25 novembre 2015

Secretee ,Vittoria e le sue domande

Austin Kleon, nel suo libro " steal like an artist", suggerisce di tenere un Praise File in cui conservare i bellissimi feedback ricevuti dalla persone riguardo al proprio lavoro.

Questa idea non è suggerita per avere un posto in cui vantarsi ma per custodire una sorta di rifugio privato in cui ritrovarsi quando si è stanchi e si tende a perdere energia creativa.

Ecco, oggi posto qui una piccola parte del mio Praise File perché ringraziare è educazione ma condividere è un bel modo per ricambiare un gesto gentile ed inaspettato ed io lo faccio con piacere :)

A volte questo lavoro porta con sé un livello di stress così alto da far quasi perdere il senso di ciò che si sta facendo. Non intendo dire che non si ami più ciò che si fa ma solo che la stanchezza tende a prendere il sopravvento facendoci scordare per un attimo come e perché si è arrivati qui.
Il che è, invece, molto importante perché lavori come il mio sono in parte fatti di sogno e sono quindi più passioni che semplici impieghi retribuiti.

Fortunatamente ,in queste occasioni ci sono gli amici e le famiglie a sostenerci e di questo io non finisco mai di ringraziare, ogni giorno.
Però poi ci sono anche le "luci improvvise" ovvero quelle persone che non conosciamo affatto e che arrivano a noi tramite il destino dandoci un' ulteriore spinta a riguardare la strada percorsa e ad apprezzare ancora una volta il risultato raggiunto.
Anche a loro bisogna dire grazie perché ,a volte, sono veri e propri piccoli fari luminosi non sempre facili da incontrare.




















La luce improvvisa che vorrei ringraziare oggi si chiama Vittoria e gestisce il blog Secretee, in cui racconta storie di persone che hanno trasformato i propri sogni in realtà lavorative.

Vittoria è arrivata da me un giorno proponendomi gentilmente un'intervista ed io le sono molto grata perchè ,oltre a regalarmi uno spazio nel web, mi ha permesso di rammentare perché amo questo lavoro e perché voglio continuare a dedicarmici.

Date un'occhiata al suo blog ed incuriositevi riguardo ai sogni della gente, quei sogni divenuti reali con forza e animo. Sarà bello leggere e pensare a quanto le persone ,nonostante tutto, abbiano la volontà di mettersi in gioco per far vivere una passione.

Per motivi di spazio la mia intervista è stata giustamente accorciata da Vittoria ( perdonami cara, scrivo sempre troppo :) ) 
Però, siccome conosco la curiosità di alcuni miei lettori, ho pensato di riportarla qui anche nella sua integralità.

Un grande abbraccio a Vittoria e grazie ancora di cuore al suo blog per aver ospitato il mio sogno creativo :)


Quando e come ti sei accorta che la tua strada era quella del mondo del disegno?
Che mi piacesse disegnare si è capito presto ma il mio ricordo più lontano va alla scuola elementare poiché guardavo affascinata le mie compagne che copiavano alla perfezione i disegni dei libri.
Le ammiravo e volevo tentare anche io.
Così, il primo anno di scuola media, ho iniziato a tenere un blocco di disegni in cui cercavo di riprodurre quel che mi piaceva al momento. Roger Rabbit, i fumetti di Asterix, i personaggi Disney e via così.

A quel momento poi stava per nascere mio fratello e gli serviva un lettino così i miei ne recuperarono uno usato e mio padre lo carteggiò interamente. Poi mi chiese di aiutarlo a decorarlo dipingendoci su Topolino e Minnie con i colori ad olio.
Quei colori erano suoi da sempre perché da ragazzo dipingeva. Io avevo circa 12 anni e quel momento mi sembrò magico. Dipingere, ad olio. Wow.

Insomma lì scattò una scintilla, inziai a curiosare nella pittura e vennero le prime tele su cui sperimentare.

