita professionale ,ed "umano", amante dell'introspezione volta all'evoluzione interiore ma desideroso anche di quel "je ne sais quoi" dato dalla stabilità, ma sostanzialmente penso che ciò appartenga un po' a tutti noi, come apparteneva alla stessa tradizione celtica.
Tutti infatti, in quanto esseri umani viventi e fatti di cicli, necessitiamo del cambiamento e perciò, pur temendolo, lo rincorriamo.
Più o meno consapevolmente.

Per questo motivo ho pensato di parlane nel post di oggi, perché in fondo siamo tutti fatti di Samos e Giamos e renderci realmente conto di ciò potrebbe riavvicinarci ad una vita più serena ed equilibrata nei confronti di quel che cambia.
Inoltre, parlarne in ambito celtico non è affatto male perché offre sempre un punto di vista pragmatico, pur nella veste spirituale della tradizione.
I Celti infatti, a dispetto di quel che si crede quando si parla della Dea o dei due mondi (Sopra e Sotto), dovevano essere molto pratici perché essenzialmente "vivevano di Terra" seguendone i cicli ,anche a livello interiore , molto più di noi.
E personalmente penso sia questa la vera eredità celtica: la saggezza del saper vivere.

Spero che queste nuove righe possano affascinarvi, oltre che tornarvi utili.
Perciò buona lettura!













La dualità fra mutamento e permanenza, origine della vita stessa, è una tensione che ha sempre affascinato i Celti ,pervadendo ampiamente la loro cultura e riflettendosi in un aspetto che racconta l'eterna storia d'amore fra l'uomo e la donna, intesi come Tribù (essere umano) e Terra.

Abbiamo già notato come la visione celtica di Spazio e Tempo vedesse in campo Dio e Dea (rispettivamente proprietari di qualità come volontà attiva applicabile nel Tempo e continuità data dall'esperienza dell'introspezione) ed i punti di contatto fra i due ,utili a mantenere tutto in equilibrio grazie al ripetersi ciclico delle stagioni.
Ma il discorso non finisce qui.

Difatti ,essendo sempre e comunque la Dea la parte più incisiva, essa aveva anche il potere di mantenere inalterata la struttura delle cose al fine di renderle riconoscibili nel Tempo, avendo così ampio raggio d'azione anche in ciò che riguardava il Dio e rappresentando quindi simbolicamente il fatto che  l'interiorità e l'introspezione (caratteristiche dell'Altromondo) abbiano grande impatto sulla vita concreta e quotidiana perché capaci di mantenerla organizzata, quindi in equilibrio.

Difficile da inquadrare ?
Va bene, facciamo l'esempio che porta lo stesso Kondratiev poichè a mio avviso è molto utile.

Pensate alle cellule del nostro corpo, esse vengono ciclicamente sostituite dal passare del tempo pur restando sempre organizzate allo stesso modo.

In questo esempio vediamo chiaramente all'opera le due forze care ai Celti ,ovvero il Dio e Dea, mentre mutano la vita mantenendola però permanentemente organizzata .
Guardandola così dovrebbe risultare quindi anche più chiaro il perché della presenza dei tre elementi racchiusi nella mia frase di poco prima e cioè:
-Spazio-potenza dell'Altromondo-Dea ,in quanto generatore di eventi
-Tempo-necessità della presenza del Dio ,come spinta verso il cambiamento
-Punti di contatto/cambi stagionali ciclici ,per evitare la staticità della vita

Ecco, spero che la spiegazione vi abbia aiutato perché ora approfondiamo e vediamo come alla Dea, depositaria di così tanto potere, venga donata un'altra particolarità con cui gestire più facilmente il Cambiamento ,ovvero le due anime del Dio: Cernunnos e Maponos.
Ciò introduce per noi qualcosa di nuovo da considerare, anche a livello umano, e grazie alla visione celtica di ciò la questione dovrebbe risultare più comprensibile, oltre che affascinante.
















Provate a pensare alla Terra come base permanente (Dea) sulla quale le attività umane avvengono in maniera costantemente mutevole (Dio), a questo punto diventa abbastanza ovvio capire che le stagioni ,in quanto appartenenti alla Terra stessa, si succederanno indipendentemente dalla presenza umana ma anche che Dio e Dea dovranno vedersela fra loro costantemente perché l'uomo vive in tutte le stagioni.
Per questo motivo la tradizione celtica affida alla Dea due versioni del suo compagno ,le quali si alternano fra Estate ed Inverno affinché ella possa sempre avere accanto un consorte che rappresenti entrambi gli aspetti vitali dell'uomo, ossia l'amore acceso della giovinezza e l'affidabilità dell'età matura.

Come sempre questi sono concetti e modi di vedere il mondo appartenenti ad un popolo dall'animo molto semplice ma sostanzialmente rispecchiano la vita ed aiutano a comprendere meglio anche l'importanza delle quattro feste.

I racconti mitologici celtici sono ricchi di intrecci in cui due uomini rivali cercano di conquistare l'amore della stessa donna e questo è ,in sostanza, quel che succede durante l'anno fra il giovane Maponos ed il maturo Cernunnos nei confronti della Dea.
Entrambi la cercano ed entrambi riescono ad averla ,a stagioni alterne, contribuendo così al ripetersi del ciclo della vita. Però, sempre restando fedeli all'importanza celtica per l'aspetto interiore derivante dall'Altromondo, bisogna dire che a Cernunnos-Compagno d'Inverno, è riconosciuto più spazio poiché ,in realtà, il Maponos estivo è solo un'altra sua rappresentazione ,utile a far capire "praticamente" alla Tribù in quale delle due modalità dell'anno si stia vivendo, Samos o Giamos.

