1 aprile 2017

I Celti: Keltia Uno, la Prima Età dell'Oro

" Come le cose verdi dell'anno scorso sopravvivranno al gelo invernale e fioriranno vigorosamente dopo una morte apparente, con altrettanta certezza l'anima celtica emergerà infusa di nuovo potere dal Calderone quando i tempi saranno maturi. E' l'essenza stessa della tradizione celtica a crederlo."










Questa citazione viene usata da Kondratiev (nel suo libro "Il Tempo dei Celti") per spiegare la rinascita legata alla festa di Samhain ma io ho pensato di riportarla come apertura per il post di oggi perché, secondo me, ne riassume il senso generale.

La sopravvivenza della cultura celtica nei secoli, infatti, è stata così tormentata e faticosa che nel leggere delle varie peripezie mi è sembrato quasi che si trattasse di una sua ripetuta morte e rinascita, in perfetto accordo con il credo tradizionale celtico, e perciò mi è parso interessante associare le due cose.

Se si pensa all'aura magica che avvolge da sempre il mondo celtico non si può fare a meno di notare quanto questa sembri percorrerne anche la sua storia e quanto i continui "sonni e risvegli" di tale cultura, a dispetto delle fatiche e dello scorrere del tempo, si leghino al concetto ciclico proprio della tradizione.

Perciò ecco a voi un post in due parti sulla Storia Celtica, affinché possiate curiosare nei secoli e trarre da voi le vostre conclusioni in merito.
Personalmente penso che per conoscere meglio un popolo e la sua tradizione sia necessario conoscerne la storia, seppure a grandi linee, e quindi ,per completezza d'argomento, ho voluto inserire anche questi post storici .
Spero vi farà piacere leggerli.

Ah, ancora un paio di note prima d'iniziare:

-La prima: ho detto in due parti perché la storia di Keltia, ovvero la terra abitata dai Celti secondo la mitologia, si suddivide fondamentalmente in due epoche dette Prima e Seconda età dell'Oro e per rendere la lettura meno pesante ho preferito dividerla in due post.
Se ne avrò la possibilità poi, ne aggiungerò anche un terzo per raccontare come tutto sia giunto fino a noi uomini moderni.
-La seconda: per non rubare spazio ai volumi storici e non diventare soporifera ho riassunto la storia a grandissimi passi e perciò, in caso di esame o di esigenze più approfondite, vi suggerisco di prepararvi su testi specifici riportanti date e luoghi di ogni singola battaglia oltre a quelle citate qui.

Inoltre, se questo è il primo post che leggete, vi suggerisco di fare ritorno al primo QUI in cui ritroverete altre info storiche e dal quale potrete ripartire nella lettura di tutti i post precedenti.
Ci tengo a dirlo per chiarezza, perché comunque nello scrivere questa serie di post ho seguito un certo filo logico ,che dovrebbe facilitare l'immersione in questo magico mondo, e sarebbe un peccato se tale filo andasse perduto.
E' poca cosa rispetto ai libri, certo, ma per me ha un senso "circolare" che vorrei tentare di restituire nella sua totalità.

Ed ora eccoci.
Buona lettura :)


















Fin dalla loro prima comparsa nell'Europa centrale ,quindi dalla nascita di quella che viene chiamata Prima Età dell'Oro e che idealmente inizia nel secondo millennio A.C., si racconta che i Celti fossero genti dal carattere caldo e facile alle zuffe, esattamente come riportato più volte nei fumetti dedicati al popolo dei Galli, ossia i Celti stanziati in Armorica.
Scommetto che molti di voi ricorderanno come al villaggio di Asterix scoppiassero baruffe legate al pesce venduto dal mercante Ordinalfabetix e di come ,nel giro di pochi minuti e per una sola parola, tutti gli abitanti si ritrovassero nella mischia per il solo gusto di sgranchirsi un po'.
Ecco, sebbene Uderzo abbia motivato la sua scelta pratica dicendo che :

«Dovevamo trovare un espediente per far azzuffare i Galli. Così creammo un pescivendolo, Ordinalfabetix. Inoltre, la sua barca è molto utile per far navigare i nostri eroi.» (Albert Uderzo, Le livre de Asterix le Gaulois, Ed. Albert René, 1999).

bisogna ammettere che ,in base alle cronache dei popoli "vicini" ,essi fossero veramente così e che quindi il soprannome di "barbari" avesse un qualche suo valore reale.
Ricordiamo infatti che questo popolo aveva usanze dal carattere molto "forte", come ad esempio tagliare e le teste dei nemici e conservarle appese in pubblico come monito e vanto, oppure usare gli animali a scopo divinatorio, ma in ogni caso si deve pensare a tutto questo tenendo a mente l'epoca in cui vivevano ed il fatto che pratiche simili fossero comuni anche ad altri popoli dello stesso momento storico.
Insomma, la visione generale della storia del mondo ,secondo me, aiuta sempre a riequilibrare parecchio quando si tratta "d'etichettare".