Sono sempre stata una persona calma e riflessiva ed adoravo già allora restarmene tranquilla a disegnare e dipingere piuttosto che andare a giocare in cortile.
E così feci per gli anni delle medie e per le superiori. Uscivo raramente e dipingevo tanto.

Alle superiori era chiaro che avrei voluto vivere d'arte figurativa ma era altrettanto chiaro che fare il pittore non mi avrebbe dato da mangiare, purtroppo.
Quindi optai per gli studi di grafica pubblicitaria dedicando parte dell'esame di maturità a studiare e parte a replicare i quadri di Van Gogh e Monet .
Se mio padre mi aveva dato gli strumenti per innamorarmi della pittura, devo dire che mia madre mi ha instillato l'amore per la storia dell'arte .
Entrambi comunque mandarono in crisi la mia forte razionalità facendo emergere il mio lato creativo dormiente :) ed io li ringrazio infinitamente per questo.

Dopo le superiori frequentai corsi pomeridiano/serali di disegno naturalistico, anatomico ,acquerello, fumetto ed illustrazione mentre al mattino lavoravo.
Poi un giorno si presentò un'occasione d'oro e lì il mio sogno iniziò a scaldarsi sottoterra per davvero.
Mia madre arrivò con un volantino dello IED dicendomi "Guarda, è la scuola per te, si disegna sempre. E' la tua laurea breve ,3 anni di disegno in vari settori e poi chissà, magari un lavoro tra colori e pennelli".
Rifiutai volentieri l'acquisto della macchina nuova propostomi da mio padre e chiesi invece se potevano pagarmi gli studi ,poiché lo IED è privato, ed accettai al volo d'iscrivermi.
Scelsi il dipartimento d'illustrazione ,perché era il più affine al mio sentire del momento, ma in realtà avrei voluto ripetere lo IED per ogni dipartimento :)
Andai a colloquio con il direttore portandomi dietro tutto qualche avevo studiato e prodotto da sola ed ottenni uno sconto : entrai direttamente al secondo anno perché decisero che di teoria ne avevo digerita già parecchia.
Io ero felicissima, avrei gravato economicamente sui miei solo per 2 anni di studi invece che 3.

Da quel momento sono stati 2 anni di studio serrato e produzione di illustrazioni in diversi settori. Poi il diploma di laurea ,la ricerca del lavoro vero e proprio e la prima pubblicazione retribuita.

Ho abbreviato parecchio però. Quelli in realtà sono stati gli anni più duri perché introdursi nell'ambito lavorativo dell'illustrazione qui da noi è difficilissimo.
Io ho girato fiere per anni, fatto colloqui e lavoretti saltuari provando più volte il desiderio di fare un falò con tutto il portfolio.
Però ho tenuto duro, anche quando mi sono ritrovata sola a credere che ci fosse una possibilità di lavorare come illustratore e ,dedicando un intero anno alla ricerca di editori interessati, sono stata fortunata perché ho trovato un'agenzia .
La stessa londinese che mi rappresenta ora e che ha reso le cose un po' meno pesanti dandomi fiducia e trovandomi i primi lavori veramente interessanti.

Insomma, non c'è un vero e proprio momento in cui ci si accorge di voler diventare illustratori, secondo me.
E' un percorso lungo che si costruisce man mano e che germoglia in noi e con noi sempre, costantemente.

Io so che amavo disegnare ma la via verso la mia professione si è aperta giorno dopo giorno ,con fatica, ricerca ,testardaggine ed anche un pizzico di fortuna.

Dove trovi l'ispirazione?
L'ispirazione viene principalmente dal mondo che mi circonda perché quel che vivo è poi quel che si sedimenta in me, per questo amo molto viaggiare in maniera itinerante.
Perché avendo contatti diretti con luoghi e situazioni aumenta l'esperienza, che e ciò che poi diventa bagaglio, non solo culturale e di vita, ma anche d'ispirazione appunto.
A volte una situazione o un ricordo possono arricchire un disegno con l'emotività che si portano dietro. Noi non ricordiamo mai solo cosa vediamo, facciamo etc etc. Si ricordano anche emozioni piccole ed impercettibili che ,per chi parla attraverso il disegno, diventano fondamentali per comunicare.