Difatti, anche quando Maponos-l'Uomo Verde attrae la Dea con la sua vitalità estiva, si tratta solo di una "giovane fioritura transitoria" in cui il Cernunnos invernale fa da spettatore, attendendo poi la morte di Maponos per passare nuovamente in primo piano.

In pratica a Cernunnos vengono attribuite due valenze a seconda del momento dell'anno poiché egli, come l'uomo stesso, è sempre presente nella sua vita ( invernale ed estiva ) e, oltre a rappresentare ciò, raffigura anche la consapevolezza umana del trovarsi in modalità Giamos anche quando il periodo è quello di Samos e viceversa.
Cernunnos ,difatti, è sempre se stesso ma ,mentre a volte vive attivamente, altre invece è solo spettatore della propria vita.
Esattamente come accade a noi quando ci ritroviamo chiusi nella nostra introspezione per i più svariati motivi anche se concretamente siamo vivi e quindi attivi.

Secondo me le profondità di lettura che presenta la figura di Cernunnos lo rendono davvero interessante perché esatto specchio dell'Uomo in quanto essere umano.

Pensate che i Celti ,per identificare meglio le due stagioni di Cernunnos ,lo rappresentavano con le corna di cervo ,cosa che gli ha portato il famoso soprannome di Dio Cornuto.




















Sapete, le corna di cervo sono differenti da tutte quelle degli altri animali perché hanno la capacità di cadere e ricrescere ciclicamente divenendo così un importante elemento per la raffigurazione del Dio nel suo aspetto primario (Cernunnons anche quando è il turno di Maponos) a seconda della metà dell'anno in cui ci si trova.
Inoltre, questo animale è considerato sacro dai Celti poiché ha la capacità di viaggiare fra i due mondi portandovi alternativamente la luce.
Infatti, il Cervo che si trova nel regno celeste all'avvicinarsi di Samhain è l'archetipo del cambiamento, il messaggero che viene a portare a Giamos la piccola luce che inizierà a crescere dopo il Solstizio di Yule e la stessa che accompagnerà l'Inverno fino all'arrivo della nuova Estate.

Questa caratteristica del Cervo si è conservata anche dopo l'avvento del cristianesimo e si ritrova nelle leggende legate a Sant' Eustachio in cui l'animale dalle corna luminose appare come portatore di miglioramento negli animi umani.

Non trovate anche voi che sia interessante questo modo di vedere il Cambiamento, così insito nell'animo umano e così desideroso di giocare a nascondino lungo tutta la durata della vita ?

















Personalmente ,riflettendoci sopra, credo sia un buon modo per accogliere positivamente tutti i su e giù della vita stessa e tutte le sue novità.
Inoltre penso che guardandoci dentro e comprendendo a fondo questa dualità ,la quale si ripete costantemente ogni volta che qualche nuovo interesse risveglia i nostri sensi e non solo quando da giovani ci innamoriamo dell'altro, potremmo anche vivere più sereni grazie alla consapevolezza che l'uomo stesso è ciclico e che lo è più volte, esattamente come la Terra su cui vive.

Infine, per chiudere il breve post di oggi e lasciarvi alle vostre considerazioni personali, vi racconto ancora che Cernunnons viene definito anche come il Signore della Ricchezza, poiché "simbolo del successo che viene dal facile scambio di risorse",e che forse è proprio questa sua "capacità di entrare nella modalità di contemplazione quando non ha effettiva possibilità d'azione", come accade concettualmente anche per la festa di Samhain, a renderlo così importante per la tradizione celtica.

Infatti è proprio quando ,non potendo effettivamente fare nulla, si sceglie di "andare in riposo" (ponendo quindi attenzione verso l'interiorità/influsso del mondo della Dea) che si da inizio ad un nuovo ciclo.
Quando cioè ,impossibilitati all'agire per qualche motivo, si sceglie di aprirsi lentamente ad una crescita che maturerà pian piano nella nostra profondità interiore ,ovviamente buia ma anche estremamente fertile.

In fondo, la certezza della "Rinascita del Verde" dopo l'apparente morte al gelo invernale, è il tema stesso della credenza celtica, quella che assicura che la sua cultura rinascerà più forte quando i tempi saranno maturi e la stessa che, probabilmente, vive nel mito per il quale Artù risorgerà quando l'Inghilterra avrà nuovamente bisogno di lui.

Ma questa è un'altra storia, cui vale la pena dedicare un intero post.
















Intanto vi lascio la possibilità di aprire lo sguardo considerando il Cambiamento sotto una luce nuova e più positiva e riflettendo sul fatto che ,essendo noi realmente composti dell'ambivalenza e della capacità di Cernunnos, forse sarebbe bene equilibrare questo gioco delle parti permettendo a se stessi di essere sia il Dio che la Dea, ovvero sia Mutamento che Permanenza, alternativamente, in serenità e con grande pazienza.

A presto e al prossimo post :)

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