D'altro canto ,però, c'è anche da ricordare quanto i Celti fossero persone semplici e fortemente creative, amanti delle comodità e della bellezza artistica, nonché grandi produttori di formaggi, salumi e carni affumicate pregiate ,che scambiavano commercialmente con i popoli confinanti.
Si dedicavano poi all'agricoltura e all'allevamento e dovete sapere che spesso le baruffe avvenivano proprio per l'accaparramento del miglior bestiame possibile.
Inoltre, i Celti erano specializzati nella tintura dei tessuti, nella forgiatura di armi, nella decorazione dei gioielli ed in generale molto abili nell'artigianato .
I loro carri ,così come molti oggetti e preziosi in metallo, superavano di parecchio quelli dei paesi vicini ed erano largamente richiesti.



Quanto alla vita sociale, poi, pur avendo sperimentato una forma di vita urbana, c'è da ricordare che essi preferivano ritirarsi in fattorie isolate, spesso circondate da campi o pascoli ,per conservare la loro intimità di persone riservate, e ritrovarsi a godere solo a sprazzi della vita mondana, in occasione di feste o rituali sacri ben definiti.

















In sostanza, i Celti amavano la privacy delle proprie case nel proprio piccolo villaggio e ,a meno di saccheggi in cerca di oro o vino, di cui erano golosi, se ne stavano per i fatti propri.

Sinceramente devo dire che ho avuto modo di ritrovare tutto ciò anche oggi in Bretagna, una terra ricca di campagna ,cereali, pane, burro, pascoli, di attività manuali preziose come il taglio e l'incisione a mano della pietra ed anche di persone piuttosto riservate.
Anzi, a ben pensarci credo che queste caratteristiche risuonino un po' in tutte le terre che possiedono un'eredità celtica, non vi pare?

Ad ogni modo, i Celti erano anche un popolo forte e convinto dell'importanza e del valore della propria tradizione e così, quando lo Stato romano avanzò pretese di conquista sui loro territori ,con la volontà d'imporre la propria autorità religiosa, i druidi si opposero in maniera dura ed inflessibile, tentando in ogni modo di salvaguardare il proprio credo religioso.
















Fu così che Keltia iniziò a vivere una lunga serie di pesanti tribolazioni che nei secoli la portarono a combattere per la sopravvivenza ,con le unghie e con i denti, per difendere la propria unicità.

Gli scontri con i Romani furono aspri e ripetuti ed i Celti si dimostrarono più volte dei duri nemici da battere, anche se l'Impero riuscì ad allargarsi parecchio in tutta Europa coprendo la Gallia Cisalpina, la Spagna ed il sud est dell'attuale Francia e costringendo i Celti liberi a sottomettersi.

Ma all'esercito di Cesare non andò mai giù di essere stato sbaragliato più volte dai Celti e tanto meno sopportò la loro schiacciante vittoria sul fiume Allia, nel famoso 18 luglio del 390 A.C.
Così, ora che restavano da annettere la Gallia Transalpina e la Britannia, essi, capeggiati da Giulio Cesare, decisero di tentare un nuovo attacco.










Da lì altri e lunghi furono gli scontri fra i due e la disciplinata macchina bellica romana ,ben addestrata ed organizzata, riuscì infine nella sua impresa di repressione della resistenza celtica che ,seppur fiera ed appassionata, era intrisa d'individualismo e quindi meno preparata allo scontro.

Fu così che Cesare, nominato a Roma "protettore delle Gallie" perché visto dal suo popolo come pacificatore delle terre selvagge a settentrione, arrivò ad annettere all'impero quasi tutte le tribù celtiche, non risparmiando nessuno al suo passaggio e concludendo la sua vittoria sulla tenace Armorica con il triste genocidio dei Galli nel Golfo del Morbihan, nel 56 A.C.