Ovviamente però il lavoro non vive di sola ispirazione ma viene anche dalla documentazione attraverso libri sull'argomento che si deve trattare.
Quindi biblioteche reali e virtuali sono preziosissime in questo senso, così come anche tutte le vetrine d'argomento correlate.
Ad esempio, se si lavora ad una fiaba classica, si va a vedere come è già stata trattata dai libri e dai film, ma poi ci si documenta anche sull'epoca storica e sui costumi relativi.

Anche se la storia è di fantasia necessita di appigli reali per calare il lettore in un universo verosimile e soprattutto per conferire alla stessa una certa sostanza vitale.
Più elementi immettiamo in una storia e più diventa ricca e potenzialmente viva.
Insomma, alimenta la sua bellezza del portarci a dubitare della sua finzione :)

A me l'ispirazione non viene mai con il naso per aria ma sempre mentre faccio altro o mi documento. Quel che m'ispira maggiormente ,per mia natura, è vivere la storia che devo illustrare provando l'emozione che voglio condividere tramite il disegno ma film, film d'animazione, cartoni animati classici, libri di storia dell'arte, manuali, foto e giornali, tutti creano documentazione e successiva ispirazione.

A volte anche una passeggiata che sgombra la mente crea ispirazione.

Cosa significa essere disegnatrice? 
Per me essere disegnatrice significa trasmettere un messaggio ( tramite forme, colori, impostazione del disegno) ma soprattutto poter comunicare emotività.
Personalmente ritengo l'emozione come una scintilla di vita e quindi ,se riesco ad inserirla nella mia immagine, avrò una possibilità in più di parlare e di arrivare al cuore ,di chi commissiona prima e di chi legge poi.
Comunicare tristezza, gioia, noia, diffidenza, allegria ,preoccupazione o qualsiasi altro stato emotivo aiuta , secondo me, a valicare i confini del disegno in sé.
Certamente un "bel "disegno fa piacere ma al cuore e al cervello arrivano prima ancora altre cose, più sottili e delicate.
Ed è lì il posto in cui mi diverto :)

E tu, come ti definiresti?
Mi definirei un artigiano delle immagini o un pittore d'emozioni.

Non perché io pensi di essere un moderno Leonardo Da Vinci, non lo sono per nulla, però amo creare e provo piacere nel dare vita a qualcosa.
E dato che ,come dicevo, la vita è emozione, beh...tutto torna, no ?

In realtà io sono solo una persona comune che cerca di tenere vivi i molti sogni che ha mentre sta in equilibrio fra i conti da pagare e le favole da illustrare.

Cosa ti piacerebbe disegnare o che tipo di lavoro ti piacerebbe che ti commissionassero?
La mia anima duplice ha due desideri distinti al momento, entrambi molto forti.

Mi piacerebbe che mi affidassero le fiabe classiche della tradizione nordica ma avrei anche tanta voglia d'illustrare qualcosa di mitologico. La mitologia greca mi affascina tanto ,così come anche tutto il filone delle leggende arturiane.
(incrocia le dita ^^ )

2 commenti:

  1. Ciao Simona, è stato un vero piacere conoscerti e scoprire come è magico il mondo dell'illustrazione. Sei un grande esempio di tenacia e spero che, la tua intervista sia anche una sorta di motivazione ad andare avanti, per molti dei nostri lettori "talentuosi" come te. Un caro abbraccio! (http://secretee.blogspot.it/)

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    1. Grazie di cuore .E' un bellissimo messaggio questo e spero davvero di poter spronare altri come in passato qualcuno ha fatto con me :) La vita è fatta di cose piccole e si passa tantissimo tempo a lavorare per poterla vivere, quindi sarebbe meglio fare un lavoro che non paghi solo economicamente. Ci va coraggio ma è importante ,per sentirsi vivi <3

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ciao ! grazie per il tuo commento :)