Ora solo due terre mancavano alla conquista romana: la Britannia e l'Irlanda.
La prima, data la sua posizione oltre la Manica, avrebbe goduto di un secolo di respiro prima di cedere ai Romani ,dando in quel periodo grande e volenteroso rifugio ai Celti che scappavano dal Continente e diventando così la madrepatria spirituale della tradizione, un vero e proprio posto in cui nuovi druidi e bardi potevano formarsi salvando l'anima della cultura celtica.
La seconda, ancor più difficilmente raggiungibile per la sua collocazione geografica, avrebbe scampato ancora più a lungo gli attacchi dei conquistatori e sarebbe diventata solo in seguito, come vedremo meglio nel prossimo post, un secondo e grande rifugio spirituale.

Dei secoli in cui la Britannia diede asilo ai Celti in fuga si ricorda anche la triste e finale sconfitta che essi subirono al Forte di Alesia nel 52 A.C., quando i Romani lasciarono morire di fame tutta la tribù gallica asserragliata per poi catturarne il capo Vercingetorige e portarlo a Roma ,dove morì dopo sei anni di prigionia.












Con lui, ultimo Alto Re di Keltia, ebbe termine la ribellione dei Galli nei confronti dei Romani sul Continente.















Fu così che la Britannia, depredata delle sue vestigia celtiche e già provata dai ripetuti attacchi dell'esercito romano, si ritrovò da sola e debole contro i Sassoni provenienti dal Mare del Nord ,ma quando fu sul punto di soccombere nuovamente, verso la fine del V secolo D.C., qualcosa accadde e l'espansione sassone si bloccò di colpo restituendo nuovo respiro ai Celti.

Stando alle tradizioni di Galles ,Cornovaglia e Bretagna ,un nuovo e forte personaggio dall'animo celtico si fece infatti avanti in quel periodo ,battendosi senza risparmio in favore del suo popolo.

Si racconta che fosse il famoso Artù, valoroso leader ricordato da molti come il nuovo Alto Re, ideale di uomo saggio e buon governante ,che venne dall'Altromondo per salvare i Celti dall'estinzione.












Le leggende narrano che cento furono gli anni del suo regno in cui perdurò la pace e la magia tornò a fiorire, proprio a cavallo fra la Prima e la Seconda Età dell'Oro.

Certamente quella di Artù è una figura simbolica e per quanto sia probabile che una persona così abbia realmente risollevato le sorti celtiche in un dato momento storico, poiché ci sono fonti scritte che testimoniano della sua reale presenza in battaglia, non si può credere che essa abbia vissuto per cento anni.
Questo però non è importante perché quel che conta veramente è l'eredità spirituale lasciata dal Re e che ha permesso ai Celti di sollevare nuovamente la testa recuperando parte della propria unicità dopo un periodo di grande buio e devastazione.














Difatti, anche se la leggenda vuole Artù nato a Tintagel ,vissuto nel Regno di Camelot e portato in fin di vita dopo il suo lungo regno sull'eterna Isola di Avalon (per molti l'attuale Glastonbury) ,ciò che conta realmente è la forza che quest'uomo riuscì a trasmettere al popolo nei secoli a venire, dando vita a numerosi racconti leggendari come il famoso Ciclo Bretone scritto dal francese Chrétien de Troyes e permettendo alla magia della tradizione celtica di sopravvivere ancora nei secoli a venire.

















Ecco, oggi vi saluto qui e vi aspetto il prossimo sabato per raccontarvi dei bellissimi monasteri che nacquero in quel magico "periodo di mezzo" in cui il paganesimo celtico risorse e, fondendosi con il Primo Cristianesimo, diede vita a tesori preziosi come il Libro di Kells.

Un abbraccio e buon weekend!

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2 commenti:

  1. Ma...0 commenti? E il mio? E' sparito!
    Dunque, dicevo che...I celti moderni sono ancora così'! Vedi mio marito!
    E dicevo anche Tissina regalaci qualche post personale che ci manchi!
    So che in questo momento sei presissima, io lo sarò' da stasera perché' sto per ricevere i primi edits...sigh...dai ci godremo l'estate! Baci! Dani xxxx

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    1. Ciao Dani :)
      I post personali verranno a suo tempo, per ora devo chiudere queste consegne e non posso raccontare nulla riguardo al lavoro. Quanto al bio o al resto, appena ci sarà più calma scriverò anche di quelli. Adesso tirare i fili della tradizione celtica mi aiuta a mantenere l'equilibrio e la concentrazione fra lavoro e vita :) Bacio e buon lavoro a te xxxx

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ciao ! grazie per il tuo commento :)